Il Rapporto

Sviluppo sostenibile e innovazione, il punto sugli obiettivi dell’Agenda 2030 in Italia

Pubblicato il Rapporto “SDGs 2018. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia. Prime analisi”, che propone un aggiornamento e un ampliamento degli indicatori diffusi per il monitoraggio degli obiettivi dello sviluppo sostenibile, insieme a un’analisi del loro andamento tendenziale per il nostro Paese.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

Nel 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 (Transforming our

world: the 2030 Agenda for Sustainable Development) che delinea a livello mondiale le direttrici delle attività dei successivi 15 anni, con lo scopo di porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e assicurare prosperità a tutti.

 

Il documento, composto da 17 obiettivi (Sustainable Development Goals – SDGs), declinati in 169 target, che fanno riferimento a diversi domini dello sviluppo sociale ed economico, è il risultato di un processo preparatorio avviato in occasione della Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile che si è svolta a Rio de Janeiro nel 2012.

 

L’Istat, che ha il compito di monitoraggio l’avanzamento dell’Agenda 2030 nel nostro Paese, ha pubblicato stamattina il Rapporto “SDGs 2018. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia. Prime analisi, che propone un aggiornamento e un ampliamento dei nuovi indicatori stabiliti dalla Commissione statistica delle Nazioni Unite per il monitoraggio degli obiettivi dello sviluppo sostenibile.

In generale, i 17 obiettivi (Sustainable Development Goals, o SDG) sono: porre fine a ogni forma di povertà, porre fine alla fame e raggiungere la sicurezza alimentare, salute e benessere, educazione di qualità, uguaglianza di genere, acqua potabile e sicura per tutti, assicurare l’accesso all’energia, crescita economica inclusiva e sostenibile, infrastrutture resilienti ed efficienti, ridurre le disuguaglianze, migliorare la qualità della vita in città, modelli sostenibili di produzione e consumo, misure per affrontare i cambiamenti climatici, conservare gli oceani e i mari, proteggere l’ecosistema terrestre, promuovere la giustizia per una società più pacifica e inclusiva, rafforzare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

 

Sviluppo sostenibile in Italia, risultati raggiunti e principali tendenze Entrando nel merito di quanto fatto dal nostro Paese finora, vediamo che in termini di energia sostenibile, ad esempio, negli ultimi dieci anni la quota di consumo di energia da fonti rinnovabili ha registrato in Italia un incremento considerevole, consentendo il raggiungimento dell’obiettivo nazionale al 2020 (17%), sin dal 2014.

 

Gli anni tra il 2013 e il 2015, però, si caratterizzano per un rallentamento nella crescita, mentre per il 2016 la quota di consumo da rinnovabili registra un lievissimo calo, attestandosi al 17,4%. In Italia, il contributo delle fonti rinnovabili alla produzione di energia elettrica è cresciuto rapidamente nel corso del tempo, dal 13,8% del 2005 al 37,3% del 2014. Gli ultimi due anni segnano invece un’inversione di tendenza: la percentuale di consumi di energia elettrica coperti da fonti rinnovabili diminuisce fino a raggiungere il 33,1% nel 2016.

 

Per quanto riguarda l’industria, l’innovazione e le infrastrutture, invece, l’intensità di emissione di CO2 sul valore aggiunto diminuisce negli ultimi dieci anni. L’Italia è tra i paesi europei a minore intensità di emissioni di anidride carbonica.

Nel periodo 1995-2015 le emissioni di gas serra sono diminuite di quasi 20 punti percentuali. La riduzione si è verificata a partire dal 2004, in coincidenza anche con i minori consumi conseguenti alla crisi economica.

In città Il livello di inquinamento atmosferico da particolato è diminuito nel tempo, pur rimanendo ancora troppo alto. Nell’ultimo anno, anche a causa delle condizioni atmosferiche, si è registrato un nuovo innalzamento dei valori.

Con un valore di 7,3 tonnellate pro capite, l’Italia si posiziona al di sotto della media europea per le emissioni di gas serra, pari a 8,8. Nel 2015, il 76,1% delle emissioni è generato dalle attività produttive e la restante parte (23,9%) dalla componente famiglie.

Tra le attività produttive, nel 2015 i settori del manifatturiero (30,1%), della produzione di energia (28,3%) e dei trasporti (14%) sono responsabili di quasi il 75% delle emissioni.

 

Nel corso degli ultimi otto anni è cresciuta notevolmente, fino a superare il 70%, la percentuale di famiglie che accedono a internet tramite connessione a banda larga. Tuttavia, la variabilità territoriale è ancora elevata.

Nel 2017, la quota di individui che utilizzano Internet ha raggiunto il 63%. I divari digitali, connessi soprattutto a fattori generazionali, sono pero rilevanti.

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