Key4biz

Rai e Cinecittà, piani futuri opachi e sempre avvolti nella nebbia

Il meteo segnala ancora profonde nebbie intorno a Viale Mazzini ed a via Tuscolana, ovvero le sedi della Rai Radiotelevisione spa e di Cinecittà Luce spa, due bracci operativi del Governo – anzi, rectius, dello Stato – nel sistema culturale italiano: la situazione è sotto i riflettori, in apparenza, per quanto riguarda la concessionaria di servizio pubblico radiotelevisivo, mentre per quanto riguarda gli “studios” ed il loro annunciato rilancio tutto procede in sordina.

Partiamo dal “piccolo” per “arrivare” al grande (almeno in termini dimensionali): Cinecittà Luce è stata trasformata da società a responsabilità limitata a società per azioni, risorse pubbliche sono già arrivate per un piano di rigenerazione di cui non si ha alcuna pubblica evidenza, ma il Ministro Dario Franceschini è riuscito a fare in modo che 300 milioni di euro del “Recovery Plan” alias “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (ovvero il “Pnrr”) vengano allocati a favore di questo ancora misterioso progetto.

Pochi intimi hanno avuto chance di mettere mano all’annunciato “piano industriale”, e qualche dettaglio finalmente emerge: lo riveliamo su queste colonne, in assoluta anteprima giornalistica.

Gli obiettivi essenziali vengono così descritti: “si intende potenziale la competitività del settore cinematografico e audiovisivo italiano”, in estrema intesi. Il progetto “include 3 linee di intervento: potenziare gli studi cinematografici di Cinecittà; rilanciare le attività della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia (Csc) mediante sviluppo di infastrutture, digitalizzazione e modernizzazione del parco immobiliare ed impiantistico; rafforzare le capacità e le competenze professionali nel settore audiovisivo, legate soprattutto a favorire la transizione tecnologica”.

L’intervento si sviluppa nell’arco di 5 anni, dal 1° giugno 2021 al 30 giugno del 2026.

Svelata l’allocazione dei 300 milioni per il rilancio di Cinecittà

Sono previsti investimenti per complessivi giustappunto 300 milioni di euro, distribuiti in 4 “componenti”:

159.000.000 euro (53 %)

99.850.000 euro (33 %)

32.250.000 euro (11 %)

8.600.000 euro (3 %)

Il cronoprogramma prevede, entro il secondo trimestre del 2023, il perfezionamento del contratto tra Istituto Luce Studios e le società in relazione a 9 studi inclusi nella “Componenti A1”, ed entro il secondo trimestre del 2026 la certificazione di regolare esecuzione riguardo a 17 interventi nelle “Componenti A1” e “A2”.

Queste quantificazioni non chiariscono molto, in verità, ma evidenziano una qual certa concretezza dell’operazione. Nel “Pnrr”, la “misura” denominata “M1C3.3” ovvero “Industria culturale e creativa”, prevede, nella “linea di intervento” che qui interessa: “investimenti nel settore cinematografico e audiovisivo per migliorarne la competitività. Il rilancio di un polo europeo strategico e celebrato in tutto il mondo per la produzione cinematografica e televisiva a Roma (Cinecittà) è essenziale per l’esistenza stessa della produzione cinematografica in Italia e per aumentare la sua attrattiva per le produzioni cinematografiche e televisive europee e internazionali. Ciò contribuirà all’occupazione e alla crescita nel settore e genererà ricadute (ovvero flussi turistici e commerciali legati alla sistemazione delle compagnie cinematografiche e audiovisive)”. Questa descrizione è stata oggetto di analisi accurata da parte dei competenti uffici delle istituzioni europee? Immaginiamo di sì, anche se risulta che il “piano industriale” non sia stato ancora trasmesso nella traduzione in inglese…

L’investimento ha l’obiettivo di potenziare la competitività del settore cinematografico e audiovisivo italiano. Il progetto è finalizzato all’attenuazione dell’impatto sociale ed economico della crisi con l’obiettivo del potenziamento di crescita economica, occupazionale e competitività, anche agendo sulla formazione, con tre linee di intervento:

Secondo gli estensori del “Pnrr”, negli ultimi 3 anni la domanda per l’utilizzazione di “studios” cinematografici a Roma sarebbe cresciuta del 200 %, e questo potenziale non potrebbe essere soddisfatto a causa degli “underinvestment in the past”… Cinecittà non sarebbe in grado di accogliere attualmente progetti filmici con budget superiore ad 80 milioni di euro…

Nel biennio 2018/2019, Cinecittà non avrebbe avuto possibilità di rispondere al 70 % della domanda, a causa di indisponibilità degli studi e di inadeguatezza tecnologica e dimensionale. La perdita di potenziali ricavi sarebbe stata stimata in 25 milioni di euro l’anno… Esisterebbe un grande “gap competitivo” con gli altri “studios” europei.

