salute & tecnologia

People&Tech. Dispositivi digitali a scuola, davvero produrranno benessere per tutti?

E' vero che ogni novità comporta cambiamenti e va bene, quindi, utilizzare le innovazioni tecnologiche per migliorare l’apprendimento, ma siamo sicuri di averne valutato le conseguenze sul benessere delle persone?

di Isabella Corradini - Psicologa sociale, Presidente Centro Ricerche Themis |
Isabella Corradini

People&Tech, la rubrica settimanale a cura di Isabella Corradini, psicologa sociale e Presidente Centro Ricerche Themis, propone riflessioni su aspetti umani e sociali nell’epoca digitale. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

Appena rilasciate dal MIUR le 10 regole per l’uso dei dispositivi mobili a scuola. Premesso che sarà opportuno attendere il lavoro esteso prodotto dal gruppo di esperti nominati dal Ministero sull’argomento, quanto si legge nel decalogo lascia comunque al momento un po’ perplessi. Alcune di queste regole, infatti, appaiono un’enfatizzazione di considerazioni già fatte a suo tempo, come quelle attinenti alla promozione dell’uso delle tecnologie digitali. Ci mancherebbe, siamo nell’era dell’Internet delle cose, dell’intelligenza artificiale, dell’industria 4.0. Altre, invece, trattano in modo un po’ superficiale tematiche note da anni. Il problema, infatti, non è l’uso in sé delle tecnologie digitali, ma l’uso consapevole e responsabile.

 

Come psicologa sociale che opera da tanti anni nell’area della sicurezza, sia safety che security, vorrei fare qualche riflessione sull’utilizzo “salutare” di queste tecnologie, dal momento che al primo punto del decalogo si fa riferimento anche al “benessere delle studentesse e degli studenti e più in generale dell’intera comunità scolastica”.

 

L’evoluzione tecnologica avanza a ritmi impressionanti, ed in molte realtà ci si sta attrezzando con forme organizzative nuove sempre più basate sull’utilizzo delle tecnologie digitali, come ad esempio nel caso del lavoro agile, il cosiddetto smart working. Oltre alle opportunità che si aprono, ci sono però anche rischi da considerare. Tanto che nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, il tema del benessere dell’individuo si arricchisce di nuove prospettive.

 

Particolare attenzione viene posta al riguardo dall’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU OSHA) mediante l’individuazione e lo studio di tutte le possibili fonti di rischio. In un rapporto del 2013 “Priorities for occupational safety and health research in Europe 2013-2020” venivano delineati  temi di ricerca prioritari  da sviluppare con riferimento al mondo del lavoro e agli aspetti di salute e sicurezza. Tra questi proprio le opportunità ed i rischi legati alle tecnologie dell’informazione (Ict). Tra le prime viene citato il loro impatto positivo sulla qualità del lavoro, anche mediante nuove forme di organizzazione; tra i rischi si annoverano il sovraccarico di informazioni, la diminuzione graduale del contatto umano in presenza a favore di quello virtuale, la continua richiesta di aggiornamento delle competenze.

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Gli studi relativi all’impatto delle tecnologie sul benessere sono diversi e non sempre concordanti. Intanto, però, nuovi termini vengono coniati in ambito internazionale per indicare tipologie di disturbi, psicologici e non, legati all’uso dei dispositivi mobili. Tra questi la sindrome “Text Neck”, vale a dire l’assunzione di posture scorrette – con effetti sulla colonna vertebrale – legate al fatto di guardare il display dello smartphone o del tablet per un lungo periodo di tempo. O ancora, forme di dipendenza come la “nomofobia”, cioè la paura incontrollata di rimanere sconnessi dal proprio cellulare.  Più noto il “tecnostress”, concetto che è andato evolvendosi nel corso del tempo. Introdotto negli anni ottanta dallo psicologo americano Craig Brod per indicare un disturbo prodotto dall’incapacità di gestire in modo efficace le nuove (per l’epoca) tecnologie, in particolare quelle informatiche, viene oggi sempre più studiato secondo un approccio di tipo psicosociale. Va chiarito, infatti, che non è lo strumento tecnologico in sé ad essere “stressante”, quanto le modalità con cui l’individuo vi interagisce.

 

D’altro canto basta osservare come sia cambiato il comportamento “sociale” delle persone in pubblico. Che si tratti di un mezzo di trasporto o di un ristorante, ragazzi e adulti passano il loro tempo fissi sugli schermi di smartphone e tablet: è desolante vedere intorno ad un tavolo persone che condividono solo il posto, e non il pasto. Per non parlare di chi va ad un concerto non per godersi in diretta lo spettacolo, ma per viverlo in differita con gli amici collegati su un social network.  Al di là di quelle che possono essere considerazioni personali, c’è veramente da valutare in modo puntuale e scientifico gli effetti di tali tecnologie dal punto di vista cognitivo e sociale, considerando che il loro utilizzo è sempre più precoce.

 

Ora, è vero che ogni novità comporta cambiamenti, ma per governarli al meglio è bene cercare di comprenderne tutti i possibili effetti, siano essi positivi che negativi. Va bene, quindi, utilizzare le innovazioni tecnologiche per migliorare l’apprendimento, ma siamo sicuri di averne valutato le conseguenze sul benessere delle persone?

 

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