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PSN, il Consiglio di Stato: “Concessione affidata in modo illegittimo senza gara”. Ma non è a rischio. Le responsabilità politiche di Colao. Leggi la sentenza in PDF

VITTORIO COLAO MINISTRO INNOVAZIONE TECNOLOGICA E LA TRANSIZIONE DIGITALE

I nostri lettori lo sanno, Key4biz ha analizzato criticamente il Polo Strategico Nazionale (PSN), mettendo in evidenza “quello che non tornava”, sin da quando l’ex ministro Vittorio Colao e il suo team l’hanno prima disegnato e poi previsto una procedura di partenariato pubblico-privato per la concessione, poi andata alla cordata TIM-Cdp Equity-Leonardo e Sogei, a cui è stato riconosciuto il diritto di prelazione, essendo stato “l’operatore economico promotore del progetto”.
Ma questo diritto di prelazione è stato esercitato in modo “illegittimo”, secondo la sentenza del Consiglio di Stato pubblicata ieri, 24 ottobre.

Già sentenza del Tar del Lazio: “Offerta inammissibile, perché apportato modifiche non consentite al progetto di fattibilità posto a base di gara”

Ma andiamo con ordine.
Abbiamo riportato e analizzato con più articoli, la sentenza del TAR del Lazio, di marzo scorso, con cui è stata dichiarato inammissibile l’offerta presentata dal Raggruppamento temporaneo di imprese guidato da TIM, in quanto apportato modifiche non consentite al progetto di fattibilità posto a base di gara, nella procedura per l’affidamento del Piano Strategico Nazionale, accogliendo il ricorso di Aruba-Fastweb.

La sentenza del Consiglio di Stato: “Concessione affidata in modo illegittimo, nella sostanza senza gara”

“È stato un illegittimo affidamento diretto”, scrivono i giudici amministrativi del Consiglio di Stato, nella sentenza.

“La concessione è stata, nella sostanza, affidata senza gara”, questa la conclusione a cui giunge il Consiglio di Stato, che fa, finalmente, luce sulla vicenda.

Ecco il passaggio cruciale. La cordata Tim-Cdp-Leonardo-Sogei ha pareggiato solo l’offerta economica, avanzata da Aruba-Fastweb, che si sono aggiudicati inizialmente la gara, ma senza garantire, come invece, prevede la legge, di eseguire il Progetto PSN anche con le “medesime caratteristiche tecniche” indicate da Aruba e Fastweb. Quindi è stata scelta un’offerta “equivalente”, ma non “medesima” a quella di Aruba e Fastweb.

È emersa, così, un’”ibridazione”, che non è in linea con la normativa sul project financing, scrive Carmine Fotina su Il Sole 24 Ore, riportando per prima la sentenza.

Secondo il Consiglio di Stato, si tratta di una “circostanza pacifica”, perché “oggetto di riconoscimento esplicito sia da parte dell’amministrazione sia da parte del promotore. Il che equivale a dire che candidamente l’amministrazione ha ammesso di consentire la flagrante violazione dell’art. 183 comma 15 del codice dei contratti”.

Il Sottosegretario Butti: “Emergono evidenti responsabilità politiche che non afferiscono a questo governo”

“Emergono delle evidenti responsabilità politiche, che non afferiscono a questo governo. Avevamo criticato in modo molto costruttivo indicando le strade migliori, dal nostro punto di vista”, ha commentato la sentenza il Sottosegretario all’Innovazione tecnologica Alessio Butti rispondendo al moderatore sul palco della 40esima Assemblea di Anci in corso a Genova. “A questo punto il PSN c’è, funziona, abbiamo raggiunto i target domestici ed europei. Valuteremo”, ha concluso Butti, “con i legali e cercheremo di capire gli esiti della sentenza del Consiglio di Stato”.

Ed ora, qual è l’effetto della sentenza del Consiglio di Stato?

Emergono le responsabilità politiche dell’ex ministro dell’Innovazione tecnologica Vittorio Colao, che ha guidato il progetto del PSN sin dall’inizio.

Abbiamo, inoltre, già scritto che Fastweb e Aruba non possono prenderne il posto della cordata guidata da TIM per via di una norma “speciale”, la lex specialis di gara, il comma 4 dell’articolo 48 del decreto legge n.77 del 2021. La norma, in sostanza, non ammette ritardi nel percorso di realizzazione-accelerazione delle opere previste dal PNRR, per scongiurare la perdita dei relativi finanziamenti.

“Tutto cambia perché nulla cambi”.

Ma Aruba e Fastweb hanno diritto a un risarcimento del danno subìto, la cui cifra dovrà ora essere definita dalla magistratura competente.

Fondi PNRR e PSN

È vero che il PNRR prevede un finanziamento non diretto al PSN, di 900 milioni di euro in favore delle Amministrazioni centrali e delle Autorità sanitarie locali che debbano realizzare il processo di migrazione dei dati.

E un ulteriore investimento di 1 miliardo di euro è finalizzato alla “abilitazione e facilitazione migrazione al cloud”, in modo da consentire la migrazione anche 12mila Amministrazioni locali. Il completamento dell’intero progetto è stato stimato per il secondo trimestre del 2026.

Il PSN può continuare a contare sui fondi del PNRR? Sì.

Il Polo Strategico Nazionale non è a rischio e né lo sono i fondi PNRR destinati alla migrazione delle PA.

Il commento di Michele Zunino (Consorzio Italia Cloud): “Una sentenza che ci offre un’occasione unica per ridisegnare il futuro del mercato italiano in chiave di sovranità digitale”

La sentenza del Consiglio di Stato ci offre un’occasione unica per ridisegnare il futuro del mercato italiano in chiave di sovranità digitale”, ha dichiarato Michele Zunino, presidente del Consorzio Italia Cloud. “Occorre adesso dare nuovo slancio all’industria italiana del cloud, dove le migliori esperienze qualificate abbiano modo di concorrere all’offerta di servizi alla Pubblica Amministrazione e dei privati. In questo contesto, come Consorzio Italia Cloud abbiamo sempre promosso l’importanza del Cloud per la trasformazione digitale dell’Italia ma anche per la sua competitività internazionale”. “L’Italia deve adesso raccogliere questa sfida”, ha concluso Zunino, “per ridisegnare i confini del piano Cloud nazionale, ma mettendo al centro le politiche per la sovranità ed il controllo sui dati. Puntando sulla collaborazione tra gli operatori italiani qualificati, crediamo che sarà possibile creare un campione nazionale di innovazione e competitività”.

Per approfondire:

Scarica la sentenza in PDF del Consiglio di Stato

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