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Smart jobs: il green designer urbano (settima puntata)

Le città hanno bisogno di verde per essere vive e per riuscire a far vivere bene milioni di cittadini. Le smart city poggiano esattamente su questo principio: più aree verdi per rilassarsi, passeggiare, fare attività all’aria aperta ed incontrarsi, migliore sarà la qualità dalla vita in ambito urbano.

Spazi ‘green’ da immaginare e progettare, sia in orizzontale che in verticale: sui tetti, i terrazzi, i balconi, lungo le pareti dei palazzi, sottoterra persino. Ogni luogo e superficie può diventare ‘verde’, viva, accessibile a tutti.

Non parliamo semplicemente di sostenibilità ambientale, ma di tutela della salute dei cittadini, come anche di estetica e di bellezza, elementi chiave da inserire nella nuova educazione civica.

Tra i nuovi lavori che in futuro potrebbero risultare molto gettonati e richiesti c’è sicuramente il progettista di aree verdi in città, anche definito ‘green designer’ (evoluzione del vecchio vivaista). Una professione fortemente integrata con diverse discipline, dall’architettura all’arte urbana, dall’urbanistica all’edilizia, dall’ecologia  al light designing. Gli spazi urbani sono materia da plasmare ed esaltare, proprio grazie ai colori e le forme della natura.

In molti Paesi del Nord Europa, più in generale quelli anglosassoni, si parla sempre più spesso di ‘urban forestry’, di ‘riforestazione urbana’, per tradurre in maniera semplice il concetto, cioè integrare aree boschive all’interno della metropoli, rendendole sicure, accessibili a tutti, aperte alla cittadinanza, cioè luoghi in cui fare attività di diverso tipo. Il verde se non è vissuto (ma guardato da lontano) è mera decorazione, non serve a niente, e prima o poi sarà abbandonato e sostituito da cemento.

Orti urbani, agricoltura cittadina, la vecchia e cara ‘guerrilla gardening’, sono tutti fenomeni che tendono proprio ad evitare la cementificazione, recuperando in verde il suolo cittadino. A febbraio 2013 è entrata in vigore la legge nazionale 10/2013: “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani. Una misura per favorire lo sviluppo ‘green’ dei contesti urbani, in accordo con i princìpi del protocollo di Kyoto, nel rispetto e la valorizzazione dell’ambiente e dei cittadini e nella piena consapevolezza e conoscenza del proprio patrimonio verde, che potrebbe avere importanti ricadute anche nel settore occupazionale e della formazione.

Esiste, infine, anche un’altra figura lavorativa molto particolare e sempre legata al verde urbano: il rewilder. Poco conosciuto in Italia, nonostante ne avremmo tanto bisogno, tale professionista si occupa di riprogettare in chiave green i luoghi distrutti o pesantemente modificati dall’uomo. Il progetto Rewilder Europe, ad esempio, si propone di rimettere in sesto aree verdi abbandonate e di ripopolarle di fauna autoctona. Ma le sue competenze sono molto più ampie e soprattutto relative all’ambiente urbano, con progetti di riqualificazione e recupero di aree devastate dall’abusivismo, o eventualmente da riprogettare in parchi e giardini a seguito di demolizioni (in Italia negli ultimi dieci anni sono state eseguite 46 mila ordinanze di demolizione).

Smart jobs, tutte le puntate:

Smart jobs: cibo in 3D col cuoco programmatore (prima puntata)

Smart jobs: il pilota di droni (seconda puntata)

Smart jobs: designer di rifiuti (terza puntata)

Smart jobs: orti urbani sui tetti e sottoterra (quarta puntata)

Smart jobs: gli architetti della realtà virtuale (quinta puntata)

Smart jobs: i programmatori di intelligenze artificiali (sesta puntata)

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