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ilprincipenudo. La Rai (ri)presenta i palinsesti, ma l’atmosfera è inquieta

Angelo Zaccone Teodosi

Ieri sera, negli studios ex-Dear sulla Nomentana, kermesse “delle grandi occasioni” (almeno nella ritualità) e di grande affollamento (oltre 600 persone) organizzata dalla Rai per la presentazione del “palinsesto autunnale”: questa edizione della rubrica “ilprincipenudo” propone un resoconto dell’atmosfera strana che si respirava, sintomatica del clima di incertezza, anzi inquietudine, che caratterizza in questi giorni Viale Mazzini.

In effetti, sfugge abbastanza il senso di una simile iniziativa: i palinsesti autunnali della Rai sono stati effettivamente annunciati – con kermesse dello stesso livello, ovvero “alla grande” – in quel di Milano, una decina di giorni fa (martedì 27 giugno), e quella di Roma è stata una sorta di… “replay”.

Una divertente battuta, da parte della eccellente Virginia Raffaele (elegante, spiritosa, bella), unica “istriona” chiamata sul palcoscenico della serata: una sorta di inatteso (apparentemente, perché l’intervento della comica era in scaletta) “coup de théatre” della multiforme Raffaele, durante la presentazione romana dei palinsesti Rai da parte del Dg Rai Mario Orfeo, negli studi televisivi Dear, che saranno d’ora in poi intitolati a Fabrizio Frizzi. La comica è apparsa all’improvviso (…), mentre il Direttore Generale illustrava le novità della prossima stagione. “Sono qui per tre motivi. Primo, fare pulizia – ha detto la Raffaele, togliendo gli occhiali al Dg –… Sono una roba indegna – ha aggiunto, pulendoli con la stoffa del bel vestito – Bisogna fare pulizia in Rai! Secondo, sono qui per… l’open bar. Terzo, per dire che il prossimo anno ci sarò anch’io, non so quando, se a novembre o a dicembre o a gennaio…”. Ha sorriso Orfeo: “In primavera, che a marzo è il mio compleanno”. La comica ha reagito: “Stai sereno… io torno!”, provocando le risate della platea ed una reazione del Direttore, “ma no… non mi dire così!”. Il botta e risposta è inquietante: “Stai sereno, io torno, non so bene quando ma torno… ma a te ti ritrovo?”.

La battuta renziana ha fatto storia, e provoca ormai in chicchessia reazioni scaramantiche.

Andiamo per ordine: centinaia di ospiti, invitati, “vip” di vario rango si sono ritrovati nella parte esterna degli studi su Via Nomentana alle 17.30, accolti da decine di graziose hostess, ed hanno potuto approfittare di un gustoso aperitivo, mentre una ventina di fotografi si scatenavano in un “photo-call”, da Sabina Guzzanti a Paolo Mieli… Verso le 20.50 sono tutti invitati ad entrare nello Studio 5, con una incredibile discriminazione per i giornalisti, relegati nello Studio 3, a fruire di una “diretta” su grande schermo (?!). Alcuni privilegiati (…), tra cui chi redige queste noterelle, hanno avuto il piacere (…) ovvero l’onore (…) di essere invece accolti nella sala grande, ed hanno potuto osservare al meglio la “coreografia” della serata.

Una premessa: lo show è stato di buon livello, almeno nella prima parte, quella curata dal Dg Mario Orfeo nella insolita veste di “conduttore” televisivo. Abbiamo assistito ad una presentazione di eccellente qualità estetica (televisiva), con suoni e luci di livello, e con una “regia” dello spettacolo di alta professionalità. Lo slogan scelto è efficace: “Il futuro è già in programma”. La qualità dei brani video estratti dai programmi in preparazione (e di quelli già consolidati e storici) è stata ottima, con un montaggio serrato ed efficace, e giochi di videografica evoluta. Complimenti alla Direzione Creativa Rai, che nel marzo del 2016 Antonio Campo Dall’Orto affidò a Massimo Maritan (allora Capo Struttura a Rai World) ed a Roberto Bagatti (Vice, allora Direttore Creativo di Discovery).

Annotazioni critiche: “troppa roba”, ovvero un bombardamento iconico (da logica videoclippara, per capirci), che ha riproposto nella sostanza visiva uno degli slogan storici della Rai, ovvero “di tutto, di più”… Di ogni opera, proiettata su un mega schermo (schermo centrale, con due pannelli “accessori” a destra e sinistra), poteva essere utile un telegrafico cenno didascalico. Senza dubbio, tutte le informazioni possono essere acquisite dalle edizioni del notiziario “NewsRai” (edizioni numero 29 e 30, in data 27 giugno 2018), ma forse una qualche addenda “testuale” poteva essere proposta anche durante la proiezione.

