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Reti in fibra, Barclays: ‘Risparmi notevoli dallo switch off del rame’. Nessun incentivo nella Ue

Gli operatori europei possono avere notevoli risparmi grazie allo switch off del rame e dalla fibra ci guadagnano. Non serve però nessun incentivo pubblico per abbandonare il rame. Nessun paese europeo ha dato o pensa di dare incentivi allo switch off del rame. Questa in estrema sintesi la fotografia della situazione dello sviluppo delle reti fisse ultrabroadband in Europa scattata da un report di Barclays appena sfornato.

“Dopo anni deludenti, siamo convinti che il capex del settore della fibra abbia svoltato”, scrive la banca d’affari londinese, aggiungendo che questa nuova fase arriva mentre “il rollout della fibra comincia a maturare, e non vediamo nemmeno grossi ostacoli per il 5G nel mobile”.

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Incumbent procedono con lo spegnimento del rame

Man mano che i venti contrari ai costi diventano favorevoli, “la visibilità per il free cash flow del settore sta migliorando rapidamente”. Telefonica, Telia, Telenor e Orange sono gli operatori messi meglio sul tema della fibra. Lo switch off de rame è in corso un po’ dappertutto, ma in nessun paese europeo sono previsti incentivi per la migrazione. E ciò nonostante il passaggio è pienamente in atto.

Le spese in conto capitale sembrano aver raggiunto il picco, mentre i rollout di reti Fiber to the premises (FTTP) iniziano a maturare. “La maggior parte degli incumbent sta attualmente implementando la fibra alla massima velocità e tutti indicano chiari vantaggi per le loro attività derivanti dalla migrazione (clienti più soddisfatti e costi inferiori). Diverse società di telecomunicazioni dell’UE hanno iniziato a parlare di un calo dell’intensità di capitale, guidato dal picco degli investimenti in fibra (Telefonica, Orange, Telia), ma anche dei risparmi derivanti dallo switch-off del rame”, si legge nel report.

Il rapporto capex/vendite del settore è stimato nell’ordine del 19% per il 2022 rispetto al 15% nel 2013 (o simile), che dovrebbe essere un livello massimo, prima di diminuire nei prossimi anni data la riduzione del capex fibra/5G.

Spegnimento del rame: la prossima tappa del risparmio sui costi

Secondo gli analisti di Barclays, “la maggior parte degli operatori storici ha fornito scadenze relativamente esplicite per il completamento dell’implementazione della fibra e parla sempre più di interruzione del rame – si legge – Nel caso dello spegnimento del rame, la maggior parte dei risparmi deriva dai minori costi energetici associati alla gestione della rete in rame, dai minori costi di riparazione e anche dai minori costi di manutenzione. Infatti, secondo le stime della Fiber Broadband Association, il passaggio da DSL a FTTH comporta un risparmio di quasi il 63% in spese operative”.

Secondo le nostre stime, aggiunge Barclays, “vediamo potenziali risparmi derivanti dallo switch-off del rame a circa il 3-5% dell’opex nazionale, il che implica un potenziale vantaggio del 5-8% circa rispetto all’EBITDA domestico. Riteniamo che questi numeri siano prudenti, in quanto potrebbero ignorare ulteriori vantaggi di semplificazione e minori spese di manutenzione”.

Tim: Switch-off avviato ma ancora nella fase iniziale

“In Italia soltanto il 19% degli abbonati alla banda larga è in fibra – si legge nel report – Mentre la base di abbonati DSL in rame continua a diminuire e ora rappresenta circa il 17%, altre tecnologie, tra cui l’FTTC, rimangono popolari e rappresentano la base maggiore di clienti a banda larga. Durante il capital day nel luglio 2022, TI ha affermato che l’adozione di FTTH avrebbe portato gli abbonati alla banda larga crescita e che prevedeva che più del 35% degli abbonati utilizzassero la tecnologia FTTH entro il 2025 e il 70% entro il 2030. Sebbene la società non abbia fornito alcun obiettivo per lo spegnimento della rete in rame, lo switch-off della rete in rame è cominciato nel maggio 2021 ed è probabile che faccia progressi negli anni a venire”.

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