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Scorporo rete, Governo verso emendamento pro-fusione Tim-Open Fiber

Secondo la Reuters, il governo sarebbe pronto a presentare un emendamento al decreto fiscale per incentivare la creazione di una società unica, che metta a fattor comune le reti fisse di Tim e di Open Fiber. Ma serve il via libera di Vivendi.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Il governo sarebbe pronto a presentare un emendamento al decreto fiscale per incentivare la creazione di una società unica, che metta a fattor comune le reti fisse di Tim e di Open Fiber, controllata da Cdp e Enel. La volontà del governo di intervenire con un emendamento era già stata segnalata nei giorni scorsi dal Corriere della Sera.

 

La scrive Reuters citando una fonte governativa, secondo cui il testo prevede l’introduzione di un regime tariffario incentivante con il metodo ‘Regulated asset base’ (Rab), già previsto per Terna e Snam.

 

“La Rab assicura ricavi e utili prevedibili nel tempo e rende l’investimento nella società appetibile per investitori di lungo termine come Cdp”, spiega la fonte.

La bozza dell’emendamento, letta da Reuters, affida all’Autorità per le comunicazioni il compito di definire il regime tariffario.

 

La relazione allegata chiarisce che la società unica non è perseguibile “per via autoritativa” perché la scissione della rete Tim richiede “il consenso del suo principale azionista” Vivendi, a cui fa capo il 23,9% del capitale.

E’ per questo che ad ogni modo sarà necessario negoziare con Vivendi.

Il decreto fiscale è in corso di esame in Senato. Il via libera dell’aula è atteso la prossima settimana, poi il provvedimento andrà alla Camera.

L’emendamento prevede la creazione di un operatore unico wholesale only della rete, regolato in base al RAB, il sistema che prevede tariffe basate sull’ammontare degli investimenti sul modello di quello già applicato a Terna e Snam. Il quadro regolamentare sarebbe realizzato dall’Agcom.

L’accelerazione verso la creazione del player unico della rete era nell’aria, dopo la recente sortita del ministro dello Sviluppo Economico e del lavoro Luigi Di Maio e la successiva sfiducia lampo  all’amministratore delegato di Tim Amos Genish, favorevole al merger con il concorrente, ma non alla cessione di controllo sulla rete, in linea con Vivendi.

 

Su posizioni opposte il fondo statunitense Elliott, pronta a cedere la maggioranza della rete per la creazione di una rete unica a maggioranza pubblica, condizione necessaria per l’applicazione del regime più vataggioso della Rab. Domenica è previsto il Cda per la nomina del nuovo amministratore delegato del gruppo, in un clima sempre più pressante per il gruppo francese.

Per saperne di più su: TIM

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