Il Dg Mario Orfeo ha proposto, prima di ogni “videoclip”, alcuni concetti-chiave: “Bellezza”, “Partecipazione”, “Libertà”, “Verità”, “Fantasia”, “Passione”… associando un macro-genere ad ogni concetto (per esempio “Verità” al genere “Informazione”, o “Libertà” a “Fiction”).

Autoreferenzialità a palla. Narcisismo a gogò. Tutto molto bello, bello, bellooo…

Una precisazione: questo tipo di kermesse sono sostanzialmente destinate alla comunità degli “utenti pubblicitari”, ovvero agli investitori, ma va segnalato che i “big spender” operano soprattutto sulla piazza meneghina, ed è curioso che la kermesse serale della Rai “romana” s’è concretizzata allorquando proprio in mattinata si era tenuta a Milano la presentazione dei palinsesti del principale “competitor”, ovvero Mediaset, con Pier Silvio Berlusconi a far da regista e conduttore. La quantità di dispacci sparati dalle agenzie stampa a proposito della kermesse Mediaset è ben più grande, rispetto alla kermesse Rai, ma ciò è anche dovuto al fatto che la presentazione romana della Rai si è posta come “replay”, appunto, di quella milanese del 27 giugno.

Due annotazioni critiche: tutti le “clip” di presentazione velocissima della programmazione dei mesi a venire sono state accompagnate da colonne sonore accattivanti (basti, per tutte, il leit-motiv del bel film “The Greatest Showman” diretto da Michael Gracey, con musiche di John Debney, Benj Pasek, Justin Paul), ma… non esattamente “made in Italy”, con la sola eccezione di un brano di Domenico Modugno. Domanda alla Direzione Creativa: ma l’Italia non può vantare anche un ottimo patrimonio musicale, adatto a fungere da “colonna sonora” di una simile presentazione?! Seconda critica: dopo il Dg Mario Orfeo, ha preso la parola Antonio Marano, Presidente ed Amministratore Delegato della controversa Rai Pubblicità. Molti hanno osservato come fosse curioso il grande spazio (quasi mezz’ora) assegnato ad un dirigente Rai che può vantare un significativo trascorso leghista (sebbene ai tempi della superata fase storica condotta da Umberto Bossi, e si ricorderà che è anche stato Sottosegretario alle Comunicazioni nel primo Governo guidato da Silvio Berlusconi, caduto nel gennaio 1995… nel 2002 viene nominato Direttore di Rai 2 al posto di Carlo Freccero, nel 2009 Vice Direttore Generale, nel 2016 è Antonio Campo Dall’Orto a nominarlo Presidente di Rai Pubblicità). Non staremo a segnalare che Marano non ha la capacità di un Orfeo come istrione e conduttore, ma quel che abbiamo ritenuto improprio (ai limiti dell’insopportabile) è il tono autocompiaciuto che ha caratterizzato la presentazione del Presidente di Rai Pubblicità: secondo Marano, Rai sarebbe un medium pubblicitario… ottimo anzi perfetto. Ha sciorinato numeri e dati, con infografica dinamica, in quantità e velocità tale da determinare un secondo… “shock” mentale, dopo i fuochi d’artificio iconici di Orfeo. Ci siamo anche domandati quanti fossero effettivamente, in sala, i direttori marketing di grossi investitori pubblicitari che potevano essere sedotti da un simile rutilante show… Peraltro, è noto a qualsiasi operatore del settore che la capacità Rai di rendere “appealing” la propria offerta pubblicitaria è oggettivamente limitata sia dai “tetti” quantitativi, sia dallo “status” genetico della stessa radiotelevisione pubblica. E, secondo alcuni analisti, Rai Pubblicità tende a “svendere” i propri spot, con una raccolta complessivamente modesta. Non è questa la sede per un’analisi critica in materia, ma la domanda di fondo è: perché si deve dare per scontato che un “public service broadcaster” debba avvalersi anche della pubblicità?! In altri Paesi europei (Regno Unito in primis), Governi e Parlamenti lungimiranti hanno deciso che i “public media service” debbano essere altro rispetto al mercato dell’“advertising”. E la pubblicità è “off-limits” in alcuni dei migliori “psb” d’Europa.