Quel che un po’ ci preoccupa è che nei documenti del Governo italiano, per enfatizzare le potenzialità delle industrie culturali e creative vengano citati dati tratti dal rapporto “Io sono Cultura” della Fondazione Symbola, sulla cui affidabilità abbiamo manifestato argomentate perplessità nel corso del tempo…

Il rischio di bocciatura da parte della Commissione Europea per impropri “aiuti di Stato”

È in corso la valutazione di compatibilità con le norme europee in materia di “aiuti di Stato”: alla luce dei dati disponibili, qualche dubbio sembra emergere, in materia di “State Aid Compliance”. Si legge, in un report della Commissione: “The document does not provide sufficient information regarding the project”. Si lamenta che “key information is missing” e si lamenta il deficit di analisi “ex ante”. Si ricorda che la Commissione ha adottato una decisione negativa una decina di anni fa, su un caso ritenuto per alcuni aspetti simile, ovvero i 265 milioni di finanziamento pubblico per la Ciudad de la Luz Film Studios da parte del Governo regionale della Valencia. In quel caso, la Commissione giunse alla conclusione che un simile investimento avrebbe distorto in modo significativo la libera concorrenza tra i principali “studios” europei…

Attendiamo che il “piano industriale” per la novella Cinecittà venga reso di pubblico dominio e magari sottoposto ad un confronto trasparente con i vari “attori” del sistema audiovisivo italiano magari promosso dai nuovi vertici, ovvero la Presidente Chiara Sbarigia e l’Amministratore Delegato Nicola Maccanico (vedi “Key4biz” del 19 aprile 2011, “Cinecittà Istituto Luce, prende corpo il Cda della ‘Hollywood europea”). A proposito, e Rai, in tutto questo?! Curiosamente, nessuno ne ha parlato nemmeno rispetto alla querelle di un possibile ampliamento della sede produttiva Rai a Milano…

Il 12 luglio possibile data per il nuovo Cda di Viale Mazzini

Il “fronte” Rai permane inquieto: al di là delle perduranti nebbie, sembra assai probabile che la prima convocazione dell’Assemblea dei Soci (Ministero Economia e Siae), prevista per mercoledì 30 giugno 2021, andrà deserta, e quindi una data probabile potrebbe essere quella di lunedì 12 luglio, in seconda convocazione.

Come è noto, i componenti del consiglio di amministrazione della Rai restano in carica per la durata di tre anni e scadono alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio dell’esercizio sociale relativo all’ultimo anno di carica. Così recita lo Statuto di Viale Mazzini.

Si ricorda che le due precedenti date, l’8 ed il 14 giugno, sono slittate di tre settimane, per inspiegate ragioni.

Nel mentre, però, né la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati né il Presidente della Camera Roberto Fico hanno fissato una data per la elezione dei 4 componenti del Consiglio di Amministrazione di nomina parlamentare. Un giorno sì ed un giorno no, l’effervescente esponente di Italia Viva, Michele Anzaldi, tuona contro questi inadempimenti, senza ricordare che non esiste un preciso obbligo di legge nella calendarizzazione.

Secondo alcuni osservatori, le ragioni dello slittamento sarebbero da ricercare anche nella difficoltà nella quadratura del cerchio da parte del Presidente del Consiglio Mario Draghi. Si ricordi che il nuovo Presidente “di garanzia” ha necessità del voto dei due terzi della Commissione di Vigilanza…

Nel silenzio dei più, continua l’indagine conoscitiva avviata dalla Commissione di Vigilanza Rai

A proposito di… Vigilanza. Nel mentre, nella disattenzione totale dei media, la Commissione presieduta da Alberto Barachini (Forza Italia) continua nella sua indagine conoscitiva sulla “governance”: andamento lento, se è vero che finora sono stati auditi soltanto (nell’ordine), Francesco Rutelli, Presidente dell’Anica (il 4 maggio 2021); Noel Curran, il Direttore Generale dell’European Broadcasting Union – Ebu (il 18 maggio); il Presidente di Confindustria Radio Televisioni Francesco Angelo Siddi (il 26 maggio); da ultimo, martedì scorso 15 giugno, il Vice Direttore Generale della Siae, Sergio Maria Fasano, e Cristina Priarone, Presidente dell’Italian Film Commissions… Si ricordi “en passant” che la Società Italia Autori Editori è azionista di minoranza della stessa Rai (0,44 % delle azioni della spa). Che per Siae non sia intervenuto in Vigilanza il Presidente Giulio Rapetti alias Mogol o il Direttore Generale Gaetano Blandini è sintomatico – secondo alcuni analisti – della funzione squisitamente teorica, ed accessoria, della pur apprezzabile iniziativa avviata da Barachini… I “veri giochi”, secondo alcuni, non avvengono infatti nelle stanze di San Macuto (la sede della Commissione di Vigilanza, appunto). Il titolo dell’iniziativa è ambizioso: “indagine conoscitiva sui modelli di governance e sul ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo, anche con riferimento al quadro europeo e agli scenari del mercato audiovisivo”. Auguriamoci produca presto un dossier documentativo adeguato alle ambizioni: lo stato dell’arte delle conoscenze di Governo e Parlamento su queste tematiche è infatti semplicemente… disarmante!

