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Regolamento SAT-CAB. La industry dei contenuti in difesa del principio di territorialità e contro l’estensione del principio del Paese di origine

Si è svolto l’8 maggio il primo evento del ciclo di incontri promosso dalla School of Law dell’ Università Luiss Guido Carli di Roma, “Il futuro del settore audiovisivo in Europa alla luce del regolamento SAT-CAB”, dedicato all’industria culturale e creativa europea alla luce del nuovo Regolamento SAT-CAB in discussione al Parlamento europeo.

La proposta di Regolamento, nelle intenzioni della Commissione UE, andrebbe ad integrare la disciplina già contenuta nella Direttiva CavoSatellite del 1993 ed agevolerebbe l’accesso su tutto il territorio UE ad opere cinematografiche ed audiovisive; ciò in due modi: (i) facilitando l’acquisizione dei diritti per i servizi cd. accessori online (ad es., catchup tv e simulcasting), con l’estensione del principio della country of origin, (in deroga all’attuale principio di territorialità, la trasmissione si intenderebbe realizzata solo nel paese ove ha la sede principale il broadcaster, sebbene essa sia ricevuta in tutti i paesi della UE); ii) facilitando l’acquisizione dei diritti per le ritrasmissioni online su reti chiuse (la cd.IPTV),  con l’introduzione di un sistema di gestione collettiva obbligatoria per i titolari dei diritti sulle opere cinematografiche ed audiovisive da trasmettersi su tali network (in deroga all’attuale diritto dei titolari di gestire in autonomia i propri diritti d’autore).

Ma c’è poco consenso da parte della filiera e sono emersi nelle ultime settimane diversi problemi da affrontare per sviluppare una riflessione approfondita sul Regolamento. Secondo Paolo Marzano, Presidente Comitato Consultivo Permanente per il Diritto d’Autore e Docente di Diritto alla Luiss, che ha organizzato, introdotto e coordinato l’evento presso la Sala delle Colonne dell’ateneo romano, “due Paesi importanti e vicini, come Francia e Spagna, hanno firmato di recente una dichiarazione congiunta per criticare questo Regolamento e difendere il principio della territorialità e della libertà contrattuale, asset imprescindibili per il finanziamento di qualsiasi opera filmica. L’Italia si è schierata e ha messo al centro del dibattito l’industria audiovisiva e la sua innata capacità di assicurare la produzione e la diffusione di opere; un patrimonio che non possiamo disperdere”.

Nelle ultime settimane, in tutta Europa, si sono moltiplicati gli appelli da parte dei principali soggetti della filiera, dai produttori, piccoli e grandi, ai broadcasters, dagli editori audiovisivi agli autori e i sindacati, di limitare l’estensione del principio del “paese d’origine” (Paese in cui il radiodiffusore ha la sua sede principale in Europa), “perché minerebbe le fondamenta stesse del settore audiovisivo italiano e europeo in termini di finanziamento, occupazione, sviluppo, produzione e distribuzione di opere europee, a scapito quindi anche dei consumatori”.

Da questa preoccupazione è nato l’evento in LUISS, per immaginare un futuro dell’audiovisivo europeo proprio in considerazione degli sforzi dell’Unione per creare un Mercato Unico Digitale (Digital Single Market) efficiente, diffuso e aperto ma nel rispetto del Diritto d’Autore.

La preoccupazione degli operatori, scriveva Marzano sulle pagine di Key4biz qualche giorno fa, “è che la proposta ora in discussione in Parlamento europeo possa erodere la libertà contrattuale e l’esclusività territoriale, in quanto consentirebbe in modo artificiale l’accessibilità di importanti servizi, quali Catch-Up TV e la trasmissione in simulcast, in tutti gli Stati membri sulla base di una singola licenza detenuta da un’emittente televisiva di un qualunque Stato membro”.

Il primo intervento della “Tavola rotonda degli operatori” è di Fabio Del Giudice, Direttore Generale Confindustria Cultura Italia, che ha ripreso quanto stabilito nel testo della Dichiarazione italo-francese del 2 maggio (che segue quella franco-spagnola del 20 febbraio), evidenziandone una particolarità: in essa sono espresse le posizioni dell’industria creativa italiana, rilanciandole a livello europeo.

