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L’UE al centro della connettività globale: nasce la strategia Gateway da 340 miliardi di euro

Nasce la strategia “Global Gateway”

Una nuova grande strategia economica e tecnologica rivolta a tutto il mondo che la Commissione europea ha chiamato “Global Gateway”.  Una visione a 360° per la connettività di qualità, pulita e sicura, dei settori più critici di ogni Stato: dall’energia ai trasporti, dai sistemi sanitari al digitale, dall’ambiente all’istruzione e la ricerca.

Secondo la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, il Gateway globale ha il potenziale di mobilitare fino a 340 miliardi di euro di investimenti fino al 2027.

Uno strumento economico, finanziario e commerciale per sostenere la ripresa europea e dei Paesi che vorranno essere partner di questo progetto.

La pandemia di COVID-19 ha dimostrato quanto sia interconnesso il mondo in cui viviamo. Nel contesto della nostra ripresa globale vogliamo ridefinire il nostro modello di connessione mondiale, per poter plasmare più efficacemente il futuro”, ha dichiarato la Presidente della Commissione europea.

Il modello europeo prevede di investire sia nelle infrastrutture materiali che in quelle immateriali, di favorire investimenti sostenibili nei settori digitale, climatico ed energetico, nei trasporti, nella sanità, nell’istruzione e nella ricerca nonché in un quadro favorevole che garantisca condizioni di parità”, ha precisato la von der Leyen.

Nuovi strumenti finanziari per mobilitare le risorse

La strategia sfrutterà i nuovi strumenti finanziari, previsti dal quadro finanziario pluriennale dell’UE 2021-2027, tra cui: lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale – Europa globale (NDICI – Europa globale); lo Strumento di assistenza preadesione (IPA) III, nonché Interreg, InvestEU e il programma di ricerca e innovazione dell’UE Orizzonte Europa.

Questi consentono all’UE di mobilitare investimenti pubblici e privati in settori prioritari, compresa la connettività.

In particolare, il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile Plus (EFSD +), il braccio finanziario dello strumento NDICI-Europa globale, metterà a disposizione fino a 135 miliardi di euro per investimenti garantiti destinati a progetti infrastrutturali tra il 2021 e il 2027.

Fino a 18 miliardi di euro saranno messi a disposizione in forma di sovvenzioni provenienti dal bilancio dell’Unione, mentre le istituzioni finanziarie europee e le istituzioni europee per il finanziamento dello sviluppo hanno pianificato fino a 145 miliardi di euro in volumi di investimenti.

Bruxelle sta inoltre valutando la possibilità di istituire uno strumento europeo per il credito all’esportazione, al fine di integrare gli attuali accordi di credito all’esportazione a livello di Stati membri e di aumentare la competitività delle aziende.

Tutelare le imprese europee e il confronto con la sinosfera

Grazie ad esso, si contribuirebbe a garantire una maggiore parità di condizioni per le imprese europee nei mercati dei paesi terzi, dove si trovano sempre più a dover competere in maniera crescente con concorrenti di altre nazioni che ricevono ingenti sostegni da parte dei loro Governi.

Qui l’Unione si riferisce, neanche tanto alla lontana, alla Cina e all’India, ma soprattutto a Pechino, che con il suo progetto Nuova Via della Seta o One Belt One Road sta ampliando il suo raggio di azione e la sua sfera di influenza su tutta l’Asia centrale e meridionale, il Medio Oriente e l’Africa orientale (senza contare che molti Paesi europei comunque vi aderiranno).

Per questo Bruxelles pone alla base della strategia “Global Gateway” i valori della democrazia e della libertà, della cooperazione internazionale basata sul rispetto reciproco e i diritti fondamentali dell’umanità, ma anche sugli obiettivi di sostenibilità ambientale stabiliti dall’Agenda 2030.

È su questa piattaforma di valori che dovranno instaurarsi i nuovi rapporto culturali, politici, economici e commerciali con tutti i Paesi che ne vorranno far parte, per promuovere investimenti sostenibili nella connettività, tanto da integrarsi anche con l’iniziativa statunitense chiamata Build Back Better World.

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