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Pubblicità: giornali a picco, ma la TV non ne approfitta più di tanto

Pubblicati i dati della pubblicità vericolata sulla carta stampata: il trend è negativo, ma gli altri mezzi di comunicazione tradizionali non sono bravi a intercettarla.

di Francesca Cederna |
Giornali

Diffusi i dati dell’Osservatorio Stampa Fcp sulla pubblicità veicolata sulla stampa italiana nel periodo gennaio-ottobre 2016, confrontati con lo stesso periodo dell’anno precedente.

 

Il quadro che ne emerge è quello di una vistosa contrazione. Diminuisce la pubblicità sulla stampa perché diminuiscono anche i lettori e, come si sa, la pubblicità va dove va la gente. E in questo caso appare chiaro che la gente si sta indirizzando altrove.

 

L’intero comparto della stampa (quotidiani e periodici) appare in netta difficoltà col segno meno dappertutto, registrando un valore complessivo finale di -6%.

 

I quotidiani registrano un -7,6% sui valori di fatturato, passando da 554 milioni di euro dello scorso anno a 514 nel periodo rilevato del 2016.

 

Per i periodici, perdita di tono minore, ma pur sempre assestata complessivamente su un -3,8% (da 315 milioni dello scorso anno a 303 milioni di quest’anno). Spicca tuttavia il dato negativo dei settimanali che registrano un – 4,9% (da 167 milioni di euro dello scorso anno a 159 di quest’anno).

 

Verrebbe da chiedersi dove si indirizza la pubblicità sottratta alla stampa e non sembra che vi sia una compensazione verso altri mezzi tradizionali come la TV, il che dovrebbe invitare editori e broadcaster a riflettere maggiormente sul proprio modello di business e sulle modalità con cui affrontare il cambio del consumo dei media che internet ha indotto e in qualche modo imposto.

 

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