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Scandalo Facebook, Cambridge Analytica chiude sotto il peso delle cause legali

Cambridge Analytica, l’azienda di analisi dei dati che lavorò per Donald Trump nella campagna presidenziale del 2016, sta chiudendo dopo le rivelazioni sull’uso non autorizzato dei dati milioni di utenti di Facebook. L’azienda ha deciso di chiudere dopo l’emorragia di clienti negli ultimi mesi e per i crescenti costi legali per le indagini in corso sull’uso dei dati (scarica qui il comunicato in PDF).

La chiusura della società non inciderà sulle indagini, che proseguiranno, come confermato dall’ICO (Garante Privacy britannico), per valutare il ruolo e chiarire le responsabilità dei manager dopo l’accusa di aver acquisito 87 milioni di profili da Facebook utilizzati poi per la campagna presidenziale di Trump (qui la storia in breve).

Cambridge Analytica e la casa madre SCL Group (anch’essa ha avviato le pratiche di bancarotta) non potranno quindi cavarsela cancellando i loro dati dopo la chiusura.

Gli inquirenti nel Regno Unito hanno già fatto sapere che bloccheranno ogni tentativo di insabbiare i dati. In altri termini, la bancarotta non bloccherà le indagini.

A marzo Cambridge Analytica aveva annunciato la sospensione del Ceo Alexander Nix, ma nega le accuse confermando la sua linea secondo cui i suoi dipendenti hanno sempre operato in modo eticamente corretto. Secondo l’azienda, lo scandalo mediatico sollevato dal caso della campagna di trump impedisce di proseguire la sua attività e per questo non resta altra scelta se non depositare i libri in tribunale avviando le pratiche di bancarotta.

Secondo Facebook, sono stati circa 87 milioni i profili dei suoi membri raccolti tramite un’app e passati poi a Cambridge Analytica che li ha utilizzati a scopi elettorali.  La società è accusata di aver mappato e profilato i gusti e i comportamenti degli utenti-elettori del social alle elezioni Usa del 2016.

La cronistoria dello scandalo Cambridge Analytica

17 marzo: L’Observer e il New York Times danno conto delle accuse da parte dell’ex impiegato dell’azienda Christopher Wylie, che denuncia l’utilizzo improprio di 50 milioni di account Facebook.

19 marzo: Channel 4 manda in onda un servizio in cui il Ceo di Cambridge Analytica Alexander Nix spiega in che modo l’azienda è in grado di indirizzare gli elettori con campagne mirate e profilate in base ai loro gusti e le loro preferenze. L’azienda nega ogni addebito.

20 marzo: Alexander Nix viene sospeso.

23 marzo: Il Garante Privacy nel Regno Unito riceve il via libera per ispezionare la sede di Cambridge Analytica a Londra.

27 marzo: Christopher Wylie, l’ex impiegato grande accusatore di Cambridge Analytica, compare davanti ad una commissione parlamentare nel Regno Unito.

4 aprile: Facebook rende noto che sono 87 milioni i profili dei suoi membri i cui dati sono stati utilizzati in modo improrpio da Cambridge Analytica

10 aprile: Mark Zuckerberg viene interrogato al Senato negli Usa.

 17 aprile: Alexander Nix, ex amministratore delegato di Cambridge Analytica, si rifiuta di comparire davanti ai parlamentari inglesi.

 26 aprile: Nel Regno Unito la Commissione Parlamentare che indaga sullo scandalo ingiunge formalmente a Mark Zuckerberg di presentarsi per rispondere delle accuse sollevate nei suoi confronti, ma la richiesta resta inevasa.

2 maggio: Cambridge Analytica annuncia la chiusura.

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