Il bilancio

ilprincipenudo. Il 2017 ‘annus horribilis’ per il cinema italiano

L’anno scorso in calo del 12 % i biglietti venduti e gli incassi, e la quota di mercato dei film italiani crolla quasi alla metà del 2016. L’industria intona la solita litania, in attesa degli effetti a lungo termine della ‘legge Franceschini’.

di Angelo Zaccone Teodosi (Presidente Istituto italiano per l’Industria Culturale - IsICult) |
Angelo Zaccone Teodosi

ilprincipenudo ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale, a cura di Angelo Zaccone Teodosi, Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) per Key4biz. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

Il cinema in sala ha registrato in Italia nel 2017 una decrescita inquietante: il totale dei biglietti venduti ed i relativi incassi sono calati del 12% rispetto al 2016. Il numero delle presenze scende nuovamente sotto la soglia “simbolica” dei 100 milioni: dai 105,4 milioni del 2016 ai 92,3 milioni del 2017.

Si tratta di dati non definitivi e non completi, ma la fonte Cinetel rileva ormai la quasi totalità del mercato (95 % dei biglietti venduti) e può essere ritenuta affidabile, nelle more dei dati Siae (che arrivano sempre in ritardo, per ragioni non più comprensibili, in un’epoca di digitalizzazione – anche dei flussi numerici sul consumo di spettacolo – diffusa).

I dati sono stati presentati questa mattina in un’affollata (oltre 100 persone) conferenza stampa, presso la storica sede dell’Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), nella bella palazzina “liberty” in Via di Villa Patrizi.

Sul tavolo di presidenza, il “gotha” del cinema italiano (dell’anima economica del cinema italiano, va precisato: completamente assente, infatti, l’anima artistica), a partire dal Presidente dell’Anica Francesco Rutelli (soprattutto per i produttori e distributori) e del Presidente dell’Anec – Associazione Nazionale Esercenti Cinema Alberto Francesconi (per gli esercenti cinematografici). Anica ed Anec-Agis (entrambe aderenti a Confindustria) sono le due principali “lobby” dell’industria del cinema italiano, e c’è chi sta ragionando su una loro confluenza associativa, in una novella Federcinema.

Alla presentazione, introdotta dall’Amministratore Delegato di Cinetel, Richard Borg, sono intervenuti anche il Presidente dell’Anem Carlo Bernaschi (multiplex), Andrea Occhipinti della Sezione Distributori Anica, Francesca Cima della Sezione Produttori Anica, e il Direttore Generale del Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Mibact), Nicola Borrelli.

A fronte di risultati che dovrebbero stimolare interrogativi profondi sullo stato di salute del nostro cinema, abbiamo assistito alla riproposizione della solita solfa: nessuna vocazione autocritica, toni moderati, qualche guizzo di ottimismo della volontà… Tutti comunque in attesa delle “ricadute” della nuova legge cinema e audiovisivo – voluta dal Ministro Dario Franceschini, d’intesa con il Sottosegretario alle Comunicazioni del Mise Antonello Giacomelli, impostata dal Dg Nicola Borrelli – approvata a fine 2016, ma sostanzialmente portata a termine – con decine di decreti attuativi – soltanto a fine 2017. Legge il cui impatto reale potrà essere valutato forse a fine 2018, e meglio ancora nel medio periodo (ovvero 3-5 anni). Nel mentre, lo scenario è veramente preoccupante, i dati disegnano una dinamica involutiva disastrosa.

Nell’anno 2017, al “box office” italiano si sono incassati complessivamente 584,8 milioni di euro, per un numero di presenze in sala pari a 92,3 milioni.

Rispetto al 2016, si è quindi registrata una diminuzione degli incassi al “box office” dell’11,6 % e un decremento delle presenze del 12,4 %.

Negli ultimi cinque anni, si tratta del secondo peggior risultato sia in termini di presenze che di incassi (dopo la stagione del 2014).

