Il caso Cloudflare con la sanzione di 14 milioni irrogata all’operatore di CDN da parte dell’Agcom per il mancato controllo dei contenuti che circolano sulla sua rete accende i riflettori sul Piracy Shield, la piattaforma antipirateria nazionale, gestita dall’Autorità, che permette ai titolari dei diritti (come la Lega Serie A) di segnalare rapidamente siti che trasmettono illegalmente eventi in diretta (come le partite di calcio, il “pezzotto”), obbligando gli Isp a bloccare gli accessi in soli 30 minuti. Ma il Piracy Shield ha generato controversie per errori di blocco di servizi legittimi, il più eclatante dei quali Google Drive. Ne abbiamo parlato con Giuliano Peritore, Presidente dell’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider).
Key4biz. In questi giorni il tema Piracy Shield è tornato prepotentemente alla ribalta. Perché è un tema che accende il dibattito con tale prepotenza?
Giuliano Peritore. Polarizzazione. Sono bastate poche ore ed il dibattito si è subito polarizzato, chi si schiera a favore delle prerogative di uno Stato sovrano contro chi invoca – non sempre in buona fede – i principi della libertà di parola e dell’open Internet. Chi solleva problematiche tecniche e chi si sofferma sulla sfera giuridica.
Ma non sono più di tanto le posizioni espresse a destare preoccupazione, quanto quelle alla base di molti ragionamenti.
Key4biz. Quali ragionamenti?
Giuliano Peritore. Iniziamo da un primo fatto: il diritto d’autore è tutelato dalla Legge.
Secondo fatto: le regole della democrazia non sono opzionali. Il Piracy Shield si fonda su una Legge dello Stato, approvata da un parlamento eletto, e su un Regolamento Agcom che vi dà attuazione. Anche su questo non di discute. Finché Leggi e Regolamenti sono in vigore tutti hanno il dovere, di fonte anche costituzionale, di rispettarle, e gli sforzi per assicurare tale rispetto dovrebbero essere generalmente sostenuti da tutti i cittadini, a prescindere dalla condivisione politica della singola norma. Compete alla magistratura di interpretare – o se del caso addirittura cassare – norme di dubbia costituzionalità, non alla singola impresa di disapplicare selettivamente le norme non gradite.
Terzo fatto: tutti i cittadini, e tutte le imprese, devono essere uguali davanti alla Legge (ed ai Regolamenti).
Quarto fatto: il ruolo prevalente della magistratura sulle Autorità amministrative non deve essere messo in discussione.
Quinto fatto: ottenere servizi “in regalo” non è apoditticamente un beneficio, ma talvolta un’alterazione del mercato e in alcuni casi della fiscalità e soprattutto una fonte di rischi.
Qui il vero problema non è il calcio o il Piracy Shield, il vero problema è l’accettazione e il rispetto della nostra legislazione nazionale… ma agitando a sproposito le bandiere dell’“open internet” e del “free-speech”, che non sono realmente pertinenti in questa questione, si ottiene sempre consenso.
Key4biz. Di cosa stiamo parlando quindi?
Giuliano Peritore. Gli operatori di AIIP sono da sempre schierati a favore dell’“open internet” e del “free-speech”, ma qui non stiamo parlando di una forma di censura. Per quanto si possano criticare – e AIIP lo ha fatto per prima, nelle dovute sedi legislative, prima che fosse introdotto nella nostra legislazione – i filtraggi di cui parliamo non mirano a precludere l’espressione di opinioni, ma a tutelare diritti di proprietà intellettuale e contrastare forme di criminalità, anche organizzata. Il vero principio al cuore della discussione è un altro: la sovranità regolatoria e digitale del nostro paese.
Key4biz. La nostra sovranità regolatoria e digitale è a rischio?
Giuliano Peritore. Qualora una grande impresa estera lamentasse che i limiti di velocità sulle strade italiane non sono accettabili, perché non riesce magari a consegnare i pacchi alla velocità con cui li consegna all’estero, sarebbe per questo legittimata a violarli? E se questo soggetto minacciasse di lasciare il paese o di toglierci i suoi servizi inizieremo ad ipotizzare – magari sempre polarizzati e via social – di fare un accordo ad-aziendam per sanare la questione, nel timore di non ricevere più pacchi?
Insomma temo che il dibattito si stia focalizzando più sul dito che sulla luna. Da un lato il calcio, la censura, la notizia della sanzione milionaria, notizie fantasiose su “tremendi”, quanto travisati, rischi di sicurezza per l’Internet italiana. Dall’altro temi nobili come la tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi, la regolazione, il rispetto della Legge ma soprattutto la sovranità, digitale e non solo, di uno Stato.
