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La rivincita della realtà virtuale grazie al Coronavirus

#restateacasa è il leitmotiv che da settimane istituzioni e cittadini ripetono ogni giorno.

Sebbene sia una necessità inderogabile, pena una denuncia e la gogna sociale, molti continuano a “scappare” di casa, mettendo a rischio se stessi e gli altri. Eppure, anche in questo caso, la tecnologia può venire in soccorso a chi proprio non riesce a rimanere fra le mura domestiche.

In queste settimane abbiamo sottolineato i vantaggi di molte delle features del digitale, che ci permettono di acquistare, lavorare e socializzare senza dover uscire dal proprio appartamento; un aiuto psicologico e operativo prezioso.

La rivincita della realtà virtuale

Tra gli strumenti che vengono citati, ovvero eCommerce, piattaforme di videocall, gestionali, social, c’è ne uno che viene nominato di rado, forse perché non ancora abbastanza diffuso fra la popolazione: la VR (Virtual Reality).

Questa tecnologia, dalla sua comparsa negli anni 80 del Novecento, ha fatto molta strada: oggi è un mercato che vale miliardi di dollari, ed è costantemente in crescita.

Ciò che è sempre mancato alla realtà virtuale è stata l’accessibilità economica e uno sviluppo tecnologico in grado di soddisfare tutti. Almeno queste erano le problematiche più evidenti prima della quarantena.

Oggi, che viviamo tra salotto, cucina e camera da letto, e che usciamo solo per fare la spesa, o per portare fuori il cane, appare chiaro il limite maggiore della VR: semplicemente non ne avevamo bisogno. Le nostre vite erano già soddisfacenti nel reale, perché mai avremmo dovuto crearne di nuove nel virtuale?

Cosa è cambiato con il Coronavirus

Oggi però il paradigma è cambiato profondamente. Al momento non abbiamo la minima idea di come sarà il mondo fra mesi, figuriamoci anni! Non sappiamo se e quando potremo ricominciare la vita di prima. In questo contesto la realtà virtuale assume tutto un altro significato e valore.

Chiusi in casa, intorno a noi il mondo sembra stringersi. Gli amici, per quanto possano essere vicini, sembrano lontanissimi. Certo, ci si può parlare in chat o in video, o giocare insieme online, ma l’intimità di prima è solo un ricordo lontano. La VR risponde proprio a ciò che oggi manca di più: il “contatto” fra le persone care.

Da questo concetto devono partire le idee e le proposte degli addetti ai lavori; portare nel virtuale il tocco umano che la quarantena ci ha tolto. Le piattaforme che sono nate in questi anni avevano tutte un obiettivo comune, ovvero di rendere la vita virtuale “migliore” (più divertente, piena di possibilità e attività) di quella reale. Adesso non ne abbiamo più bisogno: ci basta vivere una vita reale, né più né meno.

La tecnologia deve essere empatica; deve cioè seguire, comprendere e rispondere ai bisogni delle persone. La realtà virtuale prima rispondeva ai bisogni di pochi, oggi invece può soddisfare il desiderio di tutti o quasi.

Facebook Horizon

Il 2020 doveva essere l’anno di Facebook Horizon, ovvero la prima piattaforma social VR che aveva realmente la possibilità di diventare mainstream. Vedremo se sarà realmente così e se riuscirà a convincere le gente del suo valore: le prospettive, anche alla luce della situazione di oggi, sono ottime.

Intanto consoliamoci pensando che questi mesi, fra alti e bassi, hanno sancito un “predominio” (per quanto si speri limitato nei modi e nel tempo) del virtuale rispetto al reale. Oggi senza il digitale le nostre vite sarebbero infinitamente più solitarie e difficili; ciò che però ci stimola, nell’alzare gli occhi al futuro, è che c’è ancora tanto da fare e da sviluppare.

Photo by Scott Webb on Unsplash

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