La presentazione ha visto un Francesco Rutellidominus”: accurato, colto, moderato, “mediativo”, elegante, ecumenico. D’altronde, abbiamo a che fare con un “animale politico” di classe, e basti ricordare che è stato – tra i tanti incarichi prestigiosi – Ministro della Cultura dal maggio 2006 al maggio 2008 (Governo Prodi), e sotto il suo mandato ministeriale ha peraltro visto la luce la strumentazione innovativa del “tax shelter” (poi accantonato) e del “tax credit” (ormai iperfinanziato).

I problemi evidenziati sono quelli… “di sempre”, stancamente riproposti da decenni: stagione cinematografica che durante l’estate mostra risultati terribilmente negativi (record italiano in Europa), overdose di titoli – sia stranieri sia italiani – immessi nel mercato “theatrical” (buona parte dei quali proposti perché la circolazione in sala determina un incremento dei ricavi per i diritti televisivi ed altri), assenza di un sistema nazionale organico di promozione del consumo di cinema in sala (basti pensare alle tante colpevolezze della Rai)…

Nel 2017, sono stati distribuiti in sala 536 film (- 18 titoli rispetto al 2016), di cui 216 di produzione o co-produzione italiana (+ 8 rispetto al 2016) per una quota del 40 % sul totale (era del 38 % nel 2016).

Troppi film, insomma, e malamente distribuiti.

L’incasso totale del cinema italiano (incluse le co-produzioni) in sala durante l’anno 2017 è stato di 103,1 milioni di euro (17,6 % del totale “box office”): in termini percentuali rispetto al 2016, il calo è incredibile, trattandosi di un – 46 %, per un numero di presenze pari a 16,9 milioni (- 44 % rispetto al 2016): un disastro veramente.

In valori assoluti, il cinema italiano ha incassato circa 89 milioni di euro in meno rispetto al 2016, per un numero di biglietti venduti inferiore di 13,3 milioni.

Immaginiamo già il commento del “think tank” iperliberista della Fondazione Istituto Bruno Leoni – Ibl, che, da molti anni, critica in modo duro ed aspro l’intervento della “mano pubblica” nel settore cinematografico, ritenendolo assistenzialista ed inefficace rispetto al rafforzamento del tessuto industriale del settore.

Il cinema americano ha invece incassato in totale 387,6 milioni (66,3 % del “box office”; + 5,2 % rispetto al 2016) per un numero di presenze pari a 60,1 (65,1 % del numero totale di biglietti venduti; + 3,4 % rispetto al 2016). Il cinema statunitense, primo per nazionalità al “box office” 2017, ha incassato 19,2 milioni di euro in più rispetto al 2016 per un numero di biglietti venduti superiore di 1,9 milioni di unità.

La quota del cinema italiano al “box office” in termini di incassi del 17,6 % è la peggiore degli ultimi quattro anni. Nel 2017, per la prima volta rispetto alla serie storica presa in considerazione, nessuna produzione nazionale ha superato i 10 milioni di euro d’incasso.

Va rimarcato che alcune “oscillazioni”, di anno in anno, hanno carattere strutturale, e non sono – in sé – indicative di fenomeni particolarmente significativi, dato il carattere di “eccezionalità” che i singoli mercati nazionali possono registrare di anno in anno: basti osservare che nel 2016, i primi due risultati nazionali sono stati registrati da un film dall’incasso straordinario, qual è stato “Quo Vado”, con ben 65,3 milioni di euro, seguito da “Perfetti sconosciuti” (17,3 milioni): di fatto, il solo film di Checco Zalone aveva corrisposto circa il 34 % degli incassi e il 31 % delle presenze del cinema italiano nel 2016! Rispetto al totale “box office”, “Quo Vado” aveva invece un “peso” per il 10 % degli incassi e per il 9 % delle presenze.