Key4biz. Mi pare una posizione chiaramente a favore del Piracy Shield la sua, o sbaglio?
Giuliano Peritore. Faccia attenzione, sto parlando di rispetto della dignità e delle regole di uno Stato, su cui non si può transigere. Esistono invece forme previste dalla Legge per esprimere le proprie critiche sia sulle leggi che sullo strumento Piracy Shield, che è sicuramente migliorabile e lo sarebbe ancor più con la protezione dei contenuti a monte anziché cristallizzandosi sul cercare di inibire le violazioni a valle, investendo in vera sicurezza, impostazione sulla cui efficacia e criticità si sono spesi fiumi di inchiostro da parte di tecnici e giuristi.
Key4biz. C’è un potenziale conflitto fra regole europee e nazionali?
Giuliano Peritore. Non dimentichiamoci poi che il Piracy Shield esiste anche grazie alla copertura indirettamente fornita dal Digital Services Act (DSA), un regolamento europeo che ha spalancato la porta a meccanismi centralizzati di controllo dei contenuti. È proprio in quel contesto che sono stati introdotti concetti ambigui come la “disinformazione”, veri e propri pseudo-reati senza base penalistica, ma usati in altri ambiti, in questo caso sì, per giustificare vere e proprie censure preventive ed automatizzate.
In Italia, un sistema del genere sarebbe ipoteticamente impugnabile per violazione di numerosi principi Costituzionali: riserva di giurisdizione, libertà di manifestazione del pensiero, diritto alla difesa, proporzionalità. Se il diritto europeo si ritiene oggi prevalente su quello italiano, tale prevalenza non riguarda la Costituzione, quanto meno nel suo nucleo essenziale, che rimane, anche
per la Corte Costituzionale, la fonte suprema del nostro ordinamento. Nel concreto e quotidiano dispiegarsi delle normative, tuttavia, non sempre tale prevalenza viene valorizzata.
Key4biz. In che modo sarebbe migliorabile il Piracy Shield?
Giuliano Peritore. Certo è che il Piracy Shield presenta numerosi problemi irrisolti, in primis rispetto a meccanismi efficaci per correggere errori di filtraggio. Altrettanto certo è che non sarà possibile proseguire con il Piracy Shield in assenza di ristori economici agli operatori, soprattutto in assenza di informazioni dettagliate sulla sua effettiva efficacia e di fronte a ritardi nell’applicazione dei blocchi, o peggio inerzia, da parte di alcune aziende estere “over the top”.
Per non parlare della disparità informativa dovuta al fatto che quanto meno un operatore OTT dispone di informazioni sul soggetto richiedente il blocco e sull’intermediario che ha fornito l’informazione, potendo fornire tali informazioni al pubblico, mentre al contrario i soggetti italiani adempienti in toto al Piracy Shield sono paradossalmente tenuti all’oscuro di tali informazioni.
Disparità che vedono soccombenti imprese italiane non sono tollerabili.
Key4biz. Ma il problema sono quindi solo gli OTT d’oltreoceano?
Giuliano Peritore. Evidentemente no. Il ragionamento riguarda tutti i soggetti che erogano servizi fruibili dall’Italia. Se uno qualsiasi di questi fornisce servizi tramite i quali è possibile aggirare le leggi vigenti o porre in essere minacce alla sicurezza, giusto per fare un esempio, è necessario intervenire con tutti gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione, in base all’effettivo rischio.
Ma non si tratta soltanto di reagire ad eventuali minacce: serve una visione strategica fondata sulla sovranità digitale. È sempre più evidente che non si può continuare a fare affidamento su infrastrutture digitali che sfuggono completamente alla giurisdizione nazionale. Servizi critici per la vita pubblica e privata italiana sono oggi ospitati, gestiti e controllati da soggetti terzi che rispondono ad altri ordinamenti. Questo rappresenta una fragilità strutturale enorme.
Key4biz. Quindi come si dovrebbe procedere?
Giuliano Peritore. Si parla spesso di “vendor ad alto rischio”, un modo elegante per non citare direttamente i fornitori cinesi. Eppure, da quei fornitori non abbiamo mai subito né aggressioni né minacce sistemiche, né risultano problemi reali e certificati di sicurezza. Il paradosso è che si chiudono gli occhi sulle minacce reali che derivano invece da servizi che sfuggono completamente a qualsiasi controllo democratico, ma che provengono da contesti apoditticamente “amici” o non ritenuti “a rischio”. Abbiamo mai sentito parlare invece di “vendor di servizi ad alto rischio”? E’ troppo comodo sviare l’attenzione solo sui beni materiali. Ed è mai possibile che TUTTI i servizi provenienti da un singolo paese possano essere considerati, nella loro globalità, sicuri o non sicuri?
