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Rete unica in mano a Tim? UBS scettica: ‘Troppi ostacoli e conti a rischio’

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L’ipotesi, gradita al Governo, di una società unica della rete controllata da Tim non convince gli analisti di UBS, che non nascondono il loro “scetticismo”. La banca d’affari commenta così le voci che rimbalzano sulla stampa da qualche giorno, e ripetono il giudizio “vendere” sui titoli Tim, visto il rischio di un calo futuro del cash flow.

Vedi anche: Rete unica controllata da Tim? Sarebbe uno scandalo, serve trasparenza’. Intervista a Fabio Colasanti

Appoggio politico per una rete unica controllata da Tim?

Secondo indiscrezioni di stampa, il Ministero delle Finanze (Mef) sarebbe favorevole ad uno scenario in cui Tim e Open Fiber unissero i rispettivi asset di rete, con il controllo della rete unica in mano a Tim. L’obiettivo, secondo le indiscrezioni, sarebbe di chiudere l’operazione entro il 4 agosto, data del Cda di Tim per la presentazione della semestrale. Una semestrale che, secondo indiscrezioni, sarà profondamente colpita dalle conseguenze economiche della pandemia.

Scetticismo

Gli analisti di UBS restano scettici di fronte a questa ipotesi. Anche se nei prossimi giorni si dovesse arrivare ad un accordo di principio, “l’esecuzione di un accordo delgenere dovrebbe affrontare diversi ostacoli operativi. Ecco quali:

  1. “Ampie porzioni (M5S, La Lega, FdI) del Parlamento e del Governo hanno espresso in diverse occasioni il loro sostegno ad una società unica della rete controllata dallo Stato (e non da Tim).  
  2. Aspetti regolatori (modello wholesale only vs operatore verticalmente integrato) e concorrenziali (antitrust) rischiano di far saltare il disegno sia a livello nazionale sia a livello europeo, a causa della natura verticalmente integrata di un modello del genere.
  3. La grande maggioranza degli operatori alternativi (OLO) sarebbero contrari ad un accordo del genere.
  4. Il rischio di un ribasso per utile e valutazione potrebbe limitare la capacità finanziaria di Tim di mantenere il controllo di una rete unica.
  5. Quest’ultimo fattore potrebbe essere ancor più valido visto che Vodafone ha un’opzione che le consente di raggiungere il 15% del capitale azionario di Open Fiber, nel caso di un cambio di controllo (vedi l’intervista al Sole 24 Ore all’ad di Vodafone Aldo Bisio del 9 luglio)
  6. Tim farebbe fatica a fornire garanzie credibili al Governo in termini di investimenti, vista la debolezza del bilancio e visti gli investimenti scadenti in fibra”.

Infine, Open Fiber ha da poco siglato un accordo con Iliad e Poste Italiane per l’accesso dei due player alla sua infrastruttura di rete. Entrambi questi nuovi entranti sono credibili, secondo UBS, e quindi rappresentano nuovi soggetti con cui fare i conti nel mercato della fibra.

Ritardi nell’FTTH

Il report di UBS evidenzia che secondo gli ultimi dati Agcom, Tim ha la quota di mercato più piccola nel segmento retail dell’FTTH alle spalle di Fastweb, Vodafone e Wind.

Il cattivo posizionamento di Tim nel mercato dell’FTTH si può spiegare con 4 fattori chiave:

  1. Il calo di investimenti degli ultimi anni, nonostante la concorrenza di Open Fiber
  2. Tim preferisce lavorare allo sviluppo dell’FTTC (attivazione da remoto) anche nelle zone dove la rete FTTH è disponibile.
  3. Complessità tecnologica della migrazione verso l’FTTH.
  4. Il sistema complesso e lungo di approvigionamento dell’FTTH.
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