A livello di “player” (distributori), come nel 2016, Warner Bros Italia è la prima società di distribuzione con un incasso totale di 115,5 milioni di euro (quota mercato box office: 19,8 %), seguita da Universal Pictures (107,1 milioni; quota mercato 18,3 %), Walt Disney Italia (81,8 milioni; quota 14,0 %), 20th Century Fox (57,2 milioni; quota 9,8 %) e 01 Distribution alias Rai Cinema (56,5 milioni; quota 9,7 %).

Un qualche cenno comparativo internazionale conferma le criticità dell’Italia: se l’Italia è sempre, da molti anni, intorno alla quota dei 100 milioni di biglietti cinematografici venduti ogni anno, la Francia ha confermato di essere nel 2017 ad un livello doppio, con 209 milioni di biglietti, la Spagna è allo stesso livello dell’Italia, a poco meno di 100 milioni… Questa la classifica in termini di incassi: Francia (65 milioni di abitanti) 1,3 miliardi di euro; Regno Unito (65 milioni di abitanti) 1,3 miliardi di euro, Germania (82 milioni di abitanti) 995 milioni di euro, Spagna (47 milioni di abitanti) 597 milioni di euro, Italia (61 milioni di abitanti) 585 milioni di euro. Insomma, tra i “Big 5”, l’Italia viene ormai spiazzata dalla Spagna…

Fin qui, i dati.

Dato che alcuni affezionati lettori di questa rubrica sostengono che siamo ipercritici in molte delle nostre analisi (in verità una lettura serena – e crediamo equilibrata – della realtà questo spesso ci stimola), ci piace qui riportare un’analisi impietosa elaborata da un esercente cinematografico come Gianantonio Furlan (amministratore delegato di Img Cinema), proposta oggi sulle colonne della newsletter dell’Agis-Anec, “Cinenotes”: “È terminato senza slanci e con amare conferme l’annus horribilis per il cinema in sala. Spenta l’eco delle fiduciose dichiarazioni ufficiali degli addetti ai lavori a Sorrento, ricomponiamo un quadro già noto allo sfinimento: preoccupante disaffezione del pubblico verso il cinema italiano, l’estate che non si allunga, le date autunnali sovraccariche, il respiro assai ridotto dei film medio piccoli, e su tutto l’inesorabile consapevolezza che si sta facendo molto buon cinema dalle piattaforme in streaming, sempre più fuori dalle sale…”.

E si attende la manna della legge Franceschini-Giacomelli: “È certo inoltre che i decreti sul cinema, ormai quasi in campo, aspergeranno sul mercato fondi talmente copiosi da far risollevare le sorti di tutta l’industria. Verrebbe da obiettare che i fondi per sostenere la produzione di audiovisivo, pur se maggiormente selettivi rispetto al passato, non garantiscono la rinascita del cinema in sala, anzi è più probabile che produttori, autori, talenti, tecnici si orientino verso i terreni più fertili della seriality”. Furlan si domanda: “Come si può immaginare una discontinuità verso quel cinema italiano in caduta libera nel gradimento, se anche quest’anno si è inseguito vanamente il pubblico occasionale delle feste, una volta più di tutte umiliato da commedie di malinconica bruttezza, che più non graffiano, anzi feriscono la dignità dello spettatore? È come se ancora oggi ci si ostinasse a fare film per una categoria antropologica dei cosiddetti “spettatori da cinema”, diversi da quelli che scovano su Netflix o Sky o Amazon storie e stimoli molto più sorprendenti, in nome dei quali l’industria ha occupato manu militari centinaia di sale in Italia nel periodo più delicato, perché il più proficuo, con risultati che nemmeno nella vituperata estate…”.

Analisi critiche come questa, ci avrebbe fatto piacere ascoltare questa mattina, ed invece abbiamo assistito ad interventi per lo più autoreferenziali e sostanzialmente conservativi, tutti animati da fiducia ottimistica nella novella legge.

