Sicurezza&Privacy

Telecamere in classe contro bullismo e violenze sui minori? Cosa prevede il Ddl e il nodo privacy

L’introduzione delle telecamere in classe è sempre più richiesta da una parte dell’opinione pubblica, dopo i recenti episodi di bullismo a scuola e di frequenti casi di violenze su bimbi nei nidi. La videosorveglianza è prevista dal Ddl approvato solo alla Camera nella precedente legislatura. Gli ultimi pareri espressi dai Garanti Privacy e per l'Infanzia.

di Luigi Garofalo | @LuigiGarofalo |

Video registrati con lo smartphone portano di nuovo sotto i riflettori un fenomeno che si ripete ogni giorno nelle scuole. Gravi episodi sia nei confronti di coetanei sia aggressioni contro gli insegnanti, il tutto immortalato dai telefonini.
Lucca, Velletri, Pavia, Alessandria e Lecce le ultime città in cui a scuola si sono registrati questi tipi di violenze. Non solo bullismo. Di frequente nei Tg e su Internet vediamo, attoniti, anche casi di violenze sui bambini in asili nido. E mentre sullo schermo dei televisori o dei computer vengono trasmessi questi video choc, molti cittadini, soprattutto genitori, invocano la presenza delle telecamere nelle strutture in cui si lavora con i minori, con disabili e anziani.

Il disegno di legge che introdurrebbe le telecamere negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia

 Nella precedente legislatura sono stati presentati una decina di disegni di legge per introdurre la videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, nonché nelle strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazioni di disagio. Tutte queste proposte di legge sono state accorpate nel disegno di legge n.2574 approvato alla Camera dei deputati il 19 ottobre 2016 e trasmesso al Senato.

Nell’articolo 4 il Ddl prevede per gli asili nido, scuole dell’infanzia e strutture sociosanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità “l’introduzione sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, le cui immagini sono cifrate, al momento dell’acquisizione all’interno delle telecamere, con modalità atte a garantire la sicurezza dei dati trattati e la loro protezione da accessi abusivi”.

Inoltre il testo affida al Garante per la protezione dei dati personali la verifica preliminare dell’idoneità tecnica dei dispositivi adottati. Chi può accedere ai filmati? Solo l’autorità giudiziaria “in caso di una notizia di reato”. Le telecamere, prevede il Ddl, possono essere installate solo con l’assenso della rappresentanza sindacale e in mancanza di accordo con l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro. Infine gli utenti e il personale delle strutture hanno il diritto a una informativa sulla raccolta delle registrazioni dei sistemi di videosorveglianza, nonché sulle modalità e sulle condizioni per accedervi.

Videosorveglianza anche nella scuola secondaria?

Visto i frequenti episodi di bullismo nella scuola secondaria sarebbe opportuno estendere la proposta di installazione delle telecamere anche nelle classi delle medie e superiori. La presenza della videosorveglianza sarebbe un ottimo deterrente alle violenze e aggressioni sia nei confronti dei compagni di classe sia verso gli insegnanti. Al momento le uniche telecamere presenti in classe sono quelle degli smartphone, che a volte trasmettono anche in diretta su Facebook mentre l’insegnante tiene lezione (il video: “siamo al 2^ giorno di scuola e stiamo ignorando proprio la prof.”).

Ma le telecamere non sono la panacea dei problemi. Occorre investire sulla formazione del personale deputato all’educazione e all’assistenza di soggetti particolarmente vulnerabili e rivedere, in molti casi, i modelli educativi genitoriali.

 

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Telecamere a scuola, i pareri dei Garanti per l’infanzia e Privacy

Sono stati espressi nel 2016 gli ultimi pareri in Parlamento dal Garante per l’infanzia e dal Garante Privacy proprio sul disegno di legge in questione.

Il Garante per l’infanzia, Filomena Albano, durante l’audizione del 27 luglio 2016 presso le Commissioni riunite Affari costituzionali e lavoro della Camera, si è detta a favore della videosorveglianza, ma “con telecamere a circuito chiuso accessibili solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria e in presenza di una segnalazione. Fondamentale però, è intervenire sulla prevenzione, con la formazione di qualità degli educatori, ha concluso Albano.

Il Garante per la privacy, Antonello Soro, è stato audito lo stesso giorno dalle Commissioni riunite e poi anche il 22 novembre 2016 dalla Commissione Lavoro proprio sul testo del disegno di legge n. 2574

Il parere espresso da Soro è iniziato da questo assunto: “La tecnologia e le telecamere non risolvono tutti i problemi”. Tuttavia il Garante Privacy ha aggiunto che “… la finalità, perseguita dalla videosorveglianza, di tutela di soggetti caratterizzati da particolare fragilità e di agevolazione della ricostruzione probatoria in caso di procedimenti volti ad accertare reati commessi negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e disabili, a carattere residenziale, semiresidenziale o diurno, è in via generale lecita…”.

Per cui il Garante Privacy ritiene “fondata” l’utilizzo della videosorveglianza per l’esigenza di tutela dei bambini (in particolare in età di nido) e per agevolare la ricostruzione probatoria rispetto a reati commessi nei confronti dei minori.

Infine del disegno di legge l’Autorità per la protezione dei dati personali critica la legittimazione dell’impiego delle telecamere (no webcam) in modo sistematico e generalizzato quando la tutela dei soggetti fragili può avvenire efficacemente anche con mezzi meno invasivi.

In sostanza per l’Authority le registrazioni sono ammesse soltanto in presenza di fattori di rischio specifici per l’incolumità dei bambini, perché, ha concluso nell’audizione del 22 novembre 2016, “la tecnica non potrà mai sostituire ‘l’uomo’, nessuna telecamera potrà mai sopperire a carenze insite nella scelta e nella formazione del personale deputato all’educazione e all’assistenza di soggetti particolarmente vulnerabili. In questo senso, sono certamente da condividere le norme del disegno di legge approvato alla Camera ad investire sulla formazione degli operatori, ad introdurre sistemi di controlli più articolati ed efficaci che coinvolgano attivamente il personale tutto e, se del caso, le famiglie stesse senza comprometterne il rapporto fiduciario”.

 

La delicata questione adesso è nelle mani del nuovo Parlamento.

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