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La Russia impone software russi preinstallati su smartphone e device

Una nuova legge in Russia impone ai produttori di device di prevedere la presenza di software russi preinstallati a bordo. L’obiettivo dichiarato è di consentire ai produttori russi di software di competere con quelli stranieri. Alcuni l’hanno ribattezzata come la “legge anti Apple”, anche se in realtà la stessa Apple si è prontamente adeguata.   

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Legge anti Apple

Di fatto, la Russa richiede che tutti gli smart devices sul mercato – compresi smartphone, computer, Tv – che sono presenti nel paese abbiano preinstallati dei software russi. La legge riguarda tutti gli apparecchi che saranno prodotti da martedì scorso in avanti.

Secondo la Reuters, si tratta di un provvedimento finalizzato ad aiutare le aziende di software russe a competere a livello internazionale.

La legge di fatto rappresenta un problema per Apple, tanto che è diventata nota come “la legge contro Apple”.

Ma il mese scorso Apple ha accettato di consentire l’installazione di software russo in fase di configurazione dei suoi telefoni, ha riferito Reuters.

App russe in fase scaricabili di configurazione

La società ha reso noto che offrirà app realizzate da sviluppatori russi in fase di attivazione da parte dei clienti. Ma che le app verranno controllate per assicurarsi che rientrino nei parametri di privacy e sicurezza di Apple.

Ciò significa che gli utenti potranno scegliere delle app russe preferendole a quelle straniere in fase di attivazione e configurazione del device.

Il nuovo processo di configurazione prevede che in conformità con le richieste legali russe, sia quindi possibile scegliere in una lista di app russe quali scaricare. Fra queste ce ne sono anche parecchi di Yandex, il Google russo.

La Russia ha cercato di reprimere le società tecnologiche statunitensi nel paese e rafforzare la sua dipendenza dalla sua “Internet sovrana” controllata dal governo. Il mese scorso, la Russia ha rallentato Twitter in risposta al rifiuto dell’azienda di rimuovere vari contenuti vietati, ma questo ha finito per bloccare molti altri domini, incluso il sito web del Cremlino.

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