La Premier League cita in giudizio Cloudflare per reprimere lo streaming pirata delle partite di calcio
La Premier League, uno dei campionati di calcio più seguiti e redditizi al mondo, ha avviato una nuova e significativa azione giudiziaria negli Stati Uniti contro Cloudflare per contrastare il fenomeno dello streaming illegale delle partite.
L’obiettivo è colpire alla radice l’ecosistema della pirateria audiovisiva online, che continua a erodere miliardi di euro di ricavi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi.
L’iniziativa legale coinvolge uno dei principali provider globali di servizi di rete e Content Delivery Network (CDN), utilizzato anche (seppur indirettamente) da numerosi siti di streaming illegale.
Sono decine i siti di cui si chiede la chiusura. Questi alcuni dei nomi di dominio in lista: da antenasport.org a bingsport.site, da livesports088.com (reindirizza a keelalive52.com) a ronaldo7.me (reindirizza a streameasthd.com).
In Italia, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha sanzionato Cloudflare per violazione della legge sulla pirateria audiovisiva, con una multa di 14 milioni di euro.
In particolare, era stato chiesto alla Società, in quanto fornitore di servizi della società dell’informazione coinvolto nell’accessibilità di contenuti diffusi illecitamente, di provvedere alla disabilitazione della risoluzione DNS dei nomi di dominio e dell’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi IP segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield, o comunque di adottare le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente.
Il ricorso al tribunale federale della California
All’inizio di gennaio, la Premier League ha presentato una richiesta formale presso la U.S. District Court for the Central District of California, chiedendo l’emissione di una DMCA subpoena (Digital Millennium Copyright Act). Si tratta di uno strumento legale che consente ai titolari dei diritti d’autore di ottenere informazioni identificative su presunti soggetti responsabili di violazioni del copyright.
Per cercare di costringere Cloudflare a fornire dati utili a identificare gli operatori dei siti pirata, assistita nel procedimento dallo studio legale statunitense Hagan Noll & Boyle, la Premier League ha indicato decine di domini e “access points” coinvolti nella trasmissione non autorizzata di partite di calcio.
Non molto tempo fa, a luglio 2025, Cloudflare aveva dimostrato una maggiore attenzione al problema della pirateria audiovisiva e dello streaming illegale, avviando una proficua collaborazione con la Motion Picture Association (MPA) per l’individuazione e il bocco di centinaia di siti pirata.
Cosa chiede la Premier League a Cloudflare
Secondo la documentazione depositata in tribunale e diffusa da torrentfreak.com, la a massima serie del campionato inglese di calcio chiede che Cloudflare fornisca:
- nomi e cognomi degli intestatari degli account
- indirizzi fisici
- indirizzi IP
- numeri di telefono
- indirizzi email
- informazioni di pagamento
- cronologia e aggiornamenti degli account
La richiesta non si limita quindi ai dati anagrafici di base, ma punta anche a ricostruire eventuali tracce finanziarie, considerate fondamentali per smascherare organizzazioni che operano in modo strutturato e transnazionale.
La subpoena, al momento, non è ancora stata formalmente approvata dal giudice, ma rappresenta un passaggio chiave nella strategia antipirateria della lega inglese.
Anche la Liga spagnola contro Cloudflare
Il presidente de La Liga spagnola Javier Tebas ha dichiarato all’Associated Press che Cloudflare è un’organizzazione “pienamente consapevole” che “una quota significativa della pirateria audiovisiva sportiva si basa sulla sua infrastruttura e, nonostante questa consapevolezza, continua a proteggere e monetizzare tale attività, come riconosciuto dai tribunali di molteplici giurisdizioni”.
Tebas ha affermato che solo in Spagna, oltre il 35% della pirateria dei contenuti della Liga continua a essere distribuita tramite Cloudflare e questo nonostante migliaia di notifiche formali e azioni giudiziarie di controllo e contrasto eseguite nel tempo dai proprietari dei diritti.
Il ruolo della piattaforma: infrastruttura neutrale, ma centrale
Cloudflare non ospita direttamente contenuti pirata, ma fornisce servizi di protezione DDoS, caching e CDN, che hanno l’effetto di mascherare l’infrastruttura di hosting reale dei siti web. Questo rende più difficile per i titolari dei diritti individuare i server e i responsabili delle violazioni.
In caso di segnalazioni formali, Cloudflare può collaborare rivelando l’hosting provider sottostante, ma per ottenere dati più sensibili sugli utenti è necessario un ordine del tribunale, come nel caso della DMCA subpoena richiesta dalla Premier League.
Streaming illegale: come funziona il sistema e quali danni causa all’industria sportiva
Gli atti giudiziari descrivono nel dettaglio il funzionamento tecnico dei siti di streaming pirata, che spesso utilizzano diversi strumenti tra cui catene di reindirizzamento tra più domini (ad esempio da dooball345.com a dooball345s.com fino a dooball345x.com), link CDN univoci, token e session ID temporanei.
Queste tecniche consentono di distribuire flussi live a milioni di utenti in tutto il mondo, rendendo estremamente complessa l’attività di contrasto.
Tra le partite trasmesse illegalmente denunciate dall’associazione britannica figurano incontri di alto profilo come Brentford–Leeds United, Crystal Palace–Manchester City e Nottingham Forest–Tottenham Hotspur.
La Premier League genera miliardi di sterline all’anno dalla vendita dei diritti di trasmissione televisiva, una cifra senza eguali nel panorama calcistico mondiale. La pirateria audiovisiva rappresenta oggi la principale minaccia economica per questo modello di business, più ancora della concorrenza di altri campionati.
Negli ultimi anni, la lega inglese ha promosso ordini di blocco dei siti pirata in diversi Paesi, azioni civili e penali contro operatori di IPTV illegali, collaborazioni con autorità giudiziarie e forze dell’ordine, che in alcuni casi hanno portato a condanne detentive.
L’azione contro Cloudflare si inserisce in questa strategia globale e mira a colpire non solo i siti visibili, ma l’intera filiera tecnica ed economica della pirateria.
Un precedente importante per il diritto d’autore online
Se il tribunale dovesse autorizzare la DMCA subpoena, il caso potrebbe costituire un precedente rilevante per la tutela del copyright nell’era dello streaming. L’accesso a dati di pagamento e cronologie degli account potrebbe infatti aprire la strada a azioni legali più efficaci contro reti organizzate di streaming illegale.
Resta tuttavia l’incognita sull’effettiva qualità dei dati forniti: molti operatori pirata utilizzano identità false o informazioni di copertura. Ma per la Premier League, ogni passo avanti nella tracciabilità rappresenta un vantaggio strategico.
Sempre nel nostro Paese, nel 2024, il Tribunale di Milano ha imposto a Cloudflare di cessare la fornitura di servizi ai siti pirata identificati dalla Lega Serie A e di adottare misure tecnologiche per contrastare la diffusione di contenuti illeciti.
Secondo il Tribunale, Cloudflare ha fornito strumenti che hanno contribuito causalmente alle violazioni dei diritti d’autore. Attraverso i suoi servizi di reverse proxy, open DNS e VPN, i siti pirata sono stati in grado di aggirare i blocchi imposti dall’AGCOM tramite il sistema Piracy Shield.
