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“Legge cinema e audiovisivo”, presentata la valutazione di impatto

Ieri pomeriggio, mercoledì 20 ottobre 2021, nella economia della kermesse della “Festa del Cinema di Roma”, si è tenuto, presso la sala dedicata al compianto assessore alla cultura Gianni Borgna, un incontro – intitolato “Tre anni di valutazione: obiettivi, strumenti e risultati” – in occasione del quale c’è stata la prima presentazione pubblica della “valutazione di impatto” che la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura ha affidato, da tre anni, all’associazione temporanea di impresa (ats) tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e la società di consulenza Ptsclas spa.

Sulla questione (la valutazione di impatto), siamo stati finora gli unici a scrivere, nel corso degli anni: incredibile, ma vero, eppure si tratta di una relazione al Parlamento prevista dalla stessa legge cinema e audiovisivo fortemente voluta dal Ministro Dario Franceschini (la legge n. 220 del 2016).

La relazione viene trasmessa dal Ministero al Parlamento, ma, finora, essa è rimasta – come dire?! – “clandestinamente” agli atti: mai è stata oggetto di analisi, per esempio, da parte delle Commissioni Cultura di Camera e Senato. Una sorta di “atto dovuto”, che, finora, non ha mai suscitato alcun interesse, né da parte della comunità professionale di riferimento (che forse paradossalmente ne disconosce ancora l’esistenza…) né da parte delle istituzioni preposte (le succitate commissioni parlamentari, ma anche – tra gli altri – l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni alias Agcom).

La “valutazione di impatto” supera finalmente la semi-clandestinità?

Questa relazione dovrebbe essere oggetto di condivisione con la comunità culturale nazionale e di ampio dibattito, ma fino a ieri era rimasta un documento purtroppo semi-clandestino, e soltanto una testata come “Key4biz” le aveva dedicato l’attenzione che merita: vedi, da ultimo, l’articolo “Pubblicata la ‘valutazione d’impatto’ della legge cinema e audiovisivo per il 2019”, su “Key4biz” del 10 marzo 2021. Si rimanda a quell’analisi critica, per i contenuti della ricerca, e qui ci si limita ad una qualche annotazione di commento sull’incontro di ieri.

La decisione di promuovere l’incontro è stata assunta dalla Direzione Cinema e Audiovisivo, e pubblicizzata con una notizia pubblicata sul sito web della Dgca venerdì scorso 15 ottobre 2021.

È opportuno riportare quel che prevedeva l’iniziativa, nelle intenzioni dei promotori: “in occasione della sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiC e Fondazione Cinema per Roma, in collaborazione con Ptsclas e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, organizzano un incontro dedicato ad approfondire gli impatti che la nuova Disciplina del Cinema e dell’Audiovisivo ha avuto sul comparto a partire dalla sua entrata in vigore nel 2017”. 

Si leggeva poi: “la Legge ha rappresentato, come è noto, un punto di svolta nella storia del sostegno pubblico all’industria cinematografica e audiovisiva, introducendo nuove misure finalizzate a riformare, riorganizzare e razionalizzare questo importante comparto dell’attività produttiva e culturale italiana”. E fin qui, non si può non essere d’accordo.

Si concludeva: “l’evento vuole essere un’occasione per confrontarsi sulle evidenze emerse nelle valutazioni, realizzate da Ptsclas e Università Cattolica su incarico della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Mic, circa la capacità della Legge e delle sue singole misure di produrre impatti, nel rispetto dei Principi (art. 3) a cui essa stessa si ispira, sull’economia nazionale, sulla filiera cinematografica e audiovisiva e sui nodi che la compongono”.  E, ancora: “l’evento sarà, infine, l’occasione per riflettere e discutere sulle prospettive di miglioramento e sulle esigenze del settore anche in relazione alle misure messe in campo dall’Amministrazione in risposta alla crisi collegata all’emergenza sanitaria”.

Queste commendevoli intenzioni si sono concretizzate?

