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Maxidecreto: 6 miliardi di euro per stoppare rincari bollette, carburanti e materiali. Avanti con le rinnovabili (ma torna il carbone)

Il maxidecreto aiuti e energia

Entro il prossimo lunedì la bozza di testo del maxidecreto su aiuti ed energia dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri. Un passaggio delicato, questo, perché dentro il documento si dovranno individuare tutte le misure e le coperture per arginare i continui rincari delle bollette, dei carburanti e delle materie prime e dei materiali (che poi a cascata fanno aumentare i prezzi di quasi tutti i beni e i servizi).

Le testate nazionali fanno riferimento ad un pacchetto di risorse di circa 6 miliardi di euro complessivi (quasi tutti i partiti comunque già chiedono un maggiore impegno finanziario, il Partito Democratico di Enrico Letta stima almeno 15 miliardi di euro di risorse per rendere le misure più efficaci), sia per gli aiuti a famiglie e imprese, sia per il superamento dell’emergenza energetica in corso. C’è anche un capitolo dedicato alle fonti rinnovabili, con un paragrafo per il carbone.

Partendo da quest’ultimo punto: il Governo potrebbe trovare il modo di semplificare davvero l’iter amministrativo e autorizzativo per la costruzione degli impianti per il solare fotovoltaico e l’eolico, come previsto dal precedente decreto bollette.

Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, sta già lavorando ad una norma per snellire i tempi di approvazione delle richieste per impianti rinnovabili da parte di sovrintendenze e Regioni.

Questo significherà però (speriamo di no) anche meno tutela per le opere d’arte, per il nostro patrimonio archeologico e ambientale che, invece esser maggiormente valorizzato (anche a livello economico, visto che ce lo invidia mezzo mondo), potrebbe esser reso più vulnerabile ad iniziative che spesso poco hanno a che fare con l’emergenza e molto con i facili guadagni.

Pacchetto energia: si punta su rinnovabili e carbone “a tempo determinato”

Tornando al capitolo energia, non ci sono solamente le fonti rinnovabili in ballo, ma anche il carbone e il gas. Si chiede di produrre più gas dai nostri pozzi e allo stesso tempo si manderanno a regime quattro centrali a carbone già esistenti (su sette totali) nelle aree di Civitavecchia, Brindisi, Monfalcone e Fusina.

Il Post Scriptum è: a tempo determinato.
Draghi a febbraio aveva ventilato l’ipotesi di riaccendere le centrali per un paio di anni non di più.

Solo sei mesi fa, durante il G20 di Roma, parlavamo di mettere al bando questi impianti a carbone proprio a partire dal 2022, con un programma da concertare sull’addio ai combustibili fossili, per aprire invece la strada solo all’energia pulita.

Oggi scenario e linguaggi sono decisamente favorevoli ai combustibili fossili.

Con queste nuove misure, purtroppo, la transizione ecologica nessuno sa dove e come finirà esattamente (altra vera via per tagliare importi bollette e dimenticarci delle forniture energetiche estere), mentre si tenta un risparmio energetico che secondo l’Adnkronos dovrebbe aggirarsi attorno ai 3 miliardi metri cubi di gas (che non sarebbero bruciati per generare energia elettrica)

In questa parte del testo non mancano altri richiami a possibili strade da percorrere per uscire dalla crisi energetica e ridurre il più rapidamente possibile la dipendenza da Mosca: geotermia, parchi eolici galleggianti, nuovi punti di estrazione, fino ad un piano di risparmio energetico che potrebbe portare anche a temporanee interruzioni nell’erogazione di luce e gas, o a razionamenti degli stessi.

Scorte nazionali di gas, le mosse dell’Arera

Ieri l’Autorità di Regolazione per energia, reti e ambiente, o Arera, ha approvato ulteriori misure per promuovere il raggiungimento dell’obiettivo di riempimento di almeno il 90% delle scorte nazionali.

Tra queste c’è il cosiddetto ‘contratto a 2 vie’, uno strumento che consentirà maggiori coperture per gli operatori sul rischio di forti oscillazioni dei prezzi – legati alla crisi russo-ucraina – tra i valori attuali e quelli del periodo invernale di consumo, contribuendo quindi all’obiettivo di ottenere maggiori disponibilità di gas nel prossimo inverno.

Un’altra possibilità presa in considerazione (in alternativa al ‘contratto a 2 vie) è il ‘premio di giacenza‘ già approvato dall’ARERA, mantenendo come principale riferimento nel calcolo dei prezzi il mercato italiano PSV Day Ahead.

Proposto, infine, un maggior ricorso all’uso della capacità di rigassificazione disponibile presso i terminali nazionali.

Attualmente, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’Italia può contare su tre rigassificatori: l’Adriatic Lng al largo del delta del Po (8 miliardi di metri cubi), Panigaglia in provincia di La Spezia (3 miliardi) e al largo di Livorno (3,75). Nei giorni scorsi è stato reso noto il progetto di noleggiare due navi per rigassificazione da circa 5-8 miliardi di metri cubi l’una.

Il Governo aiuterà imprese e famiglie

Per alleggerire le bollette nell’immediato, però, servono interventi d’emergenza e il Governo potrebbe tagliare del 30% il rezzo di vendita del metano alla pompa, mettere un miliardo di euro circa per calmierare i prezzi dei materiali, prorogare il taglio delle accise sulla benzina (come anticipato dal precedente decreto bollette) e prolungare oltre il 30 giugno il termine per accedere al superbonus vllette, garantendo al tempo stesso più liquidità alle imprese.

Su tutto questo e sulla probabilità di uno scostamento di bilancio (che tutti a parole vorrebbero evitare, sperando in un Recovery di guerra sul tavolo di Bruxelles, come lo ha chiamato Il Sole 24 Ore, con altri miliardi “facili”) si attende qualche delucidazione in più, ma il tavolo dei ministri presieduto da Draghi è in calendario per il 2 maggio.

Il giorno dopo, il 3 maggio, a valle del decreto, è invece attesa un’informativa urgente del Governo alla Camera dei Deputati sulle nuove misure prese.

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