E’ importante sottolineare che la Dichiarazione dice che è fondamentale tutelare i settori strategici della propria industria e gli interessi dei propri consumatori, a cui fa da sfondo la tipicità della propria industria culturale”.

Del Giudice ribadisce la centralità dell’esclusività territoriale nel ragionare sull’offerta europea di contenuti e facendolo esprime apprezzamento per il lavoro del Ministro Dario Franceschini che, sottoscrivendo la Dichiarazione, rilancia il concetto chiave che “con la cultura si mangia”, tutelando di fatto (e non accade spesso) il grande patrimonio culturale e creativo italiano, con le sue ricchezze storiche ed artistiche e le sue imprese.

Il diritto d’autore, secondo il legislatore europeo, non può essere sottoposto alle esigenze dell’innovazione tecnologica e dei mercati high-tech. La dichiarazione congiunta trova origine nella dichiarazione del 9 aprile 2015, che vedeva coinvolti il Ministro Franceschini e il suo omologo francese. I due ministri sottoscrissero un testo con lo scopo di far emergere concetti chiave che oggi sono espressi pienamente in questa nuova: diversità culturale da proteggere che è alla base della territorialità del Diritto d’Autore e territorialità dei diritti”, ha dichiarato nel suo intervento Paolo Agoglia, avvocato e Direttore Ufficio Legislativo della SIAE.

Italia e Francia hanno dichiarato la propria posizione con la Spagna sul tema del Diritto d’Autore e della diversità culturale. Una parte dell’Europa ha preso coraggio e ha espresso dubbi sull’azione di Bruxelles sui grandi temi del Diritto d’Autore, ai quali siamo chiamati a confrontarci in relazione allo sviluppo del Dsm”.

Serve una regolamentazione equa tra soggetti che operano nello stesso mercato – ha aggiunto Carolina Lorenzon, Direttore Relazioni Istituzionali Estero di Mediaset – non si può seguire l’innovazione tecnologica senza un approccio che valorizzi chi investe in creatività e cultura. La cultura e’ per la UE come il petrolio per l’OPEC e ne stiamo perdendo i processi di lavorazione e distribuzione. In assenza di un quadro normativo che rimetta il diritto di proprietà intellettuale e i diritti dell’uomo al centro del Digital Single Market, non saremo più in grado di sostenere la diversità culturale e l’Europa diverrà una “colonia digitale“.

Proteggere la propria cultura significa difendere la territorialità di produzione e distribuzione delle opere, a vantaggio di occupazione, diversità culturale e consumatori”, ha invece spiegato Alessandra Silvestro, Avvocato e esperta di Proprietà Intellettuale, intervenuta per conto di NBC Universal e Motion Picture Association.

Ecco perché tale principio trova massimo rilievo nella dichiarazione. Ci sono tentativi di cambiare il quadro regolatorio del copyright, a cui sono seguiti tentativi di regolamentare in maniera più stretta il geoblocking.

La Commissione dice voler solo facilitare la distribuzione online transfrontaliera ma di fatto forzerebbe il settore da un punto di vista delle licenze. È opportuno un ripensamento di questa Proposta perché gli strumenti messi in campo dalla Commissione UE non sono necessari agli obiettivi del Mercato Unico Digitale e costituiscono una minaccia per l’intera industria: le licenze e la distribuzione transfrontaliera sono infatti già possibili sulla base della regolamentazione odierna. Speriamo che, anche grazie al posizionamento dell’Italia, si possa scongiurare questa pericolosa eventualità. L’auspicio è che l’articolo 2 (ndr principio del Paese d’origine) possa essere stralciato”.