Key4biz” ha quindi posto una domanda articolata: “da decenni, queste conferenze stampa di inizio anno ripropongono questioni critiche stranote (problemi della stagione estiva, eccesso di titoli, assenza di politiche di promozione, colli di bottiglia della distribuzione…): siamo sicuri che la nuova legge produrrà effetti correttivi, dato che essa è stata impostata senza alcuna vocazione alle analisi predittive e alle valutazioni di impatto?! siamo tutti contenti che il principe abbia allargato i cordoni della borsa, dopo anni di vacche magre, ma l’allocazione delle risorse è stata studiata con la necessaria attenzione, con una strategia organica ‘di sistema’? per esempio, da anni, si assiste alla retorica sul ‘tax credit’, senza che il Ministero abbia mai finora promosso una valutazione di impatto sulle effettive ricadute dell’innovativo strumento… E come è possibile che ancora nulla sia stato messo in atto per strutturare un sistema organico di promozione del cinema in sala, se è vero che un soggetto fondamentale come la Rai si affida ancora a trasmissioni televisive di approccio preistorico come quelle condotte da Gigi Marzullo?! Plauso al Presidente dell’Anec Alberto Francesconi, che, appena eletto, ha fatto appello alle risorse del Ministero per finanziare una seria campagna mediatica per il cinema in sala…”.

In sostanza, si nutre il timore che la “nuova legge” abbia un impianto conservativo ed inerziale (se non addirittura sostanzialmente immobilista), e che non abbia affrontato di petto le vere criticità del sistema audiovisivo nazionale.

Il piccolo sasso che abbiamo lanciato ha smosso un po’ le acque chete dello stagno.

Dapprima, è intervenuta la produttrice Francesca Cima, la quale ha evidenziato come non si possa certo considerare l’anno 2017 come “anno 1°” di bilancio della nuova legge, i cui risultati potranno essere valutati soltanto ad inizio 2019, e negli anni successivi, rimarcando come la nuova normativa contenga elementi di innovazione significativi: per esempio, imponendo ai film che aspirano al sostegno statale di essere distribuiti in sala in almeno 20 copie. Cima ha anche espresso apprezzamento per i rafforzati obblighi di trasmissione ed investimento imposti ai “broadcaster” ed ha segnalato che già da qualche mese si vede finalmente “più cinema italiano in televisione” (sulla questione, vedi “Key4biz” del 27 novembre 2017, “Battaglia sulle ‘quote obbligatorie’ per cinema e fiction made in Italy”)… La produttrice (Indigo Film) delle opere – tra gli altri – di Paolo Sorrentino si è dichiarata complessivamente “ottimista”…

Andrea Occhipinti (fondatore della Lucky Red ed attualmente Amministratore delegato di Circuito Cinema) ha spiegato che, se si applicassero ai film usciti in sala nel 2017 i criteri di “scrematura” previsti dalla novella legge, i film italiani distribuiti sarebbero stati soltanto 100, a fronte degli oltre 200, che risultano invece usciti l’anno scorso.

Il Presidente dell’Anica Francesco Rutelli ci ha obiettato che “trent’anni fa non c’era internet”, e quindi lo scenario è radicalmente cambiato (“una mutazione antropologica”), e noi abbiamo replicato segnalando che sempre intorno ai “100 milioni di biglietti l’anno” si muove, da decenni, il “box office” italiano: stagnazione di lungo periodo. Rutelli ha anche ricordato come il consumo di “cinema” (in senso lato) abbia assunto, su “luoghi” altri rispetto alla tradizionale sala cinematografica, livelli impressionanti: ha chiesto a Francesco Siliato, mediologo dello Studio Frasi, quanti fossero gli italiani che hanno visto “un film in tv” il 1° gennaio 2018, ed il dato è stato di 32 milioni di persone (per un totale di 39 milioni di “fruizioni”, perché alcuni hanno visto, nella stessa giornata, più di un titolo): in 1 giorno soltanto, oltre la metà della popolazione italiana ha visto “cinema in tv”… ed in 3 giorni in tv si “raggiunge” il livello di consumo di cinema in sala lungo i 365 giorni dell’anno!

