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La gestione del patrimonio dei dati pubblici alla base della trasformazione digitale della PA

Nella seconda settimana di maggio si sono svolti tre importanti eventi che hanno offerto interessanti spunti di riflessione sulla trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione come sfida etica e culturale e sull’importanza dei dati pubblici come fattore abilitante della stessa.
Il 6 maggio scorso al Teatro San Carlo di Napoli il Presidente Mattarella nel suo intervento al “XIII Simposio del COTEC Europa”, il cui tema centrale riguardava l’evoluzione del ruolo e l’assetto strategico della Pubblica Amministrazione alla luce della rivoluzione digitale, ha sottolineato lo stretto rapporto tra il progresso dei nostri Paesi e la capacità delle Pubbliche Amministrazioni di saper rispondere alle innovazioni presenti nel tessuto sociale. Pubbliche Amministrazioni, spesso “impantanate nella babele di gestione dei dati separate e fra loro non interoperabili”, alle quali si richiede un profondo miglioramento qualitativo per riuscire ad essere al passo con le radicali trasformazioni delle dimensioni tempo/spazio apportate dal digitale.

Il Presidente ha evidenziato come la Pubblica Amministrazione abbia un’enorme responsabilità sotto tutti i punti di vista, anche e soprattutto sotto il profilo etico e culturale.
L’opportunità offerta dall’interazione con il digitale deve rappresentare un’occasione e non ledere i principi di accesso alla piena cittadinanza; l’inclusività deve essere il principio caratterizzante l’attivazione delle nuove tecnologie per non incorrere, nella fase di transizione, nel riproporsi di questioni sociali come quella degli illetterati del nostro Paese agli inizi del ‘900.
Altro attualissimo tema affrontato dal Presidente è stato quello della gestione dei dati: “il controllo dei big data deve essere garanzia della libertà dei cittadini e non sfruttamento della loro identità; ancora non possiamo perdere di vista il valore di una gestione aperta dei dati e dei processi della Pubblica Amministrazione”.
L’intervento si è concluso con l’auspicio del Presidente di riprogettare la Pubblica Amministrazione in un mondo digitale al servizio realmente del cittadino.

Nell’Aula dei Gruppi Parlamentari presso la Camera dei deputati, mercoledì 8 maggio il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Pubblica Amministrazione, Onorevole Mattia Fantinati, ha coordinato un incontro dal titolo “Anagrafe Digitale, un bene comune”.
Tema dell’incontro l’Anagrafe Nazionale Popolazione Residente istituita presso il Ministero dell’Interno, passo essenziale per la realizzazione dell’Agenda Digitale, un progetto ambizioso che consentirà di avere un database unico a livello nazionale, al posto delle attuali ottomila anagrafi comunali, che gestirà le nostre identità apportando enormi vantaggi per i cittadini e la Pubblica Amministrazione.
Sogei in qualità di partner tecnologico e il Team per la Trasformazione Digitale, che su delega del Ministero dell’Interno ha assunto il ruolo di responsabile dell’esecuzione del progetto con l’incarico di operare per la diffusione della piattaforma,  “lavorano in perfetta sinergia” per accompagnare i Comuni nella fase di subentro nell’ANPR, “da una parte c’è chi realizza il sistema operativo dell’Italia e dall’altra chi ha la visione della digitalizzazione della PA ed insieme al mio contributo vogliamo indicare una strategia comune per avere risultati migliori nella digitalizzazione dell’Italia”, ha riferito l’Onorevole Fantinati nellavideointervista realizzata da key4biz al termine del convegno.

Va sottolineata l’importanza strategica di questo progetto che è uno degli asset fondamentali per la digitalizzazione del Paese, che per questo ha stanziato fondi e finanziamenti; i Comuni hanno quindi la chance di essere tra i motori trainanti della transizione digitale del nostro Paese.
Attualmente più di duemila Comuni su ottomila hanno aderito all’Anagrafe Nazionale Popolazione Residente, l’obiettivo è quello di completare la fase di subentro per la fine del 2019.