Oggi c’è proliferazione di canali tv pay e free, locali e globali, con grande offerta di serie e film. La produzione europea cresce ed è il frutto delle politiche dedicate, degli incentivi fiscali e delle leggi sull’audiovisivo. “Tutto questo è fatto assieme a tutti i partner europei per condividere il rischio e le risorse finanziarie. La territorialità ed il geoblocking sono alla base dell’industria creativa, ma non ancora dell’ecosistema digitale – ha affermato Andrea Occhipinti, Presidente Distributori ANICA – se cambiano le regole diminuisce il valore economico di un territorio e con esso delle sue produzioni. Se passa il regolamento, le tv non compreranno più opere europee e si rischia davvero la chiusura le piccole imprese. A trarne vantaggio saranno i giganti del web”.

Gli fa eco Marco Chimenz, Presidente European Producers’ Club: “Senza territorialità non si producono, non si finanziano e non si vendono i contenuti culturali. Non si compra qualcosa che non abbia già una certa distribuzione sul territorio di un paese. Si vuole offrire la produzione dell’industria culturale europea a tutto il mondo, ma con strumenti inadeguati. Il nuovo Regolamento in discussione è nato da un fatto pratico e non ideologico: la distribuzione dei contenuti è stata stravolta dagli OTT e dalla trasformazione digitale; un processo che si sta accelerando e a cui si aggiunge la pirateria”.

E la pensa allo stesso modo Stefano Ciullo, Director of European and International Affairs SKY, per cui “con questo Regolamento vediamo maltrattata la libertà contrattuale e allo stesso tempo si codifica lo stravolgimento del settore audiovisivo europeo ad opera di internet”.

Gli autori sono il petrolio dell’industria culturale – ha detto Stefano Sardo, Presidente 100autori – Associazione dell’Autorialità Cinetelevisiva – dove si producono meno opere il sistema è in sofferenza, perché i contenuti non girano. Oggi le produzioni italiane viaggiano nel mondo, sia per la qualità, sia per l’interesse dei mercati. La nostra ambizione culturale è premiata, dopo anni di scarsa considerazione.

Ci sentiamo competitivi sul piano mondiale. La prospettiva espressa dal Regolamento SAT-CAB potrebbe mettere in discussione tutto questo: meno contratti, meno lavoro”.

Preoccupato si è detto, senza mezzi termini, Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale FAPAV (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali): “Perché la regolamentazione del mercato digitale deve essere un’opportunità anche per colpire i pirati. Servono regole nuove per fronteggiare la pirateria digitale. Dietro la pirateria odierna ci sono mentalità criminali. Non esiste nessun “benefattore”, ma solo persone che traggono ingenti profitti da questo business illecito. Spesso i contenziosi in tribunale sono proprio tra chi detiene per legge i diritti e i pirati stessi. E questa è la cifra della complessità che il sistema ha raggiunto. Ecco perché si devono responsabilizzare gli intermediari. Non è più tollerabile che alcuni motori di ricerca postino tra i risultati principali le offerte illegali che consentono lo streaming pirata dei contenuti più popolari. Ecco perché gli intermediari devono essere coinvolti. Per quanto riguarda la proposta di Regolamento, nello specifico, non saranno più necessarie le licenze di trasmissione di un determinato contenuto per ogni paese in quanto ne basterà anche una sola. Di conseguenza chi intende porre in essere degli sfruttamenti illeciti dei contenuti potrà scegliere di andare a posizionarsi in un Paese in cui le regole diano meno garanzie agli aventi diritto nelle attività di tutela”.

È poi seguita la “Tavola rotonda delle Istituzioni”, moderata da Bruno Zambardino, Docente di Economia del Cinema e dello Spettacolo alla Sapienza e Direttore Osservatorio Media I-Com.

La dichiarazione italo-francese è un documento che è già pietra miliare per i confronti successivi”, ha detto Rossana Rummo, Direttore Generale Direzione Biblioteche e Istituti Culturali MiBACT. “Un atto di coraggio e piena consapevolezza di dove si sta andando. Il Diritto d’Autore non può essere considerato un ostacolo al Mercato Unico Digitale. L’industria culturale è una forza economica su cui contare e che va regolamentata e tutelata. L’intera industria culturale europea e quindi italiana potrebbe subire un danno enorme dal Regolamento, che favorisce le grandi imprese high-tech globali. Difendere il Diritto d’Autore significa difendere la particolarità della nostra cultura, significa tutelare i nostri interessi economici e migliorare la competitività”.