73° “Prix Italia”: Italia fuori dai giochi. Nasce il “Festival Sociale della Rai”

Nel mentre, si è concluso ieri, in quel di Milano, il famoso “Prix Italia”, (affidato – con polemiche – ad Annalisa Bruchi) ed il Presidente “pro tempore” Marcello Foa ha potuto celebrare il suo fine mandato (pare ci tenesse molto). Nessun premio all’Italia, e questa decisione delle giurie internazionali dovrebbe stimolare una qualche riflessione seria sui deficit del servizio pubblico radiotelevisivo italiano.

Merita una riflessione l’analisi dei programmi vincitori del “Prix”: una sedia a rotelle per far diventare i sogni una realtà, i “Racconti zoppi” (“Crip Tales”) della Bbc raccontano la disabilità nei primi anni ’80 e si aggiudicano la categoria “Performing Arts” nella “Sezione Tv” del 73° Prix Italia. “Arriva come un colpo allo stomaco. È scritto in modo acuto, diretto con sensibilità, recitato magnificamente. È una breve ma brillante metafora dei sogni e delle aspirazioni di una vita paralizzata”, scrivono i giurati. Ancora anni ’80, ancora Regno Unito, e l’ombra dell’Aids: Channel Four ha vinto la categoria “Tv Fiction”, con “È un peccato – It’s a Sin”. “Oltre al tema della sessualità – scrive la giuria – questa serie drammatica tocca anche altri temi rilevanti come la genitorialità, la libertà di espressione, la discriminazione, il pregiudizio e l’emarginazione delle comunità queer da parte della società in generale. un dramma storico commovente, moderno e fresco. È la storia di una minoranza che parla alla maggioranza”. La Germania si aggiudica la sezione “Tv Documentari”, con uno sguardo alla guerra “dimenticata” in Siria, con “La grotta”, della Ard. E’ la storia di un ospedale sotterraneo che – si legge nella motivazione – “è un’opera eccellente, un lavoro urgente e necessario. Fa letteralmente esplodere la guerra davanti ai tuoi occhi con la potenza di una bomba, anche se vivi nell’angolo opposto del mondo. L’argomento è stato trattato in modo delicato e intenso. Una tecnica magistrale rende questo messaggio impossibile da ignorare”.

Totalmente ignorata l’Italia.

Fuori dai giochi anche per la “Sezione Web”, fatta salva una “menzione speciale” per la serie “Mental” di Rai Fiction e Stand By Me, un’opera eccellente, che poteva essere trasmessa nel palinsesto delle reti generaliste ed invece è stata relegata sulla piattaforma RaiPlay. Diretta da Michele Vannucci e firmata da Laura Grimaldi e da Pietro Seghetti, ne abbiamo già intessuto le lodi su queste colonne (vedi “Key4biz” del 22 gennaio 2021, “Perché la riforma della Rai è finita nel dimenticatoio?”). Si tratta della prima serie italiana (pur tratta da un format scandinavo) a trattare il tema del disturbo psichico-psichiatrico, ma in verità è un’opera audiovisiva che va ben oltre, affrontando con sensibilità il più generale tema della “diversità” e quello correlato del “disagio”.

Il “Prix Italia” è stata l’occasione per annunciare anche una commendevole iniziativa di Viale Mazzini: è stata annunciata la prima edizione del “Festival Sociale della Rai”, organizzato in collaborazione con ASviS (l’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile), si terrà dal 2 al 4 luglio a Spoleto, all’interno del prestigioso Festival dei Due Mondi, e punta ad analizzare il nodo ormai ineludibile della sostenibilità nelle sue differenti declinazioni: ambientale, economica, sociale. Si confronteranno sul tema rappresentanti delle istituzioni italiane ed internazionali, esponenti del mondo imprenditoriale e sindacale, voci del terzo settore, esperienze di solidarietà. A dialogare con loro numerose ‘firme’ del servizio pubblico. L’iniziativa è stata ideata da Giovanni Parapini, Direttore di Rai per il Sociale, la struttura di Viale Mazzini che riteniamo meglio incarni la possibile rigenerazione dell’identikit di una nuova Rai possibile.

Vediamo che prospettiva le verrà assegnata dal “new deal” imminente, con il Consiglio di Amministrazione Rai che verrà.

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