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Infodemia accelerata, Conte in tilt

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Che l’Italia non sia un Paese “normale” è ormai un dato acquisito per la gran parte della popolazione, ma che, a distanza di pochi giorni dai riti del Natale, nessuno abbia una idea chiara di cosa il Governo consentirà o non consentirà di fare è semplicemente assurdo, surreale, incredibile: eppure, così è, e 60 milioni di persone dovranno attendere – una volta ancora – la sortita del Premier, dopo le conclusioni della riunione del Consiglio dei Ministri che è stata convocata per oggi venerdì 18 dicembre alle ore 18. Nel mentre, pende sulla testa del Premier la minaccia del leader di Italia Viva Matteo Renzi (che pure è schierato, sulla pandemia, tra i meno integralisti ed è tendenzialmente “aperturista”) di staccare la spina all’alimentazione parlamentare del Governo. Il Governo è in evidente tilt e ritarda i suoi stessi processi decisionali, producendo una dinamica ansiogena senza fine, disturbando pericolosamente il tessuto psichico del sistema sociale a livelli profondi: aumenta il disagio diffuso, cresce la depressione, peggiora la salute psichica della popolazione, così come s’incrementa la quantità di suicidi…

E… si pende dalle labbra di Giuseppe Conte, in una situazione che ha dell’orwelliano.

Incredibile, ma vero. Intollerabile, in termini di civiltà e rispetto.

La pandemia provoca molte incognite, essendo essa stessa una grande incognita, ma invece di avere un sano “governo delle incognite”, abbiamo insane “incognite al Governo”.

Questa la “roadmap” della giornata odierna: è iniziata questa mattina la dinamica che porterà alla decisione definitiva sulla nuova stretta da introdurre durante le festività natalizie. Alle 9:30, la riunione tra il Premier Giuseppe Conte, i capidelegazione della maggioranza, il Ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, ed il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro. Quindi, nel primo pomeriggio, alle 14, la volta degli enti locali: Regioni, Anci e Upi, incontrano il premier Conte, Boccia e il titolare della salute, Roberto Speranza. Il Cdm delle 18 chiuderà il cerchio. A sciogliere le riserve, infine, sarà infine – ahinoi come di consueto – il Presidente del Consiglio con una conferenza stampa prevista intorno alle 20. Ancora una volta più o meno a reti unificate, e con giornalisti discretamente imbavagliati.

Nel mentre, la infodemia impazza, con pareri, favorevoli e contrari rispetto al “lockdown” (nelle avverse fazioni tra “chiusisti” e “aperturisti”), in ordine sparso, in perdurante confusione totale.

“Paraventismo”: il Governo scarica sugli scienziati, gli scienziati scaricano sui politici

Ci limitiamo a segnalare una presa di posizione del Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico (Cts) della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Agostino Miozzo, che, intervistato da Gianna Fregonara sul “Corriere della Sera” di oggi manifesta… dissenso rispetto all’Esecutivo: nel sostenere che la scuola è un posto sicuro per bambini e adolescenti, si osservi cosa risponde alla domanda “Allora perché il governo ha chiuso le scuole superiori?”: Miozzo dice “Non lo chieda a me. Noi come Cts abbiamo sempre avuto delle perplessità per gli effetti che l’allontanamento dalla scuola può avere anche a lunga distanza sui nostri ragazzi: se non riapriamo le scuole al più presto, rischiano di crescere una generazione di persone fragili e depresse. Ci sono migliaia di studenti che si stanno perdendo, che stanno male: ma sono purtroppo invisibili. Per non dire del gap educativo che avranno rispetto anche ai loro coetanei degli altri Paesi europei che finora hanno tenuto aperte le scuole”. Oh, perbacco, che bella piena coscienza (delle conseguenze psico-sociali del “lockdown”), seppur in vero un… po’ tardiva.

Il cittadino medio commenta: ma il Governo non ripete da mesi e mesi la cantilena ovvero il mantra che le decisioni che assume sono basate esclusivamente sulle valutazioni di esperti e scienziati?!

A chi dovremmo chiedere (credere), gentile Dottor Miozzo?!

Al Premier Conte e/o al Ministro Speranza, che verosimilmente ci risponderebbero “non lo chieda a noi, noi come Governo ci basiamo sulle decisioni della scienza” (anzi della… Scienza)?