Soltanto in parte (in minima parte), perché seppure fosse previsto un “question time” (così, testuale, nel programma) la presentazione (iniziata con mezz’ora di ritardo, nella tradizione italiana, e durata due ore)  è stata assorbita dagli intervenuti del Direttore Generale Nicola Borrelli e delle due rappresentanti degli istituti di ricerca, ovvero Angela Tibaldi per Ptclas e Mariagrazia Fanchi per la Cattolica, e soltanto due esponenti della “filiera” sono stati coinvolti, ovvero Angelo Barbagallo (titolare della Bibi Film) e Maurizio Tini (titolare della Garbo Produzioni). Produttori che sono interventi sostanzialmente “uti singoli” e non come rappresentanti delle due “lobby” del settore (cui pure sono associati) ovvero Anica ed Apa. Era prevista, tra i relatori, anche Iole Giannattasio, della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, ma non è intervenuta.

In sintesi, ieri è stata presentata, per la prima volta pubblicamente, una sintesi dei risultati dei 3 anni del lavoro che la Direzione ha affidato, di anno in anno, a fronte di un budget di circa 100mila euro l’anno, a Cattolica e Ptsclass spa, ovvero una ricognizione sommaria sugli anni 2017-2018-2019…

Allorquando al 30 settembre 2021, la Dg avrebbe dovuto trasmettere al Parlamento anche la relazione riguardante l’anno 2020: il Direttore Generale Borrelli ha segnalato che si è in ritardo di tre settimane, ma che la conclusione del lavoro è imminente.

Si ricorda che la relazione relativa all’anno 2019 è stata pubblicata sul sito web della Direzione Cinema e Audiovisivo soltanto il 10 marzo 2021 (alla presidenza del Senato è stata comunicata l’11 marzo 2021).

Ci si augura che quella relativa allo 2020 venga pubblicata nelle prossime settimane, e soprattutto che le venga data la pubblicità che richiede.

Il Direttore Generale Nicola Borrelli ha segnalato come la legge Franceschini non possa essere in verità ancora considerata completamente “a pieno” regime, sia a causa della paralisi determinata dalle conseguenze della pandemia Covid-19 sia a causa dei molti decreti attuativi previsti, emanati ed ancora in gestazione (complessivamente oltre 20): sintomatico l’esempio del nuovo decreto ministeriale sulle “window” (le finestre temporali per la commercializzazione dei prodotti audiovisivi sui vari media), che stava per essere firmato prima dell’estate, ma la cui approvazione è stata rimandata essendo emersa l’esigenza di ulteriori riflessioni in funzione di ulteriori repentine modificazioni dell’assetto del sistema audiovisivo nazionale.

Decreti attuativi della legge Franceschini in continuo aggiornamento

Il meccanismo stesso del “tax credit” per la produzione è stato rivisto ben 3 volte, ed entro l’anno si assisterà una quarta revisione, anch’essa profonda, ha annunciato Borrelli.

Il Direttore Generale ha ricordato come l’intervento dello Stato si sia rafforzato in modo significativo, se è vero che il fondo a favore del cinema ammontava a circa 250 milioni di euro nel 2016 ed ora siamo arrivati a circa 750 milioni di euro, di cui circa 500 milioni proprio per il “tax credit”.

Borrelli ritiene che si stia assistendo ad una positiva “crescita strutturale” del sistema audiovisivo nazionale, ed è convinto che i risultati della ricerca confermino il suo convincimento.

Chi redige queste noterelle non è convinto di queste tesi, e ritiene che le “valutazioni di impatto” realizzata da Ptclass e Cattolica non producano ancora un dataset adeguato a sostenere questa impostazione: che ci sia stata “crescita”, è indubbio (basti pensare alla quantità di lungometraggi cinematografici che vengono ormai prodotti ogni anno in Italia), ma che questa crescita sia stata strutturale e sana, è tutto da dimostrare.

Temiamo che ne abbiano beneficiato più i “big player” che i piccoli imprenditori.

Temiamo che lo Stato stia stimolando una produzione “assistita” che non trova alcuno sbocco sui mercati di riferimento.

È sufficiente osservare come la quasi totalità dei film cinematografici prodotti in Italia non viene distribuita nei cinematografi, trasmessa in televisione, offerta dalle piattaforme web: cui prodest, quindi?!

È questa reale estensione del pluralismo espressivo, ovvero della democrazia culturale?