Il Dg del Mibact Nicola Borrelli ha comprensibilmente contestato la nostra lettura critica: essendo egli il primo co-autore della novella normativa, si è naturalmente fatto vanto della bontà lungimirante della stessa, enfatizzando che si tratta di una prima “legge di sistema”, impostata peraltro in modo da potersi flessibilmente modulare di anno in anno, in funzione dei risultati che si registreranno; ha rimarcato che è prevista (finalmente!) una “valutazione di impatto”; ha enfatizzato l’introduzione di strumenti nuovi, come la promozione della cultura cinematografica nelle scuole…

Come abbiamo scritto più volte (anche su queste colonne), il problema di fondo resta quello di sempre, ovvero il perdurante e incredibile deficit cognitivo: non è stata ancora realizzata una ricerca analitica approfondita sulla economia politica del cinema italiano (né dal dicastero più direttamente competente, né dall’industria, né da soggetti altri).

Basti pensare che il dossier che Anica produce (su incarico – improprio, essendo un soggetto inevitabilmente di parte – del Mibact) “Tutti i numeri del cinema italiano” (l’ultima edizione, relativa al 2016, è stata presentata nel settembre 2017) presenta molti “buchi neri” informativo-cognitivo, al di là del titolo enfatico (“tutti i numeri”)…

Basti pensare che “lo stato dell’arte” delle conoscenze nel settore va ricercato nel rapporto “Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia”, affidato dal Mibact alla Fondazione Ente dello Spettacolo (Feds), la cui ultima edizione risale peraltro all’anno 2015 (ottava edizione, un cui estratto è stato presentato a metà luglio 2016)…

Basti segnalare i deficit di questi due studi, per evidenziare che il “sistema” italiano – ed in primis il Ministero – non dispone ancora di una “cassetta degli attrezzi” tecnicamente adeguata ad analizzare a fondo e quindi ad intervenire in modo efficace nel settore: questa è la nuda vera amara verità.

Temiamo che la conferenza stampa del gennaio… 2019 vada a riproporci dati ancora più negativi, e ci auguriamo non venga comunque riproposta la… “solita solfa”.

Ci auguriamo anche che quello spirito di “condivisione” delle analisi, oggi evocato ecumenicamente dal Presidente Francesco Rutelli, venga animato anche da una sana volontà di lettura critica dei fenomeni, e veda finalmente sul tavolo di presidenza anche i rappresentanti degli autori (Anac, 100autori, Wgi…), così come di altri esponenti dell’anima “artistica” del cinema, senza dimenticare le professionalità tecniche del cinema italiano (conteranno qualcosa anche loro, o no, nell’“economia” complessiva del sistema?!).

E che dire dell’assenza di coinvolgimento – in questi riti di discussione (anzi “condivisione”?!) – di soggetti determinanti, nell’economia del “sistema cinema” italiano, come i “broadcaster”, da Rai a Mediaset a Sky?! Senza di loro, così come senza la generosa “mano pubblica”, il cinema italiano sarebbe verosimilmente (quasi) morto.

Insomma, come è possibile si possa parlare di cinema – per quanto dal punto di vista dell’“industria” – senza che non vi sia un autore o un regista sul palco?! I film si scrivono e si dirigono forse da soli?!

Bene quindi evocare il “pluralismo” espressivo e mediale – come ha fatto oggi Rutelli – ma che allora si impostino discussioni finalmente articolate, dotate di analisi tecnicamente evolute, basate su un approccio giustappunto plurale, critico, polifonico.

 

  • Clicca qui, per leggere i dati elaborati da Cinetel, relativi all’anno cinematografico 2017, “Il cinema in sala nel 2017: i dati del box office”, presentati il 10 gennaio 2018 a Roma in Agis
  • Clicca qui, per leggere le tabelle elaborate da Cinetel, relative all’anno cinematografico 2017, “Il cinema in sala nel 2017: i dati del box office”, presentate il 10 gennaio 2018 a Roma, in Agis
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