“L’audiovisivo si è confermato come il settore più importante nell’ambito dell’industria culturale, di cui rappresenta circa il 34% in termini di ricavi, con una crescita, rispetto all’anno precedente, dell’1,6%, riconducibile totalmente al trend positivo del comparto del cinema”, ha precisato Francesco Posteraro, Commissario Agcom.

Ma alla luce dei cambiamenti in atto, ”gli operatori tradizionali si trovano a dover competere con nuovi players che non soggiacciono agli stessi obblighi e non sono gravati dalle stesse responsabilità. Vi è dunque una situazione di asimmetria normativa, più volte denunciata dall’Autorità e finora, purtroppo, senza alcun significativo riscontro. Il settore audiovisivo deve inoltre scontare l’handicap del value gap, ossia del divario tra i ricavi degli intermediari che distribuiscono in rete i contenuti prodotti dal settore stesso e il valore riconosciuto ai titolari dei diritti, divario che le stime quantificano in almeno 200 milioni di euro l’anno”, (leggi qui l’intervento integrale del Commissario Agcom).

È un anno che siamo sulla nuova strategia digitale europea per creare il Mercato Unico Digitale, con 17 azioni in tutti i settori, tra cui l’industria culturale. La Commissione cultura e istruzione dell’UE sta esaminando il Regolamento, che prevede l’estensione del concetto di “Paese d’origine” anche a internet. Conciliare l’accesso alla cultura con il rispetto della diversità culturale e del Diritto d’Autore è l’obiettivo del lavoro della Commissione. Il Diritto d’Autore è necessario per la produzione di contenuti di alta qualità.

Fondamentale la nascita di politiche che aiutino a trovare prospettive di nuovi modelli di business che non mortifichino né il Diritto d’Autore, né la qualità dei contenuti”, ha sottolineato in videocollegamento Silvia Costa, Commissione Cultura e Istruzione Parlamento Europeo.

È importante non far cadere nel vuoto l’appello, sentito e accorato, mandato da oltre 400 organizzazioni della filiera UE contro l’estensione del principio del Paese d’Origine. Il fatto che pure il nostro Governo si sia espresso è un dato politico importante e decisivo per il dibattito in corso.”

 

Il negoziato in corso vede la commissione pervasa da molte incertezze”, ha affermato in conclusione di mattinata Vittorio Ragonesi, Delegato MiBACT presso il Consiglio dell’UE per il Diritto d’Autore. “I diversi orientamenti tra Diritto d’Autore e internet rendono difficile un testo comune. La commissione ripresenta dei documenti di discussione per chiarire la posizione delle delegazioni e andare in profondità nelle questioni più importanti. Per il futuro emerge l’incertezza ed è probabile che il Parlamento prenda tempo per valutare l’impatto delle decisioni. Ci sono altri aspetti dell’ecosistema digitale che devono essere valutati anche alla luce del copyright. La lotta alla pirateria, ad esempio, è problema mondiale e la posizione europea è quella di dire che la protezione del segnale si dovrebbe estendere anche in ambito internet, ma senza un’adeguata differenziazione tra broadcaster classici e i webcaster. Tale problema dell’estensione della protezione è discusso anche in ambito OMPI (Organ. Mondiale Proprietà Intellettuale). Si stanno cercando di definire più concetti, come quello di upload, di pubblico, di coesistenza del Diritto d’Autore con altri diritti (fondamentali della persona, di concorrenza, di disciplina del commercio elettronico), di responsabilità degli intermediari e dell’ISP, solo in parte presi in carico dal nuovo Regolamento”.

“Sono circa 20 vent’anni che seguo i negoziati a Bruxelles e a Ginevra in materia di diritto d’autore ed è la prima volta, a mia personale memoria, che il Governo italiano si schiera in maniera così netta e puntuale sui temi strategici per il futuro della tutela della proprietà intellettuale a livello internazionale. Un fatto politico che non possiamo che apprezzare positivamente.”

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