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SosTech. Ossessione smart speaker, un mercato in crescita

Amazon Echo, Google Home, Homepod: ecco gli smart speaker, assoluti dominatori del momento – e protagonisti, non c’è da dubitarne, sia del prossimo Black Friday che della stagione dello shopping natalizio.

di Giordano Rodda |

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

Chissà quanti avrebbero pensato, qualche anno fa, che le sembianze dell’intelligenza artificiale – almeno per quanto riguarda la sua applicazione più concreta nella vita di tutti i giorni, cioè a casa nostra – sarebbero state quelle di un cilindro vagamente somigliante a un cestino della spazzatura. Amazon Echo, Google Home, Homepod: naturalmente ci sono differenze più o meno leggere nel design e nelle dimensioni, ma gli smart speaker, assoluti dominatori del momento – e protagonisti, non c’è da dubitarne, sia del prossimo Black Friday che della stagione dello shopping natalizio – hanno un form factor comune, a metà strada tra l’essenzialità (non spiccano mai troppo), la funzionalità (devono percepire la voce del loro padrone a 360° gradi e il design (sono comunque gradevoli, o perlomeno non troppo improponibili anche in un salotto elegante).

 

Di certo, tra domotica avanzata e preoccupazioni per la privacy, gli “altoparlanti intelligenti” sono destinati a essere una presenza costante nelle nostre case, nonché una delle tecnologie che più ha ereditato dai film e dai romanzi di fantascienza. I visionari del passato hanno avuto ragione, anche se probabilmente non si immaginavano che una delle funzionalità più richieste alle AI fosse quella di raccontare barzellette e far dire cose buffe ad Alexa, Siri o Cortana.

 

 

La voce digitale ma umana

Il fatto che tante ore degli sviluppatori siano state spese a far sì che gli assistenti digitali riconoscessero le citazioni di “Amici miei” o sapessero benissimo che la risposta è 42 non sono in realtà buttate, né la dimostrazione del senso dell’umorismo degli ingegneri. Rendere il più “umano” possibile un assistente digitale è fondamentale per vincere le nostre ultime remore, tenendo conto che scegliamo di metterci in casa un oggetto che ascolta 24 ore su 24 le nostre conversazioni, e che qualcosa può sempre andare storto (qualche mese fa un dispositivo Echo ha inviato a un contatto della rubrica di una coppia la registrazione di una conversazione privata tra i due, per una serie di coincidenze).

La psicologia ha una parte non indifferente nella scelta delle strategie per le intelligenti virtuali; ad esempio, pare che (anche se la tendenza sta cambiando) ci sia una leggera preferenza per le voci con le tonalità maschili, tanto che Apple ha “abbassato” il timbro di Siri del 21% per renderlo più rassicurante per la media degli utenti. Man mano che gli smart speaker ci potranno parlare con una voce il meno robotica possibile, magari capaci anche di inflessioni ironiche o divertite, allenteremo le nostre difese.

 

Un settore in piena crescita

Va comunque detto che i dubbi e le perplessità sono sempre minori: secondo un report di Strategy Analytics, infatti, il settore degli smart speaker nel terzo trimestre del 2018 ha mostrato un aumento di quasi 200% rispetto al periodo precedente, per un totale di 22,7 milioni di assistenti vocali. Da notare che la metrica non tiene ancora conto dell’ingresso dei prodotti Amazon Echo in vari mercati del mondo, tra cui proprio l’Italia, che solo da qualche settimana ha la possibilità di ordinare i prodotti con Alexa per la propria casa.

I motivi per il successo degli smart speaker fanno ricercati anche nella convenienza delle attuali offerte in fibra ottica (su SosTariffe.it potete trovare le occasioni più interessanti del momento), con banda sufficiente non solo per mantenere sempre connesso senza rallentamenti l’assistente digitale ma anche per tutti i vari prodotti di domotica, dalle prese intelligenti ai termostati che imparano le nostre preferenze in fatto di riscaldamento. In più, anche gli stessi smart speaker ormai costano molto poco, tanto che con poche decine di euro è possibile portarsi a casa i più economici tra i prodotti Alexa. Da non dimenticare inoltre che anche la fascia “premium” può essere tranquillamente coperta: per esempio uno degli altoparlanti per la riproduzione della musica più apprezzati, il Sonos One, ha il supporto per l’assistente digitale di Amazon senza sacrificare nulla della sua qualità sonora.

 

 

Ancora una volta attenzione alla Cina

Ma chi è che comanda in questo mercato? Anche se Amazon investe in maniera evidente e ha aumentato le vendite di un più che rispettabile 45%, l’azienda di Bezos ha visto praticamente dimezzata la sua quota di mercato (dal 64,9% al 31,6%), a fronte di un autentico boom di Google Home (+174% rispetto al 2017 in quanto a unità vendute) ma anche, un po’ come accade nel mondo degli smartphone, per la concorrenza dei prodotti cinesi, in particolare a marchio Xiaomi, Alibaba e Baidu: tra tutte e tre, la quota di mercato si avvicina ormai al 20%. Apple, infine, ha appena esordito in questo settore e nell’ultimo trimestre registrato ha venduto un totale di 1,1 milioni dei suoi HomePod.

 

Anche il Rapporto sul Digitale appena pubblicato dal Centro Economia Digitale si sofferma sul fenomeno degli smart speaker, mostrando come negli USA siano già più del 20% gli utilizzatori di altoparlanti intelligenti. Particolarmente interessante la rilevazione dei compiti che vengono affidati dai proprietari ai loro smart speaker negli Stati Uniti: 60% di domande generali, seguite dal meteo (57%), dalle richieste di riprodurre brani musicali (il 54%), dall’impostazione di timer e allarmi vari (il 41%) o promemoria e liste di cose da fare (39%). La classifica prosegue con le funzionalità di calendario (27%), la domotica (ferma ancora al 27%, malgrado sia uno dei “selling points” sicuramente più interessanti), la lettura di notizie (22%), la possibilità di trovare aziende locali (16%). Chiudono la lista i giochi (14%) e, di grande interesse per quanto riguarda le potenzialità di business di questi apparecchi, l’ordinazione di prodotti (11%) o di cibo e servizi (8%).

 

E visto che uno dei grandi crucci dell’intelligenza artificiale allo stato attuale è quello di far capire ai dispositivi quello che stiamo dicendo, chi se la cava meglio? Con un campione di 782 domande dirette ai vari tipi di smart speaker e divise a seconda dell’argomento (geolocalizzazione, acquisti, navigazione, informazioni e comandi), alla fine a spuntarla è stata Google Assistant (addirittura al 98% di domande comprese nella navigazione); Siri se la cava bene negli acquisti e nella geolocalizzazione ma non nella navigazione, mentre Cortana non è ancora pronta per lo shopping ma, così come Alexa, si comporta bene per quanto riguarda le informazioni e la comprensione dei comandi.

 

Fonti

http://www.centroeconomiadigitale.com/wp-content/uploads/2018/11/CED-Rapporto-sul-DIGITALE-2018.pdf

https://www.strategyanalytics.com/access-services/devices/connected-home/smart-speakers/about-smart-speakers

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