Purtroppo, le “valutazioni di impatto” affidate dal Ministero a Ptclass e Cattolica non indagano adeguatamente su questa tematica, che pure riteniamo sia essenziale, centrale, fondamentale, per poter comprendere se la “politica culturale” nazionale è ben impostata e ben orientata.

Anche l’effettiva efficacia della strumentazione del “tax credit” è ancora tutta da dimostrare.

Per quanto riguarda la produzione, Borrelli ha ricordato che nel 2019 ne avevano beneficiato 225 opere, cresciute a quota 317 nel 2020, e che, al 30 settembre 2021, le istanze hanno già raggiunto quota… 772 opere!

E cercheremo di fare in modo che tutte le istanze possano essere accolte”, ha annunciato il Dg, pur nella coscienza della notevole quantità di danari da iniettare nel sistema.

Dati impressionanti, senza dubbio, ma dimostrano semplicemente che molti operatori hanno approfittato e più ancora intendono approfittare delle iniezioni di pubblici danari nel sistema.

Siamo di fronte ad una sorta di… euforia assistenzialista.

Borrelli: “il tax credit è di fatto un contributo semi-automatico al 40%”

Con apprezzabile onestà intellettuale e politica, Nicola Borrelli ha sostenuto che, di fatto, il “tax credit” può essere assimilato ad un “contributo semi-automatico al 40 %”.

Ha evidenziato come il meccanismo italiano sia assai più generoso del “modello francese”, dato che i beneficiari del tax credit, nel nostro Paese, possono utilizzarlo non soltanto per le imposte dirette (come avviene in Francia), ma di fatto a favore di “tutto quel che prevede l’F24” (imposte dirette ed indirette, etc.).

Per quanto riguarda la presentazione da parte delle due rappresentanti dell’ats, non riproduciamo qui i commenti analitici che abbiamo già proposto in precedenti interventi su queste colonne: già soltanto realizzare una ricerca che utilizza, come base dei dati, i “codici Ateco” significa non aver compreso come simili classificazioni non restituiscono la vera verità del settore, date le caratteristiche strutturali delle imprese culturali e creative e la loro tendenziale sfuggenza a simili rigide tassonomie (è lo stesso errore, marchiano e grave, commesso anche dai ricercatori di Symbola, ed altri ancora). Basti osservare che ieri sono state riproposte cifre semplicemente ridicole sulla quantità di imprese di “distribuzione” audiovisiva in Italia, che sarebbero oltre 6.000 (dicesi seimila!!!).

Crediamo che non abbia senso qui infierire sulle stime dei “moltiplicatori” (quanto “produce” 1 euro investito nel settore…), che, secondo Ptsclas e Cattolica, sarebbero di 2,78 per quanto riguarda il settore della “produzione”, con un “valore aggiunto” che arriverebbe addirittura a 3,4, perché tutta la materia dei moltiplicatori dovrebbe essere oggetto di analisi assai più accurate ed approfondite (con buona pace delle belle intenzioni di approccio “multidimensionale” e “multilivello”), per evitare che si ri-produca una fantasiosa numerologia.

Un velo di pietoso silenzio, poi, per quanto riguarda i dati relativi all’export di audiovisivo italiano nel mondo, che evidenziano cifre che – con cortesia – possiamo definire surreali (e lo stesso errore, in questo specifico campo di ricerca, è stato commesso recentemente anche dall’Ice-Ita, vedi “Key4biz” del 14 ottobre 2021, “Mia 2021: non convince la ricerca Ice sull’export dell’audiovisivo. Stimolante il Rapporto Apa sull’industria nazionale”).

Per 1 euro speso nel sistema audiovisivo, 30 centesimi tornano nelle casse dello Stato?

Tra i dati interessanti emersi ieri (e forse difficili da “pescare” nelle quasi 400 pagine (351, per l’esattezza) del rapporto di ricerca…), senza dubbio questo: per 1 euro speso nel sistema audiovisivo italiano, 0,30 euro (30 centesimi di euro) rientrerebbero nelle casse dello Stato, grazie giustappunto all’economia che deriva dai “moltiplicatori”, ovvero per l’insieme dei processi economici provocati da monte a valle. Se la stima dei moltiplicatori fosse corretta e valida (vedi supra), si tratterebbe di un dato veramente molto stimolante.

