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Rete Tim, l’offerta di KKR slitta a metà ottobre. Gasparri a CDP: ‘Basta soldi in Open Fiber, confluisca nella NetCo’  

Come ampiamente previsto, KKR ha chiesto e ottenuto due settimane in più, fino al 15 ottobre, per presentare la binding offer sulla Rete Tim fissata in precedenza al 30 settembre. Un supplemento di tempo per consentire l’esame dell’operazione da parte della Corte dei Conti e terminare tutte le procedure del caso, alquanto complesse.

La comunicazione è arrivata con una nota della stessa Tim, nella quale si specifica che il gruppo telco “valuterà la richiesta ricevuta nella riunione del prossimo 27 settembre”.

Nel fine settimana il Corriere della Sera ha scritto che F2i (che parteciperà all’offerta con il Tesoro) ha raccolto l’interesse di cinque casse previdenziali di professionisti disposte (su sollecitazione del governo) a investire nell’operazione 150-200 milioni di euro a testa.

Mario Rossetti in uscita da Open Fiber

Nel contempo, è emersa nel weekend la notizia delle imminenti dimissioni di Mario Rossetti, ad di Open Fiber, che sarà sostituito secondo diverse fonti dall’ex ad di Acea dal 2020 al 2022 Giuseppe Gola. Nei tre anni precedenti Gola ha ricoperto il ruolo di Cfo. Il manager ha una lunga esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Dal 2002 al 2017 ha lavorato in Wind, ricoprendo il ruolo di Cfo negli ultimi 10 anni. E nel 1997 è diventato responsabile business plan per i servizi mobili di Enel, con l’obiettivo dello sviluppo di una joint venture per entrare nel mercato delle telecomunicazioni.

Un cambio al timone in Open Fiber che vedrà il nuovo capo azienda alle prese con una situazione difficile, fra ritardi nei lavori di copertura nelle aree bianche e grigie, e un debito che secondo stime si avvicinerà a 6 miliardi di euro alla fine del 2023 che rischiano di pesare ulteriormente su NetCo.

Open Fiber, Gasparri (FI): ‘Chiudere la storia di questo pozzo nero’

Un buco nero richiamato oggi dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che in una nota ha detto che “Il problema di Open Fiber non è quello di cambiare qualche dirigente, ma quello di chiudere la storia di questo pozzo senza fondo. Sarebbe inimmaginabile che la Cassa Depositi e Prestiti destinasse a questa impresa inutile e sostanzialmente fallita centinaia di milioni di euro. La ipotetica opera di riordino della rete di telecomunicazione, con la nota vicenda dello scorporo della rete TIM, è l’occasione per far confluire i dipendenti e le poche strutture di Open Fiber in questa società della rete. Il resto vorrebbe dire fare un’irresponsabile scelta di distruzione di risorse. C’è il problema della responsabilità di chi ha voluto, fondato e diretto Open Fiber in questi anni. Ci sono vicende sulle quali bisogna puntare i riflettori. Ma bisogna anche evitare che questa operazione fallita assorba altri soldi dei cittadini. L’ho detto e lo ridico. E invito la Cdp alla massima cautela. Perché se si buttano i soldi poi se ne risponde. Ed i millequattrocento dipendenti di Open Fiber potranno essere tranquillamente riassorbiti nella nuova società della rete e quel poco che si è fatto potrà servire alla nuova iniziativa. Il resto è un disastro industriale e finanziario del quale Renzi e molti altri saranno chiamati a rispondere”. Lo dichiara il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.

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