È solo il caso di sottolineare gli enormi vantaggi che scaturiranno da ANPR; le Pubbliche Amministrazioni centrali e locali miglioreranno i propri servizi risparmiando risorse e potranno dialogare in maniera efficiente tra di loro avendo una fonte unica e certa per i dati dei cittadini, i cittadini potranno contare su servizi evoluti grazie ai quali ad esempio non sarà più necessario comunicare a ogni ufficio della Pubblica Amministrazione i propri dati anagrafici e sarà possibile ottenere certificati senza più bisogno di recarsi allo sportello, infine il Paese che attraverso il contributo del digitale potrà debellare con la trasparenza  fenomeni come la corruzione

La logica sottesa al progetto di adesione ad ANPR e alle altre piattaforme è proprio quella del vincere insieme, vincere tutti e in questo caso a vincere sono le Pubbliche Amministrazioni, i cittadini e il sistema Paese.
Sul percorso digitale italiano e sui dati si è soffermato, con alcune considerazioni, il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte nella conferenza “Data Driven Innovation – Roma 2019. Open Summit” svoltasi venerdì 10 maggio presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Roma Tre.
L’importanza del patrimonio offerto dai dati rispetto ai quali il settore pubblico è il maggior collettore e produttore, tra i punti sottolineati dal Presidente del Consiglio, ma questo enorme patrimonio risulta ancora scarsamente utilizzato a causa della mancanza di organizzazione e metodologia nella loro raccolta e gestione.

Una politica basata sui dati (data driven) può sicuramente aiutare la condotta decisionale del governo la cui azione, guidata da processi basati sull’evidenza degli stessi, potrà avere significativi impatti sui bisogni dei cittadini.
Attraverso la condivisione e l’analisi dei dati potrà essere garantita una migliore allocazione e gestione delle risorse economiche, umane e materiali, con conseguente ottimizzazione della spesa pubblica.
Per sfruttare l’enorme potenziale dei dati è essenziale migliorarne l’uso e la condivisione, prevedendo la loro standardizzazione e la creazione di meccanismi di verifica della disponibilità e ricerca. 
 “Vanno dunque implementate adeguate ed efficienti soluzioni tecnologiche che garantiscano la scoperta (i dati devono essere trovati), la condivisione (i dati devono essere resi disponibili all’interno delle istituzioni pubbliche) e l’usabilità (i dati devono poter essere processati e trattati)” ha affermato ancora il Presidente del Consiglio.
I dati sono indispensabili per le attività delle PA, che però spesso si rifiutano di condividerli sia per timore di violazioni, sia perché considerano i dati proprietari e hanno valore solo aggregati ad altri dati attraverso l’utilizzo di soluzioni tecnologiche che permettono di trasformarli in informazioni.
L’intervento del Presidente del Consiglio si è concluso con l’invito ad anteporre l’interesse collettivo alla logica del possesso esclusivo, attraverso un uso dei dati “a fini sociali” avendo come obiettivo il “bene comune”.

Interventi da cui si possono sicuramente trarre spunti e riflessioni importanti: è indubbio che la transizione digitale si presenti come un percorso faticoso, pieno di difficoltà e resistenze, con rischi e responsabilità, ma le opportunità e i benefici prodotti saranno molteplici.
Il cambiamento non sarà sicuramente facile da raggiungere data la generale difficoltà ad accogliere l’innovazione, ma coinvolgere le persone aiutandole a superare il digital divide e la diffidenza sarà importante quanto la tecnologia utilizzata per il suo conseguimento.
Saper gestire l’enorme patrimonio informativo dei dati pubblici, dati che siano certificati, organizzati in maniera coerente e interoperabile per poterli condividere è fattore determinante al fine di creare servizi più efficienti e pertinenti ai cittadini e alle imprese.

L’auspicio è quello che attraverso gli effetti prodotti dall’utilizzo del digitale, come l’abbattimento dei costi e il contrasto ai fenomeni corruzione, affiancati dalla componente etica individuale e collettiva, possa avere origine una Pubblica Amministrazione che sia di esempio, innovata e orientata ai dati garantiti, ai dati aggregati, alle informazioni idonee al perseguimento di risultati utili al cittadino.
Una transizione digitale inclusiva, il potenziamento delle competenze digitali degli addetti, una politica etica che attraverso l’analisi dei dati possa avvicinarsi ai bisogni reali del cittadino, queste le principali sfide del mondo digitale per essere effettivamente al servizio del bene comune.

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