Italia vs Svizzera

Svizzera, perché il 71% ha votato ‘No’ all’abolizione del canone della tv pubblica (Costa 390 euro l’anno)

Ieri, sette svizzeri su dieci hanno votato contro l’abolizione del canone della tv pubblica (il più costoso d’Europa). Perché? Avrebbe danneggiato la qualità e la pluralità dei media, favorendo l'espansione sul mercato di gruppi stranieri; per salvare 6mila lavoratori e per evitare la chiusura dell’emittente RSI, che trasmette in italiano.

di Luigi Garofalo | @LuigiGarofalo |

Ieri è stata una giornata elettorale anche in Svizzera, dove gli elettori sono stati chiamati alle urne dal referendum, promosso dalla destra elvetica, per abolire il canone pagato per il servizio radio-televisivo pubblico, fornito dalla SSR, un’azienda privata, come la Rai, con 6mila collaboratori. Agli occhi di noi italiani, a sorpresa, ha vinto il ‘No’. Il 71,6% dei votanti ha votato per la non cancellazione del canone tv, più di sette svizzeri su dieci è ben felice di continuare a pagare il canone televisivo più alto d’Europa, pari a 451 franchi svizzeri (390 euro). Il 75% di queste entrate va alla SSR, che attraverso le sue quattro emittenti (RSI, RTR, RTS, SRF) sviluppa e diffonde contenuti radiotelevisivi nelle regioni linguistiche della Svizzera in italiano, francese, tedesco, e lingua romanda, mentre SWI swissinfo.ch pubblica online contenuti giornalistici per l’estero. L’emittente più a rischio, qualora avesse vinto al referendum, sarebbe stata la RSI, la Radio-Tv Svizzera che trasmette in italiano. Infatti contro l’iniziativa “No Billag”, dal nome della società che ha l’incarico di riscuotere il canone fino al 2018, si erano schierate tutte le associazioni italiane in Svizzera, quelle degli svizzeri all’estero oltre al Forum per l’italiano in Svizzera.

 

In Svizzera dall’anno prossimo il canone costerà di meno

La maggioranza degli svizzeri, che ha votato a favore del canone per vedere la tv pubblica, sapeva già che dall’altro prossimo l’imposta sarà di 86 franchi in meno. Infatti dal sito di SSR si legge che: “Dal 1^ gennaio 2019 il canone radiotelevisivo sarà riscosso presso le economie domestiche e le imprese. Il nuovo canone indipendente dall’apparecchio rimpiazza l’attuale canone di ricezione che terminerà a fine 2018. Il canone radiotelevisivo ammonta a 365 franchi all’anno per ogni economia domestica, mentre un’impresa con una cifra d’affari annua di oltre 500mila franchi paga tra i 365 e i 35590 franchi all’anno, a seconda della propria cifra d’affari”.

 

 

Italia, il referendum del ’95, ‘tradito’ dal Parlamento: 54,9% Sì alla privatizzazione della Rai

 

In Italia l’11 giugno ‘95 si è votato per la privatizzazione della Rai. I Sì hanno ottenuto 54,9%. Lo scopo, secondo i Radicali promotori del quesito referendario, “era svincolare la Rai dal controllo parlamentare, che di fatto si sostituisce a quello dell’Iri, l’azionista unico”. Il Parlamento poi ha approvato una legge sui criteri di scelta del Cda Rai, ma mai ha approvato una legge per privatizzarla.

 

Negli ultimi anni il canone Tv è stato oggetto di modifiche da parte dei Governi Renzi e poi Gentiloni. L’imposta è stata inserita nella fattura dell’energia elettrica e l’importo è sceso in due anni da 110 euro a 90 euro.

Il 19 febbraio scorso Paolo Gentiloni ha annunciato nuove esenzioni all’imposta. Non la paga chi ha un reddito fino a 8.000 euro (dai 6.713,98 precedenti), limitatamente a coloro che abbiano compiuto 75 anni. La cifra precisa dei nuovi nuclei familiari interessati è di 232.571, che si aggiungono ai 115.500 che già non pagavano il canone.

 

Per saperne di più su: RAI

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