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Privacy, in USA scoperti tablet-spia nelle scuole. E in Italia dati sicuri?

Un’indagine ha svelato che i tablet e servizi digitali utilizzati nelle scuole americane rubano più dati personali del dovuto senza il consenso dei genitori. Su 152 dispositivi esaminati e su 1000 questionari somministrati è emerso sia l’assenza di un sistema di crittografia sia di una policy sulla raccolta, sul trattamento e sulla diffusione dei dati (anche a terzi).

di Luigi Garofalo | @LuigiGarofalo |

Negli Stati Uniti un terzo degli studenti fino a 12 anni a scuola utilizza un dispositivo tecnologico per l’apprendimento. La metà ha tra le mani il computer di Google (Chromebook) e oltre 30 milioni di alunni, insegnanti e amministratori scolastici usano G Suite Education, un prodotto in hosting per email, calendario e chat. Dietro questi numeri si nasconde la spy-story scoperta dall’Electronic Frontier Foundation (EFF), la principale organizzazione, senza scopi di lucro, che difende i diritti nel mondo digitale, in particolare la privacy degli utenti. Da un’indagine durata due anni l’EFF ha riscontrato che queste tecnologie, spesso offerte gratuitamente alle scuole, raccolgono molti più dati personali degli studenti senza avere il consenso e il loro trattamento non ha un limite di tempo. Nel dettaglio sui 152 dispositivi e servizi digitali esaminati e su 1000 questionari somministrati è emerso sia l’assenza di un sistema di crittografia sia di una policy sulla raccolta, sul trattamento e sulla diffusione dei dati (anche a terzi).

E in Italia?

Questa grave violazione della privacy degli alunni negli Stati Uniti fa venire, giustamente, il dubbio anche sui device utilizzati negli istituti scolastici in Italia, la cui penetrazione non è affatto paragonabile con quella oltre oceano. Lavagne e registro elettronici, tablet e app per l’apprendimento: anche in qui, comunque, si sta, lentamente, affermando la classe 2.0: occorrerebbe effettuare un test, a campione, anche nel nostro Paese per monitorare la raccolta dei dati personali che avviene attraverso l’uso di dispositivi e servizi digitali da parte degli studenti: chissà se viene registrato solo l’email e il nominativo dei ragazzi oppure tutta la loro profilazione a sua volta venduta a società di marketing. Il tutto senza l’ok dei genitori, anzi completamento a loro insaputa.

Logicamente nel mirino dei tablet-spia ci sono anche i dati personali degli insegnanti, che, in molti casi, presentano delle gravi lacune digitali e per questo motivo anche incapaci di insegnare agli alunni come proteggere le loro identità online.

Infatti l’Electronic Frontier Foundation nella parte finale del report sottolinea la necessità della formazione digitale dei maestri perché “devono svolgere il ruolo di intermediazione tra le tecnologie e gli studenti” e quindi “gli insegnanti possono arricchire i loro curricula con corsi sulla letteratura digitale e sulla protezione dei dati personali sul web”.

Si sa che gli esami non finiscono mai. Soprattutto quando si vuole o si deve per lavoro stare dietro alla tecnologia.

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