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lo scontro

Poste, il governo si spacca: cresce il fronte contro la privatizzazione

Dopo Giacomelli, anche Orfini e Delrio contro le privatizzazioni di Poste Italiane e Ferrovie dello Stato. Mercoledì alla Camera summit del PD su Poste. Minnucci (PD): 'Bene l'accordo per non chiudere gli uffici postali nel Lazio'.

di Luigi Garofalo | @LuigiGarofalo |
Poste Italiane

Il PD è diviso anche sulle privatizzazioni e la spaccatura si registra anche a livello governativo. Su Poste Italiane il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha dichiarato: “Sono assolutamente favorevole alla privatizzazione della seconda tranche di Poste Italiane, nel senso che il controllo deve rimanere in mano pubblica tramite la quota di Cassa depositi e prestiti”. Così Calenda si è smarcato dal sottosegretario allo Sviluppo economico, con delega alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, che si è detto contrario ad affidare la “cassaforte” degli italiani agli investitori internazionali: “Capisco l’esigenza di ridurre il debito pubblico, ma avanzerò una proposta su come raggiungere l’obiettivo senza procedere a una seconda tranche di privatizzazione di Poste Italiane” ha detto Giacomelli.

Il capitale della società Poste Italiane, quotata in Borsa dopo la prima apertura ai privati, è attualmente suddiviso tra Cdp 35%, Tesoro 29,3% e 21,8% investitori istituzionali e il 13,9% è in mano a singoli risparmiatori.

L’urgenza di riprendere il programma di privatizzazioni è stata ribadita mercoledì scorso dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in risposta ai rilievi dell’Ocse, nel corso della presentazione dell’Outlook sull’economia Italiana: “Per ridurre il debito verranno utilizzate diverse leve, compresa quella delle privatizzazioni”, ha dichiarato il numero del Tesoro”, che poi ha aggiunto: “non si tratta solo di fare cassa bensì aumentare l’efficienza manageriale di imprese che sul mercato possono ricevere stimoli molto importanti”.

Oltre a Poste Italiane, l’altro “gioiello di famiglia” da aprire al capitale privato sono le Ferrovie dello Stato. Ma anche su questo fronte è arrivato un No importante, quello del ministro dei Trasporti, Graziano Delrio: “Penso che vada fatta una riflessione molto profonda, abbiamo ancora molto da discutere”. Il braccio destro di Renzi ha espresso i timori sul fatto che la privatizzazione possa aumentare le tariffe dei treni a lunga percorrenza: “Ho problemi a prendermi le critiche dei pendolari sui treni ad Alta Velocità e dirgli: scusate è il mercato”.

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Un altro No secco alle vendita di Poste e Fs è giunto dal presidente del Partito Democratico. Matteo Orfini, durante la direzione del partito, ha affermato: “Non si affronta il problema del debito con le privatizzazioni. Occorre una grande strategia di investimenti pubblici”.

Mercoledì 22 febbraio il gruppo parlamentare PD farà il punto alla Camera. Sul tavolo la privatizzazione della seconda tranche di Poste Italiane.

 

Accordo Anci Lazio-Poste Italiane: nessuna chiusura degli uffici postali fino al 2018

Una buona notizia per i cittadini e i comuni laziali è giunta dall’accordo tra Anci Lazio e Poste Italiane: nessun ufficio postale attualmente operante sul territorio laziale sarà oggetto di chiusura per il biennio 2017-2018

 

Minnucci (PD): Una buona notizia anche per il dibattito sulla privatizzazione

“Accolgo con soddisfazione la notizia relativa all’accordo raggiunto da Anci Lazio e da Poste Italiane che scongiura la chiusura degli uffici postali nella nostra Regione fino al 2018”, ha commentato Emiliano Minnucci (PD). “Una buona notizia che si inserisce nel dibattito più ampio legato all’eventuale seconda tranche di privatizzazione di Poste Italiane su cui, lo dico subito”, ha concluso Minnucci, membro della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni alla Camera dei Deputati, “nutro forti dubbi e perplessità se non altro perché non possiamo continuare con questa logica di privatizzazione di realtà strategiche come Poste Italiane e Ferrovie dello Stato”.

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