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Smartphone in classe, la ministra Fedeli accelera ‘La circolare prima delle politiche’

La ministra dell’Istruzione ha annunciato l’invio della circolare alle scuole per autorizzare l’uso dei device tecnologici per l’apprendimento prima del 4 marzo, giorno dell’elezioni politiche. Valeria Fedeli vuole chiudere il cerchio, teme che la sua singolare proposta possa non concretizzarsi con il prossimo Governo.

di Luigi Garofalo | @LuigiGarofalo |

A circa un mese dalla presentazione del decalogo per l’uso dei dispositivi mobili a scuola, la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli è al lavoro per inviare agli istituti scolastici, prima del 4 marzo, giorno dell’elezioni politiche, la circolare attuativa per autorizzare l’utilizzo di smartphone e tablet degli alunni per l’apprendimento. “Per la circolare”, ha detto la ministra all’AGI, “bisognerà aspettare la fine della consultazione che aprirò nei prossimi giorni. Spero si possa fare in tempi rapidi ma approfonditi, perché si tratta di una fase molto seria”.

La ministra, evidentemente, ha fretta di chiudere il cerchio della sua iniziativa, ha deciso, infatti, di cancellare il divieto imposto negli istituti scolastici dalla circolare del 2007, dell’allora ministro Giuseppe Fioroni, entrata in vigore sull’onda dei primi casi di cyberbullismo.

Secondo Fedeli la tecnologia è “uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo – ha, infine, precisato la ministra all’agenzia di stampa – non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico”.

Resta del lavoro da fare anche per sviluppare la connessione in banda larga nelle scuole. La fibra arriva oggi a poco più di un istituto su 10 anche se il Miur puntualizza che la cosa “non dipende solo dal ministero dell’Istruzione ma anche da quello dello Sviluppo Economico”. Il piano nazionale per la scuola digitale ha messo sul piatto 1 miliardo e 200mila euro, ne sono stati spesi la metà.
Si dovrebbe accelerare anche su questo aspetto.

La campagna di Key4biz #NoSmartphoneAscuola

Tiesse, innovazione made in Italy

 

La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha presentato a Bologna lo scorso 19 gennaio il Decalogo sull’uso “didattico” di smartphone e tablet in classe, definito da una Commissione di nomina ministeriale (MIUR).

All’annuncio non è ancora seguita la pubblicazione della ricerca scientifica che ha dato luogo al Decalogo e che dimostri le ragioni di un “apprendimento accelerato” grazie ai device digitali.

Key4biz, in attesa della relazione finale della Commissione che ha stilato il Decalogo, ha dato voce alle autorevoli prese di posizione critiche del mondo scientifico e della ricerca e alle proteste di settori importanti dell’opinione pubblica che indicano le direttrici errate dell’iniziativa della ministra Fedeli: l’aver ignorato le tante ricerche che in tutto il mondo sottolineano gli effetti devastanti degli smartphone sulla crescita equilibrata dei ragazzi; il non aver considerato come proprio lo smartphone è lo strumento diffusivo di tutti i fenomeni di cyberbullismo: l’aver ceduto ai produttori di hi-tech (per la vendita di nuovi smartphone)  e ai giganti del web (affamati di Big data sui comportamenti dei ragazzi).

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