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Li-Fi: l’Internet delle cose traina le connessioni a LED

Li-Fi

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La crescente domanda di connettività wireless sta mettendo sotto pressione le reti Wi-Fi. Una pressione che aumenterà nei prossimi anni: la società di ricerca Gartner  calcola che entro il 2020 saranno 25 miliardi i dispositivi connessi alla rete in grado di trasmettere e ricevere informazioni.

Difficilmente le attuali tecnologie wireless potranno reggere questo traffico, soprattutto nelle aree urbane, dove molti utenti si trovano a condividere la capacità limitata del Wi-Fi. Ma in aiuto potrebbero arrivare le connessioni via LED, o Li-Fi (light fidelity), un sistema di comunicazione che sfrutta la porzione di luce visibile dello spettro elettromagnetico (VLC, Visible Light Communication) per trasmettere informazioni.

Il termine Li-Fi è stato coniato nel 2011 dal Prof. Harald Haas dell’Università di Edimburgo, che aveva dimostrato come una lampada a LED dotata di tecnologia di elaborazione del segnale era in grado di trasmettere un video ad alta definizione a un computer.

Le sperimentazioni sulle potenzialità del Li-Fi sono in corso da diversi anni: in Cina, un paio d’anni or sono, un team di ricercatori era riuscito a raggiungere una velocità di trasmissione da 150 megabits al secondo, con una lampadina a LED da un watt in grado di connettere 4 computer. Poco tempo dopo, un team di ricercatori britannici sosteneva di aver raggiunto una velocità di trasmissione dati di 10Gbit/s, utilizzando una lampadina a micro-LED per trasmettere 3,5 gbit/s su ciascuno dei tre colori primari – rosso, verde e blu – che costituiscono la luce bianca.

Lo spettro della luce visibile è solo una piccola porzione dell’intero spettro elettromagnetico, ma è 10 mila volte più grande dello spettro radio. La tecnologia Li-Fi presenta quindi diversi  vantaggi: innanzitutto quello di bypassare le già congestionate frequenze radio del Wi-Fi e di garantire una capacità pressoché illimitata, nonché la possibilità di fornire una connettività più localizzata e costante negli edifici, grazie alla distribuzione uniforme di trasmettitori a LED.

Diversi utenti connessi in una stessa stanza, inoltre, potrebbero navigare senza interruzioni o interferenze, sfruttando il fatto che, come dimostrato nelle sperimentazioni in corso, le lampadine a micro-LED permettono di trasmettere flussi di luce in parallelo, moltiplicando ciascuno la quantità di dati trasmissibili.

Il Li-Fi presenta inoltre una serie di altri vantaggi dal punto di vista della sicurezza: dal momento che la luce non può penetrare i muri come le onde radio, sarebbe quasi impossibile per gli hacker intrufolarsi nelle reti, mentre viaggiando in aereo non ci sarebbe bisogno di spegnere i dispositivi.

Last but not least, l’utilizzo di lampadine a LED eviterebbe la necessità di nuove infrastrutture per potenziare le reti.

Il Li-Fi potrà fare la differenza con l’avvento del cosiddetto Internet of Things, ossia quando tutti i dispositivi che si trovano nelle nostre case – compresi lavatrice e frigo, per capirci – saranno connessi in rete e comunicheranno uno con l’altro e con noi attraverso la rete: il nostro frigo, ad esempio, potrà avvertirci, con un sms sul telefonino, che abbiamo finito il latte e anche ordinarlo per noi o ancora i sensori installati nell’auto potranno avvisarci che le gomme sono sgonfie o usurate e indicarci il meccanico più vicino.

E parliamo di un futuro neanche troppo lontano: sono già diverse le aziende che offrono dispositivi che sfruttano le comunicazioni Li-Fi: la scozzese PureLiFicofondata da Harald Haas – offre già due diverse soluzioni: Li-1st, una soluzione plug-and-play per connessioni sicure point-to-point che può inviare e ricevere dati ad una velocità di 5 Mbps in download e upload fino ad una distanza di tre metri e Li-Flame, che è invece in grado di identificare la sorgente di luce da cui riceve i dati e di agganciare il segnale in movimento.

La francese Oledcomm utlizza le connessioni Li-Fi I ambito ospedaliero.

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