Questo gioco di rimpallo di responsabilità si sta riproducendo da mesi e mesi, ma nelle ultime settimane si è addirittura accentuato.

Da un lato: “ma in fondo… decide la Scienza”.

Dall’altro: “ma in fondo… questa è una decisione della Politica”.

A Roma, si usa una espressione efficace per descrivere queste tecniche: essere “paraventi”, da cui il neologismo “paraventismo”. In termini più eleganti: ipocrisia istituzionale, doppio gioco comunicazionale.

Sulla pelle (e sulla psiche) dei cittadini.

Chi ha in mano la regia comunicazionale?! L’infodemia galoppa

A questo punto, crediamo che esista veramente una “regia” comunicazionale del (mal) governo della pandemia, e la prima responsabilità non può che essere attribuita al Presidente del Consiglio ed al suo consigliere primario, il portavoce Rocco Casalino (“rapido, inafferrabile, scaltrissimo”, lo definisce oggi Simone Canettieri su “il Foglio”).

Va notato che la decisione di abolire la ormai famosa “conferenza stampa delle ore 18” presso la sede della Protezione Civile (intorno al cui tavolo andavano a sedersi, a rotazione, una pluralità di membri del Cts, con un minimo di polifonia dialettica) ha determinato effetti deleteri: Casalino, d’intesa con il Portavoce del Ministro della Salute Nicola Del Duce e con il Capo Ufficio Stampa Cesare Buquicchio, hanno deciso che a “parlare” sarebbero stati soltanto il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – Iss Silvio Brusaferro e il Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria Gianni Rezza, due volte a settimana, presso la sede del Ministero della Salute (e con simpatici filtri rispetto ai giornalisti lievemente irriverenti); e poi, una volta a settimana, il Commissario Straordinario Domenico Arcuri, presso la sede di Invitalia (con incontri sempre molto ingessati).

Risultato di questa decisione comunicazionale di accentramento?!

Tutti i giorni, fuori da questi contesti istituzionali, parlano altri, molti altri, esperti e politici, determinando uno stato di confusione permanente, una agitazione informativa continua.

L’infodemia galoppa.

La popolazione ne subisce, anzi ne patisce, le conseguenze.

Il Parlamento si lamenta, ma di fatto anch’esso reagisce in modo sostanzialmente passivo.

La servile passività della Rai nei confronti del Governo confuso

La Rai, a sua volta, propone dei telegiornali che ricordano veramente la logica delle “veline” del regime fascista: una informazione piatta e monodimensionale, una quasi totale assenza di approccio critico. Grancassa del Governo.

La voce delle opposizioni viene in qualche modo garantita – forse anche in termini di “minutaggio” proporzionale – ma basti osservare quanto sia penosa la riproposizione, giorno dopo giorno, delle stesse immagini dei “leader”, che accompagnano il commento del redattore di turno, immagini “di repertorio” completamente sganciate dalle iniziative del giorno. Processi produttivi degni di una tv locale, ed invece stiamo parlando delle edizioni principali del Tg1 o del Tg2 Rai!

Che Viale Mazzini sia poi impantanata, avvitata su se stessa, è ormai evidente, nell’insano rapporto tra “politica” e “media” che caratterizza il nostro Paese: l’Amministratore Delegato Fabrizio Salini si sente sempre più isolato, e delegittimato da uno dei due principali partiti della maggioranza di governo (il Pd)…

C’è chi auspica ed invoca le sue dimissioni (e la sua sostituzione temporanea con il Direttore Generale Alberto Matassino, figura peraltro anomala nell’attuale funzionigramma di Viale Mazzini), ma questo gesto determinerebbe ulteriore confusione e caos, allorquando il servizio pubblico radiotelevisivo dovrebbe essere in grado di operare in modo serio e fiero, libero e autonomo, rispetto alle degenerazioni del sistema partitocratico…

C’è chi auspica invece – come gesto di rottura per superare le sabbie mobili – le dimissioni dei due consiglieri che sono spesso in posizione di dissenso rispetto alla maggioranza del Cda, ovvero Riccardo Laganà (eletto dai dipendenti Rai) e Rita Borioni (“in quota” Pd): in questo modo, Salini avrebbe un cda paradossalmente forse più coeso, in una strana alleanza M5S-Lega (si ricordi che l’attuale Cda è pur sempre frutto di quella alleanza, con il Conte 1°).

