Acquisti PA

Perché la PA acquista sul Mercato elettronico anche l’informatica da 1 euro?

Lo scorso aprile la Corte dei Conti ha deliberato che per informatica e telematica gli enti pubblici devono ricorrere sempre alle convenzioni CONSIP o al MEPA. Anche per importi sotto i mille euro.

di Antonio Prado |

L’informatica fa eccezione. Gli acquisti degli enti pubblici per informatica e telematica devono per forza andare sul mercato elettronico anche sotto la soglia minima dei 1000 euro. Lo chiarisce la sezione umbra della Corte dei Conti che, rispondendo a una richiesta del Comune di Narni, ha deliberato lo scorso 27 aprile a proposito dell’obbligo per le Pubbliche Amministrazioni di acquisire beni e servizi attraverso le convenzioni CONSIP (Concessionaria Servizi Informativi Pubblici) o attraverso il Mercato elettronico (MEPA).

 

La legge di stabilità 2016 prevede infatti il ricorso al MEPA solo per gli acquisti superiori ai mille euro. Attenzione però, sottolinea la Corte, questo vale per beni e servizi di carattere generico.

 

Invece per l’approvigionamento di beni e servizi informatici e di connettività, considerati una categoria merceologica speciale, la legge impone il ricorso alle convenzioni CONSIP o al Mercato elettronico, senza alcuna distinzione di valore e dunque anche per importi pari a 1 o 2 euro.

 

Gli esempi per quel genere di acquisti sono molteplici: archiviazione su piattaforme in cloud (poco più di 2 dollari al mese), registrazione di nomi a dominio (10 dollari circa all’anno), certificati digitali (da 40 dollari l’anno). Dunque, una costellazione di prodotti che consentono il funzionamento degli enti pubblici.

 

E se un ufficio non rispettasse la norma e, per assurdo, acquistasse una chiavetta USB da 3 euro al supermercato?

La Corte dei Conti lo mette nero su bianco: si configura una responsabilità disciplinare e per danno erariale poiché è un bene reperibile sul MEPA.

 

La deroga è una sola: beni non disponibili (su CONSIP e MEPA) o circostanze di necessità e urgenza. Ma non basta poiché in questo caso l’organo di vertice amministrativo deve redigere un’autorizzazione all’acquisto motivata e trasmettere il tutto a Raffaele Cantone, presidente dell’ANAC (Autorità nazionale anti corruzione) e all’AGID (Agenzia per l’Italia digitale).

 

Se da una parte quindi il legislatore intende “garantire l’ottimizzazione e la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi informatici e di connettività” allo scopo di realizzare un risparmio annuale di spesa, dall’altra ricorrere a CONSIP e MEPA per beni di valore irrisorio appare un inutile ingessamento delle procedure.

 

Giusto accelerare sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, giusto rispettare gli obiettivi dell’agenda digitale italiana coniugata all’agenda europea, giusto ambire alla realizzazione delle grandi strategie entro il 2020, giusto vigilare attentamente contro corruzione e infiltrazioni mafiose. Ma per carità, come si è detto mille volte in difesa di cittadini e aziende, il “meno burocrazia” deve valere per tutti, PA compresa.

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