Le slide di presentazione della ricerca non sono ancora state pubblicate sul sito web del Ministero della Cultura (alla data di chiusura di quest’articolo “in tipografia”) e le abbiamo richieste a Ptclass e Cattolica: le andremo a pubblicare non appena le avremo ricevute.

La direttrice della ricerca Mariagrazia Fanchi ha rimandato i presenti alla lettura del rapporto di ricerca, evidenziando come esso contenga una gran massa di dati, ma ha anche riconosciuto – con grande onestà intellettuale – che il documento è “un po’ respingente”, e noi stessi, su queste colonne, abbiamo più volte evidenziato come il report presentasse (architettura editoriale a parte) una impostazione infografica piuttosto arcaica, e certamente non invitante alla lettura.

Da segnalare che a commentare la valutazione di impatto sono stati invitati due produttori soltanto: uno cinematografico, come Barbagallo, ed uno più audiovisivo (ovvero extra-“theatrical”) come Tini: nessun rappresentante di altre fasi della filiera (dai distributori agli esercenti), e di altre “anime” del sistema audiovisivo, come gli autori (registi e sceneggiatori, in primis) e professionisti altri. Perché?!

A conclusione della presentazione, sono state accolte due domanda: da parte di Lampo Calenda, produttore indipendente, che ha rimarcato l’esigenza di acquisire informazioni sulle caratteristiche strutturali delle tante (forse “troppe”?, domandiamo noi) imprese di produzione audiovisiva indipendente, che in Italia sono storicamente sotto-capitalizzate, ed ha domandato se potrebbe essere preso in considerazione un intervento di Invitalia in materia (potrebbe acquisire quote delle imprese, per farle crescere dotandole della adeguata dotazione finanziaria, per poi uscirne dall’azionariato e farle continuare a crescere con le proprie gambe); la Segretaria Generale di Anica nonché Direttrice di Anica Academy Francesca Medolago Albani ha chiesto alle ricercatrici se disponevano di dati comparativi rispetto a quello 0,3 euro su 1 euro investito che, dal punto di vista del gettito fiscale, torna allo Stato dalle attività delle imprese del settore audiovisivo. Si tratta di un dato effettivamente molto importante, e “spendibile” politicamente, se migliore rispetto ad altri settori economici (per esempio, l’edilizia).

Valutazione di impatto Ptsclas & Cattolica: deficit di approccio critico

Quel che manca a questa “valutazione di impatto” è l’approccio critico.

È un lavoro di ricerca che si caratterizza per assoluta… neutralità. Non identifica in alcun modo le criticità del sistema, allorquando noi riteniamo che proprio a ciò dovrebbe invece servire.

Il Direttore Generale Borrelli ha esordito sostenendo: “la valutazione d’impatto non deve dare un giudizio secco, ma orientare le scelte” del Ministero.

Riteniamo invece che una “valutazione di impatto”, se realmente accurata (dal punto di vista metodologico), e politicamente (scientificamente) indipendente debba identificare i nodi del sistema e prospettare possibili soluzioni per scioglierli.

Non deve essere asettica ed incolore e quindi insapore. Perché, in questo modo, si corre il rischio di far pensare che si tratti non di ricercatori indipendenti, ma di portatori d’acqua del “Principe” di turno: il quale sorride autocompiaciuto, convinto di aver fatto del proprio meglio, anche “alla luce” di decine e decine di tabelle e grafici e di centinaia di pagine di elaborati. Anche se va dato atto al Direttore Generale Nicola Borrelli di aver riconosciuto che una qualche “correzione di rotta” va forse assunta. Quale “correzione”, però, non emerge certo dalla “valutazione di impatto” Ptsclas Cattolica.

Confidiamo quindi che la prossima edizione (di imminente pubblicazione) sia meno asettica. E che venga finalmente sottoposta ad una discussione, ampia e plurale e politica (intesa come orientamenti della “politica culturale”, appunto), con la comunità professionale e culturale. E non basterà una giornata intera, se il Ministero si vorrà veramente confrontare con la comunità.

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