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Stati Generali dell’Innovazione, manifesto contro la Guerra in Ucraina. “Non possiamo tacere”

Stati Generali dell’Innovazione ha tra i suoi scopi sociali il miglioramento delle Istituzioni e dell’inclusione sociale, con progressivo accesso universale alle innovazioni sociali offerte dalla trasformazione digitale per il progresso socio-economico sostenibile delle popolazioni.

Non a caso il termine sociale appare più volte, implicitamente richiamando e dando per scontati e acquisiti quei prerequisiti di Civiltà, Equità, Libertà e Giustizia che sono alla base del vivere civile e del progresso socio-economico dei Popoli.

Riteniamo quindi di NON poter rimanere in silenzio di fronte all’aggressione all’Ucraina. Qualunque opinione si abbia su possibili responsabilità, errori, omissioni, … del c.d. ”Occidente” nel porre le premesse per l’intervento militare Russo, NULLA può giustificare una aggressione armata, l’invasione di un territorio sovrano, e la volontà di ripristinare in Europa una divisione in zone di influenza pre-muro di Berlino. Ci si vuole riportare indietro di molti decenni, ai tempi della “cortina di ferro”, con occupazioni basate sull’uso della forza che non possono far parte della nostra Civiltà.

È quindi una lotta di Civiltà contro la Barbarie!

È una lotta di Verità contro la Disinformazione e la Manipolazione del Consenso!

È una lotta di Democrazia contro le Autocrazie e le Dittature!

È una lotta di Libertà e Giustizia contro la Paura!

Non a caso, nel discorso sullo Stato dell’Unione del 6 gennaio 1941, Franklin Delano Roosevelt inserì tra le ‘sue’ quattro libertà di cui “ogni persona nel mondo dovrebbe godere” per una società, pacifica, giusta ed inclusiva, la libertà dalla paura. Pensiamo a dover vivere ogni singolo istante del giorno e della notte con la costante paura di essere bombardati! Lamentiamoci pure delle nostre città e cerchiamo di migliorarne servizi e prestazioni, ma non dimentichiamo quanto siamo privilegiati per essere nati qui e non lì.

E cosa abbiamo fatto noi, che merito abbiamo per essere nati qui e non lì? Non dovremmo essere più tolleranti ed accoglienti – anche solo come approccio mentale e di linguaggio, per iniziare – e considerare che i nazionalismi esasperati sono sempre stati storicamente le cause di conflitti tragici e dolorosissimi? “Prima gli … ” (riempire a piacere i puntini con il popolo di riferimento, il risultato non cambia) è una locuzione da sempre foriera di disgrazie storiche — c’è sempre qualcuno prima di qualche altro.

Siamo incondizionatamente per la libera autodeterminazione dei popoli. Il popolo Ucraino sta sopportando un prezzo enorme e intollerabile in una Società Civile di cui con orgoglio ci sentiamo di far parte, e vogliamo far sentire anche la nostra voce affinché siano utilizzati TUTTI gli strumenti possibili per fermare le ostilità – evitando inaccettabili equidistanze “né con … né con …”. Vogliamo che siano evitati gli errori dell’accordo di Monaco 1938, che con un malinteso pacifismo di fatto autorizzò le mire espansionistiche di Hitler e aprì la strada      alla 2a Guerra Mondiale. Come in Mein Kampf, sono anni che Putin va predicando (e attuando) il suo disprezzo per i valori democratici su cui si basa la nostra Società. Cerchiamo di non dimenticare altre analogie della Storia: “chi non la conosce, è condannato a riviverla”.

Grazie al coraggio e alla bravura dei corrispondenti di guerra (spesso freelance, senza la copertura protettiva delle grandi testate) siamo in grado di vedere le cose nella loro tragica realtà e non confusi dalle fake news della propaganda. A loro, al personale medico-sanitario e ai volontari che cercano di dare una mano per curare ed assistere residenti e in fuga dalla guerra, va il nostro plauso riconoscente.

I bombardamenti indiscriminati su centri residenziali, ospedali, civili in fuga, l’uso di bombe a grappolo e termo-bariche, … sono pratiche bandite dalle Convenzioni Internazionali, e i responsabili andranno deferiti al Tribunale de L’Aja per i Crimini di Guerra.

La guerra in Ucraina non è solo una questione di sicurezza europea. Le azioni della Russia calpestano (almeno) due principi alla base della Carta delle Nazioni Unite: (i) l’uguaglianza sovrana dei suoi Stati membri e (ii) il divieto di minaccia o uso della forza nelle relazioni internazionali. Qualsiasi sia l’esito della tragica vicenda, occorre pertanto espellere irreversibilmente dalla Società Civile i vertici governativi Russi e i loro fiancheggiatori, che si sono macchiati di tali orrendi misfatti. Chiediamo che, oltre a punizioni esemplari, non siano mai più ammessi ai consessi delle Nazioni Civili, che rifiutano la risoluzione delle controversie attraverso l’uso indiscriminato e senza scrupoli della forza militare.

È pertanto fondamentale che tutti contribuiamo come possiamo ad aiutare il popolo Ucraino, sia con opere di assistenza e ospitalità diretta ove possibile, sia con aiuti finanziari attraverso le Organizzazioni preposte certificate.

La difesa dei Principî e dei Valori ha un costo. Dobbiamo quindi mettere in conto e abituarci ad un regime di “austerità” energetica e di materie prime, che avranno un impatto pesante anche su di noi, oltre che sul popolo Russo, cui va peraltro la nostra solidarietà morale. Esso è mantenuto in condizione di brutale repressione del dissenso, neutralizzazione e soppressione fisica di giornalisti e oppositori, utilizzo di ragazzi inconsapevoli coscritti di leva in operazioni belliche, e sottoposto a sanzioni a causa del proprio Governo, che ancora gode di un ampio consenso anche per via della pervasiva “disinformatia” di Regime – peraltro supportata dai settori più tradizionalisti delle comunità religiose locali.

Invitiamo chiunque condivida le considerazioni ed esortazioni qui riportate ad aderire e diffonderle presso le proprie Reti, Media e quant’altro utile a contribuire al cessate il fuoco, all’affermarsi della diplomazia e al ristabilimento della pace tra i belligeranti.

Post Scriptum

Ci aspettiamo di conoscere come verranno gestite nel futuro le sanzioni attualmente applicate alla Russia dal Consiglio dell’Unione Europea, di cui occorrerebbe ripensare l’unanimità richiesta nelle decisioni strategiche. Anche più rilevante, occorrerebbe attivare una riflessione operativa sulla riforma delle regole di funzionamento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Il giorno dopo l’inizio delle ostilità, la Russia ha posto il veto sulla risoluzione che condannava la Russia stessa per l’invasione dell’Ucraina. Ma dopo 77 anni dalla fine della 2a Guerra Mondiale è ancora tollerabile che uno dei “Grandi” possa impedire al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di intervenire su violazioni evidenti che calpestano criminalmente gli stessi principî di convivenza civile su cui si basa l’ONU stessa?

L’ONU è l’unica che potrebbe intervenire in difesa di Paesi oppressi (non membri NATO), e come si fa se gli attaccanti possono porre il veto a risoluzioni che li obblighino a desistere? Ad esempio, il rappresentante permanente del Kenya al Consiglio di Sicurezza del 21 febbraio u.s. ha tracciato parallelismi tra la difficile situazione dell’Ucraina e la “dominazione e oppressione” affrontate dagli Stati Africani dalle potenze coloniali.

Nessuna possibilità di difendere popolazioni inermi?

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