Smart speaker

Sos Tech. Alexa fa il pieno sotto l’albero

Echo gadget più venduto a Natale tanto che la mattina del 25 dicembre il servizio è stato momentaneamente non disponibile per un paio d’ore, man mano che i pacchetti venivano scartati e gli utenti tentavano di connettere i loro nuovi dispositivi.

di Giordano Rodda |

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

Alexa, buongiorno. Alexa, buonanotte. Alexa, accendi le luci del bagno. Alexa, leggimi il mio report giornaliero. Alexa. Il nome che è stato più invocato nelle festività natalizie del 2018 e nei primi giorni del 2019 è senza dubbio quello dell’assistente virtuale di Amazon, non solo in Italia – dove i dispositivi come Echo, Echo Plus, Echo Dot e così via sono arrivati da poche settimane – ma in tutto il mondo. Complice una politica di prezzo davvero aggressiva (per quasi tutto il mese scorso Echo Dot, il cui cartellino di norma ammonta una sessantina di euro, poteva essere acquistato a 29,99 euro), gli speaker di Jeff Bezos hanno fatto il loro ingresso nelle case e hanno mostrato le potenzialità della domotica. Forse non convincendo in pieno gli scettici ma incuriosendo parecchio chi non è contrario all’automazione casalinga (e non ha troppe remore riguardo alla privacy dei suoi dati e delle sue conversazioni) e fino a poco tempo fa riteneva si trattasse di un universo complicato e con insormontabili barriere all’entrata. Invece, gli scatolotti rotondi che hanno trovato rapidamente posto su scaffali e comodini vengono configurati con pochi gesti, si collegano senza difficoltà alla rete in fibra ottica o ADSL della casa (su SosTariffe.it trovate sempre le offerte più convenienti attualmente a disposizione) e sono pronti a offrire i loro servizi agli utenti. Milioni di utenti. E non è un caso che la richiesta più frequente in questi giorni sia stata proprio “Alexa, accendi le luci dell’albero di Natale”.

 

Il vero successo sotto l’albero

Con toni giustamente soddisfatti – anche perché nel frattempo Amazon è diventata la società più capitalizzata al mondo, primato che nei mesi scorsi era stato appannaggio di Apple, colpita di recente, come Samsung, dalla stagnazione del mercato smartphone – il gruppo di Seattle ha celebrato il suo eccezionale Natale. “In questa stagione natalizia, nostri clienti hanno acquistato milioni di apparecchi Amazon in più rispetto all’anno scorso, e decine di milioni di persone in tutto il mondo hanno iniziato la prova di Amazon Prime o cominciato a pagare l’iscrizione”. Rispetto alla scorsa stagione, Alexa ha segnalato un numero di reminder otto volte superiore, ha regolato più di cento milioni di timer (per il cappone in forno? di certo, le richieste di ricette sono state il triplo dell’anno scorso) e ha aiutato a preparare correttamente centinaia di migliaia di cocktail, in primo luogo l’ormai onnipresente Moscow Mule e l’eggnog o latte di gallina.

Il successo di Alexa è stato tale che la mattina di Natale il servizio è stato momentaneamente non disponibile per un paio d’ore, man mano che i pacchetti venivano scartati e gli utenti tentavano di connettere i loro nuovi dispositivi.

Negli Stati Uniti, è il terzo anno in cui l’Echo Dot è il dispositivo più venduto durante le festività, e da quest’anno è disponibile in molti altri Stati, oltre all’Italia, come la Francia, l’Australia, il Messico, la Nuova Zelanda e la Spagna.

 

Un mercato dominato

I dati sono stati da record anche per quanto riguarda l’app di Alexa, che ha raggiunto la cima delle classifiche per i programmi più scaricati sull’App Store di iOS e su Google Play, lasciandosi dietro YouTube, Snapchat, Instagram, Netflix e Spotify (e facendo meglio di Google Home, che comunque si è qualificata tra le prime 10, risultato tutt’altro che disprezzabile).