Questo clima di continua incertezza (senza dimenticare il problema delle risorse economiche) determina una patologia crescente della Rai, una deleteria e gravissima deriva.

E, rispetto al nesso pandemia/informazione, se la gran parte della popolazione non comprende l’indecisionismo del Governo, forse la Rai se ne dovrebbe fare interprete, e pungolare l’Esecutivo: fantascienza, ahinoi, fantapolitica, per come Viale Mazzini è attualmente strutturata, con direttori di rete e soprattutto di tg che pendono dalle labbra delle segreterie di partito.

A proposito di legami tra “politica” e “media”, merita essere segnalata la denuncia de “il Fatto Quotidiano” di mercoledì 16: in un articolo a firma di Stefano Vergine, intitolato “Soldi & Lega, pagano anche i nominati di Enel e Rai”, si sostiene che esisterebbe un “sistema del 15 %”, meccanismo malato secondo il quale manager di aziende pubbliche, in cambio di nomine e poltrone, avrebbero versato una percentuale del proprio stipendio nelle casse della Lega! Legami – se reali – veramente patologici. Al balzo, è intervenuta la deputata grillina Maria Laura Paxia (componente della Vigilanza Rai) che ha denunciato: “vengono fuori nomi come quelli di Giovanna Bianchi Clerici, ex componente del Cda Rai dal 2005 al 2012, che avrebbe versato circa 9000 euro, oppure come quello di Massimo Ferrario, 10 anni fa direttore della produzione Rai a Milano, oggi responsabile della sede regionale della Liguria, che nel 2004 avrebbe ‘regalato’ 10000 euro alla Lega…”. Ricordiamo che un anno fa Paxia ha presentato una proposta per l’abolizione del canone Rai (vedi “Key4biz” del 15 novembre 2019, “Abolizione canone Rai: pubblicata la proposta di legge di Maria Laura Paxia (M5S)”), proposta di legge sì assegnata alle Commissioni parlamentari riunite VII Cultura e IX Trasporti, ma poi arenatasi…

“Striscia la notizia” fustiga Viale Mazzini: chi c’è dietro quest’azione scientifica di delegittimazione del servizio pubblico?!

Da segnalare poi una strana operazione messa in atto da Mediaset: da qualche tempo, il “telegiornale alternativo” di Cologno, ovvero “Striscia la notizia” (ideato nel lontano 1988 da Antonio Ricci), martella su Canale 5 quasi quotidianamente contro sprechi ed irrazionalità di Viale Mazzini, con servizi ironico-sarcastici (sebbene spesso discretamente rozzi) curati dall’inviato “Pinuccio” (nome d’arte di Alessio Giannone), che trasmette da “RaiScoglio24”, un fantomatico canale minore della tv pubblica… Pinuccio se l’è presa con i canali inesistenti anzi fantasmici, ma in cantiere, che Rai dovrebbe – sulla base del “Contratto di Servizio” con lo Stato – prima o poi mettere in onda: il canale internazionale in inglese ed il canale di informazione istituzionale (nebbia totale su entrambi)… Poi ha preso in giro Rai per il non coinvolgimento nella controversa operazione “Netflix italiana della cultura” promossa dal titolare del Mibact Dario Franceschini… Poi Pinuccio se l’è presa con l’Ufficio Studi Rai, ritenuto una scatola vuota… Poi, negli ultimi giorni, in relazione alla vicenda del “presepe laico” dell’artista visivo Marco Lodola, che sarebbe stato commissionato da Viale Mazzini e poi ritirato per dinamiche autocensorie, ed acquisito paradossalmente dagli Uffizi di Firenze, con la benedizione del Direttore della Galleria Eike Schmidt e dal sempre effervescente critico Vittorio Sgarbi

Chi c’è dietro questa azione scientifica di delegittimazione della Rai?

Sicuramente, una “regia” c’è, e non basta sostenere che evidentemente a Mediaset può far gioco questo continuo dileggiare la tv pubblica, suo principale “competitor”.

Sicuramente, c’è una curiosa quanto occulta convergenza di interessi differenziati. Senza evocare necessariamente lo spettro – che pure resta in agguato – di una possibile “privatizzazione” della Rai o comunque della ripartizione della “tassa di scopo” denominata “canone” tra una pluralità di soggetti…

Ci piacerebbe peraltro vedere una Rai in grado di far altrettanto (spirito critico) nei confronti del principale “broadcaster” commerciale italiano: questa sì sarebbe libertà di espressione e sana dialettica culturale-politica!