Dopo lo show, ottima cena, anche se “in piedi”, dato l’affollamento. Complimenti al catering per la qualità dei cibi e la cura del servizio.

Molte chiacchiere, ovviamente, “a latere” della presentazione.

Di cosa si parlava?! Della decisione del Parlamento Europeo rispetto alla direttiva sul “copyright”, forse (tematica essenziale per il futuro del sistema culturale e mediale anche del nostro Paese)?! No.

Si parlava della imminente elezione del Consiglio di Amministrazione Rai (dapprima calendarizzata per l’11 luglio è stata spostata al 18 luglio, ma anche questa non è ad oggi una “data certa”), ed in particolare di quella del consigliere che deve essere espresso dai dipendenti dell’azienda (Viale Mazzini ha fissato la data del 19 luglio, per questa procedura).

Tra i tanti presenti, in prima fila schierati gli ormai quasi “ex” Consiglieri Rita Borioni, Carlo Freccero, Arturo Diaconale, e Franco Siddi (che è anche Presidente di Confindustria Radio Tv, e c’è ancora chi si domanda – saggiamente – perché Rai ha ritenuto di aderire a Confindustria…), ed uno dei candidati più accreditati, tra il “personale” Rai, ovvero Roberto Natale (designato dall’associazione dei giornalisti Usigrai, e fino a poche settimane fa Portavoce della ex Presidente della Camera Laura Boldrini), che pare abbia buone chance, come il giovane (42 anni) funzionario Gianluca De Matteis Tortora (designato da ben quattro sindacati: Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Informazione).

La domanda più frequente che si sentiva, anche ai massimi livelli (inclusi i direttori di rete, per capirci), è stata: “ma tu resti?!” o “ma dopo l’estate ti ritrovo?!”. E le risposte non potevano che essere aleatorie: “boh… sì, forse… non so… chi può dirlo?!”.

Clima di incertezza assoluta e pervasiva.

Certo, con un Beppe Grillo che teorizza la privatizzazione Rai… con un Luigi Di Maio che auspica la trasformazione della Rai in nientepopodimeno che una Netflix nazionale… regna la più assoluta confusione (vedi “Key4biz” del 2 luglio 2018, “Rai da privatizzare e Netflix italiana, parole in libertà di Grillo e Di Maio?”).

Confusione totale, altro che incertezza strisciante.

Alcuni prevedono (alcuni temono, alcuni auspicano…) che se ne possano vedere delle belle, e radicali: va dato atto che il Governo, su una tematica scottante (scabrosa), come quella della lotta al gioco d’azzardo, ha assunto una posizione netta, dura, controcorrente (giusta, anzi sacrosanta), rispetto alla tolleranza cui l’Italia s’era abituata negli ultimi anni. Insomma, questo Esecutivo, se vuole, sembra avere la forza ed il coraggio di… scardinare, cambiare, innovare. Ma intende farlo anche rispetto alla Rai?!

Nel mentre, nessuno – in Parlamento, almeno – sembra aver dato ascolto alla naturale istanza di una “procedura comparativa” rispetto ai 200 cittadini che si sono auto-candidati al Cda Rai, e non sembra che l’appello che alcuni candidati hanno manifestato attraverso le colonne di questo quotidiano online – affinché, in assenza di audizioni, si possa almeno rispondere ad un questionario strutturato, per capire “cosa” pensano della Rai futura i candidati (vedi “Key4biz” del 2 luglio 2018, “Cda Rai, lettera aperta al Presidente della Camera Roberto Fico”) – abbia provocato reazioni adeguate da parte dei “policy maker”…

Nel mentre, impazza un toto-nomine fantasioso, che certo non sembra dimostrare la volontà di un “new deal” rispetto alle pratiche storiche della lottizzazione partitocratica.

È di oggi la notizia dell’invito che alcune associazioni (Apdrai, Ucsi, Infocivica) hanno manifestato ai candidati, affinché si possa organizzare un pubblico confronto tra loro (vedi “Key4biz” del 6 luglio 2018, “Rai, lettera aperta ai candidati al Cda da parte di Adprai, Ucsi, Infocivica”): l’incontro è previsto per lunedì 16 luglio, presso la Sala in Via in Lucina 16/a dell’omonima basilica.

Commendevole idea, ma, in un Paese normale, non dovrebbe essere lo stesso Parlamento ad organizzare, in modo serio, una simile iniziativa?! Indirizziamo la domanda – che non è retorica – al Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico ed alla sua collega Presidente del Senato Maria Elisabetta Scasellati.

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