Non c’è dubbio che Amazon stia trionfando nel settore degli speaker “smart” casalinghi, anche considerando che proposte molto popolari (come Sonos) stanno adeguandosi offrendo il supporto per Alexa, e sono tutt’altro che rari i sistemi “ibridi” (magari con uno speaker più costoso in salotto e degli Echo ed Echo Dot sparsi per il resto della casa). In ogni caso Amazon sta aggredendo in modo piuttosto aggressivo anche il mercato degli speaker musicali di fascia media, anche se non alta, con significativi miglioramenti nella qualità sonora oggi disponibile, soprattutto con l’Echo Plus; ma perfino l’Echo Dot, con tutti i suoi evidenti limiti, è una soluzione più che apprezzabile nell’ambito degli altoparlanti di dimensioni ridotte, con sufficiente potenza per riempire una stanza se non si hanno troppe pretese dal punto di vista della limpidezza nel suono.

Già i dati di Strategy Analytics di fine 2017 prevedevano lo scenario che poi è diventato concreto: un anno fa, Alexa era disponibile sul 68% degli smart speaker casalinghi.

 

Echo Auto e la privacy

Nel frattempo la tecnologia di Alexa non si ferma. Nel CES 2019 di Las Vegas che sta avendo luogo proprio in questi giorni ha debuttato Amazon Echo Auto, ovvero lo strumento in grado di implementare l’assistente vocale anche a bordo del proprio veicolo, già in vendita per alcuni utenti dallo scorso settembre. Ancora una volta il prezzo è molto competitivo: 49,90 dollari (ora con sconto a 24,90 dollari, ma per l’Italia ci sarà da aspettare ancora un po’). Echo Auto può rispondere a qualsiasi domanda, avviare la riproduzione di brani o trovare una destinazione sul navigatore senza che ci sia bisogno di intervenire con le proprie mani – magari quando si è alla guida; il tutto senza contare la possibilità di telefonare e addirittura controllare la propria casa “smart” mentre si guida o si parcheggia in garage, per trovare già le luci accese e il riscaldamento alla temperatura giusta.

Tutto bene, insomma? Non proprio. Il punto dolente di questi dispositivi smart – la privacy e la sicurezza – continua a essere motivo di dibattito, con le aziende come Amazon che si affrettano a dire che non c’è nulla da temere ma anche con eventi sempre meno aneddotici e più diffusi in cui intere conversazioni vengono inviate per sbaglio ad altre persone. A metà dicembre, ad esempio, c’è stato uno scandalo in Germania, quando un utente, Martin Schneider, ha chiesto ad Amazon (grazie alla nuova normativa GDPR sulla privacy) di avere tutte le conversazioni effettuate con Alexa. I file consegnati da Amazon a Schneider non erano però i suoi, ma quelli di un altro utente, con ben 1700 conversazioni private che includevano i comandi e la password per controllare Spotify, ma anche informazioni sui sistemi di sicurezza casalinghi e la vita privata del malcapitato utente. Per Amazon si è trattato di uno spiacevole errore e ha promesso nuovi controlli, ma chi già guarda con sospetto dispositivi del genere sicuramente ha nuove argomentazioni per non cedere all’apparentemente inarrestabile ondata di Echo.

 

Fonti: https://voicebot.ai/2018/12/26/amazon-echo-device-sales-break-new-records-alexa-tops-free-app-downloads-for-ios-and-android-and-alexa-down-in-europe-on-christmas-morning/

https://www.strategyanalytics.com/strategy-analytics/news/strategy-analytics-press-releases/strategy-analytics-press-release/2017/10/12/smart-speakers-sales-head-towards-24-million-in-2017-despite-confusing-array-of-choice-says-strategy-analytics#.Wd94oGtSxhE

Per saperne di più su: Amazon

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