L’iperattivismo di Anzaldi e Barachini (Vigilanza Rai)

Il parlamentare che, da sempre, più batte su questi piccoli/grandi “scandali” della Rai è l’esponente di punta di Italia Viva, il sempre polemico Michele Anzaldi, Vice Segretario della Commissione Vigilanza, che pure un anno fa (novembre 2019) promosse una petizione sulla piattaforma Change.org per tagliare “progressivamente” il canone Rai, iniziativa che raggiunse in pochi giorni oltre 10mila firme, e che a distanza di un anno ha superato le 25mila… Si legge nell’“appello” di Anzaldi: “Abbassiamo il canone. Oggi si pagano 90 euro all’anno. Nel 2015 erano 113 euro all’anno. Grazie al Governo Renzi, primo nella storia della Rai a ridurre il canone invece di alzarlo, la tassa sulla tv è passata a 100 euro nel 2016 e a 90 euro dal 2017. Andiamo avanti con il taglio: nel 2020 paghiamo 80 euro, nel 2021 paghiamo 70 euro, e così via. Finché la Rai non ristabilirà un’informazione davvero corretta, tagliamo 10 euro all’anno di canone”.

Da qualche tempo, emerge poi dal web un sito che propone una informazione, spesso accurata e spesso in anteprima (con veri e propri piccoli “scoop”), denominato “Vigilanza Tv”, dal sottotitolo sintomatico “La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione” (parafrasando Oscar Wilde): si tratta di un blog su AlterVista (Mondadori Media), prevalentemente anonimo, anche se riteniamo sia animato dal giornalista e critico televisivo Marco Zonetti. Questo sito accoglie sempre con grande attenzione le sortite di Anzaldi, e potrebbe addirittura sembrare quasi una sua sorta di cassa di risonanza.

Intanto, la Commissione bicamerale di Vigilanza, presieduta da Alberto Barachini (Forza Italia), si mostra particolarmente alacre in questo periodo, e continua, anche in questi giorni, in una serie di audizioni (giovedì 10 e mercoledì 16 il Direttore di Rai Tre Franco Di Mare, ieri giovedì 17 anche il conduttore della eccellente trasmissione di Rai3, “Report” – caso più unico che raro di programma veramente indipendente – Sigfrido Ranucci…), che pure sembrano concentrarsi su singoli tasselli del “puzzle” Rai

Mentre si attende ancora l’avvio reale dell’annunciato iter per la riforma del servizio pubblico radiotelevisivo, soprattutto alla luce della recente proposta del Partito Democratico, su iniziativa della senatrice Valeria Fedeli, cui abbiamo dedicato ampia attenzione su queste colonne (vedi “Key4biz” del 23 novembre 2020, “Riforma Rai, ma parte davvero o è il solito balletto?”). Il suo disegno di legge n. S.2011, presentato il 6 novembre, annunciato nella seduta del 10 novembre 2020, risulta però ad oggi, 18 dicembre, ancora “da assegnare”. Si ha peraltro notizia che, dopo la pausa natalizia, dovrebbe essere ri-presentata alla Camera una nuova proposta di legge del Partito Democratico, che sintonizzi completamente il testo della proposta presentata da Andrea Orlando (Vice Segretario del Pd) il 15 ottobre – Atto Camera n. 2723 – con quello della sua collega Valeria Fedeli. Tra i due testi, esiste infatti una qualche differenza su chi andrebbe a nominare il consiglio di amministrazione della novella prospettata Fondazione, che dovrebbe rendere Rai indipendente – udite! – dalla partitocrazia; Orlando proponeva i Presidenti di Camera e Senato, Fedeli la Commissione di Vigilanza; questioncella certamente non accessoria…

Un Governo che gioca comunicazionalmente sulle incognite della pandemia, una Rai che è essa stessa sempre più incognita

A chi finisce per far gioco questa continua alimentazione infodemica?!

A chi finisce per far gioco la triste deriva nella quale è costretta la Rai?!

Sia consentita una battuta conclusiva: in mano a chi finisce il metaforico “cetriolo”?

In mano… al cittadino.

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