Key4biz. Tutti gli OTT si comportano nello stesso modo?
Giuliano Peritore. Non tutti gli intermediari digitali si nascondono dietro la scusa della “neutralità della rete”. Alcuni, come YouTube – dopo un passato più lasco – e Akamai, investono concretamente in tecnologie per prevenire la pirateria alla radice. Il CEO di Akamai, Tom Leighton, è stato chiaro: esistono strumenti per combattere la pirateria senza censura di massa, senza ricorrere a meccanismi come Piracy Shield, e soprattutto senza compromettere la neutralità della rete. Basta volerli adottare.
E qui sta il nodo: non è vero che non si possa fare meglio. La verità è che solo alcuni soggetti scelgono di farlo.
Oggi esiste un ampio database di fingerprint digitali, invisibili ma univoci, che rappresentano contenuti protetti da copyright. Alcune piattaforme lo interrogano in tempo reale, analizzando dati e bloccando i contenuti pirata prima ancora che vengano distribuiti.
È un po’ come un treno: c’è chi controlla i biglietti prima di far salire i passeggeri, e chi invece fa salire chiunque, salvo poi minacciare di incendiare l’intero villaggio dove abita il controllore intervenuto a far smettere la pratica.
Allora è lecito chiedersi: perché certe piattaforme non applicano controlli a monte, pur sapendo che esistono e sono tecnicamente accessibili? Perché non usano strumenti che oggi consentono di bloccare automaticamente la pirateria, come fanno altri attori del settore?
Key4biz. Secondo lei perché?
Giuliano Peritore. La risposta sta spesso nel modello di business. Alcune aziende crescono grazie al traffico e, di fronte a obblighi di filtraggio, si trincerano spesso dietro la “libertà di espressione”. Ma, al di là dell’alto principio invocato, vi sono inevitabilmente anche considerazioni economiche. Gli accessi ed il traffico aumentano il valore percepito della rete, utile per investitori e quotazioni, e questi indicatori operano a prescindere dal fatto che il traffico sia effettivamente legale. Questo non significa, beninteso, che l’impresa volutamente sostenga, promuova o sia a conoscenza della pirateria. Ma non dotarsi di sistemi idonei ad individuare la pirateria permette di non essere costretti a contrastarla.
Key4biz. E’ soltanto una questione di modelli di business?
Giuliano Peritore. Il discorso si allarga e richiede onestà intellettuale. Alcune decisioni che vengono prese a Bruxelles, anche bypassando gli Stati membri, favoriscono le concentrazioni, la finanza speculativa e la colonizzazione digitale, mentre si affossano i modelli nazionali, le PMI e le economie locali.
Nulla viene fatto per invertire la rotta: si procede a tappe forzate verso il depotenziamento dell’iniziativa economica autonoma, consegnando interi settori ai grandi fondi internazionali. È la logica dietro il Digital Network Act, ed è la stessa che alimenta la volontà di un bando totale sugli apparati cinesi, giustificato con il pretesto che siano “pericolosi” per la sicurezza digitale.
Nel frattempo, l’Italia lascia fare, come sta accadendo con l’agricoltura, dove ha firmato l‘accordo Mercosur, che potenzialmente danneggia le aziende italiane e le filiere di qualità invece di proteggerle.
Key4biz. Quali soluzioni si sente di suggerire?
Giuliano Peritore. Serve quindi invertire con decisione questa narrazione tossica e rinunciataria, che dipinge tutto come ineluttabile. Bisogna spingere con forza sull’acceleratore della sovranità digitale, così come andrebbe fatto per quella energetica, alimentare, sanitaria.
Occorre iniziare a ridurre la dipendenza da servizi esteri, troppo spesso utilizzati da imprese italiane e pubblica amministrazione con eccessiva leggerezza, senza una reale analisi dei rischi e con la falsa illusione di essere cittadini di un unico mondo globalizzato.
È tempo di smettere di inseguire i “campioni digitali globali” e di smascherare la retorica sui presunti “campioni europei”. Dobbiamo tornare a fare economia vera, non soltanto finanza, sviluppando imprese tecnologiche solide, affidabili e soprattutto radicate nel territorio, con competenze distribuite e capaci di sostenere modelli di business nazionali, non imposti da mercati o piattaforme globali.
Ne va del nostro futuro. E di quello dei nostri giovani. Abbiamo probabilmente sbagliato sull’agricoltura firmando il Mercosur, vedremo se l’Italia saprà tenere la barra dritta almeno sul digitale. C’è molto fermento ed è un buon segnale.
