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Inwit: Cellnex non molla il dossier (ma guarda anche al Regno Unito)

La partita della vendita delle torri Telecom Italia è ancora tutt’altro che chiusa. La finalizzazione dell’operazione è attesa per giugno e offerte arrivate finora sul tavolo di Telecom Italia non sono vincolanti: quelle che conteranno davvero sono quelle che arriveranno entro metà marzo dopo l’accesso alla data room. E, al momento anche se Ei Towers avrebbe messo a punto l’offerta dal valore per azione più elevato – 5 euro contro i 3,75 euro del prezzo d’Ipo – ma non sul 45% del capitale, bensì solo sul 29,9% (per il quale pagherebbe circa 850 milioni), gli spagnoli di Cellnex non sembra vogliano darsi per vinti e stanno continuando a trattare coi vertici della società telefonica italiana.

La società spagnola (ex Abertis) in tandem col fondo infrastrutturale F2i avrebbe offerto il 10% in meno rispetto a Ei Towers (prezzo per azione). L’offerta si baserebbe su una valorizzazione del 100% di Inwit.

Secondo gli osservatori Cellnex, potrebbe dunque ritoccare al rialzo la sua offerta, portandola vicino ai 5 euro offerti da Ei Towers, nell’ambito di una strategia che vede il gruppo pronto a entrare anche sul mercato britannico.

Cellnex, quotata in borsa a Madrid , Barcellona, Bilbao e Valenza e di cui Abertis controlla ancora il 34%, ha una capitalizzazione 3,65 miliardi di euro e gestisce una rete di circa 15mila torri, delle quali 7.700 in Italia e le restanti in Spagna (dove potrebbe essere interessata anche alle 11.500 torri di Telefonica)

Ora starebbe guardando anche ad altri mercati, tra i quali il Regno Unito dove, riferiscono fonti di stampa, avrebbe creato una filiale– denominata Cellnex UK – per essere pronta ad acquisire eventuali asset in vendita.

Al momento, la società ha spiegato di non avere piani precisi per acquisizioni nel paese (e di essere concentrata sul dossier Inwit.

Nel Regno Unito, un’opportunità potrebbe venire dalla vendita delle torri di Hutchison Whampoa in seguito alla fusione con O2: l’antitrust europeo potrebbe imporre una serie di obblighi per dare il via libera alla fusione e tra questi potrebbe esserci la cessione di asset.

Altre alternative potrebbero derivare dal possibile scorporo di Openreach da BT, un’opzione che potrebbe essere proposta dal regolatore del mercato e che ha trovato nei giorni scorsi anche il sostegno di un gruppo di parlamentari britannici.

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