scegliere il GARR

Il Senato usa Zoom, l’interesse dello Stato va al di là della convenienza prestazionale ed economica

di Enrico Nardelli, professore di Informatica all’Università Roma Tor Vergata e presidente di Informatics Europe |

Ritengo che per le "riunioni virtuali, le conferenze audio-video, le chat e la mobile collaboration" forse il Senato potrebbe (e dovrebbe) investigare la strada di considerare il GARR come un possibile fornitore. Non ritengo si possano opporre considerazioni di modalità di approvvigionamento cui bisogna sottostare: l'interesse dello Stato va al di là di queste.

Leggo su Key4biz che il Senato per le sue riunioni telematiche usa Zoom.

Giustamente il giornalista pone ai lettori una serie di domande su questa scelta, perché il Senato non è una qualunque organizzazione ma è una delle istituzioni dello Stato italiano. Non dovrebbe quindi, secondo me, procedere alla scelta di una soluzione tecnologica in base a semplici analisi di convenienza prestazionale ed economica. Tanto più quanto tale soluzione è di tipo digitale, quindi attiene ad una dimensione che ha ormai pervaso in modo capillare in ogni aspetto della nostra vita.

In un paio di occasioni ho già discusso proprio su Key4biz le conseguenze politiche di scelte tecnologiche relative alla gestione dei dati e non le ripeterò qui.

Mi limito solo ad osservare che, anche qualora il Senato abbia valutato eccessivamente costosa una soluzione sviluppata interamente “in casa” (anche se sappiamo che i servizi informatici delle nostre istituzioni nazionali sono mediamente di eccellente livello), in Italia abbiamo un ente pubblico che ha la competenza per poter sviluppare e gestire un servizio di questo genere.

Il Consorzio GARR per sviluppare la piattaforma di videoconferenza per Senato e Camera

Si tratta del Consorzio GARR che (cito dal suo sito) è «un’associazione senza fini di lucro fondata sotto l’egida del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. I soci fondatori sono CNR, ENEA, INFN e Fondazione CRUI, in rappresentanza di tutte le università italiane.»

Normalmente il GARR fornisce la rete ad alte prestazioni per docenti, ricercatori e studenti delle università e degli enti di ricerca italiani. Più recentemente sta iniziando a fornire la connettività di rete anche alle scuole, anche se non mi è chiara la situazione attuale. In aggiunta alla semplice rete fornisce anche servizi informatici a valore aggiunto relativi alla sicurezza, a identità e mobilità, al calcolo, all’archiviazione dei dati, alla video-conferenza, e così via.

Nel corso degli ultimi anni, con lo sviluppo della tecnologia cloud, il GARR ha maturato approfondite competenze per la realizzazione ed il dispiegamento di soluzioni in questa modalità, gestibili in modo efficiente ed efficace – grazie a quell’elevata automazione che solo un’informatica ben realizzata consente di ottenere – e che potrebbero essere la base sulla quale sviluppare servizi per le istituzioni italiane.

L’ISTAT e la SIS utilizzano tale infrastruttura per l’effettuazione delle Olimpiadi di Statistica (https://www.sis-statistica.it/index.php?p=23). Durante il periodo di quarantena, mediante questa infrastruttura sono stati messi a disposizioni delle scuole servizi cloud che le hanno aiutate nella didattica a distanza (https://iorestoacasa.work/). Sono tutti servizi basati su software open-source, con le conseguenti garanzie relative alla loro sicurezza ed al trattamento dei dati.

Perché le infrastrutture digitali per le scuole non sono gestite dallo Stato?

Recentemente, Maria Chiara Pievatolo, ha chiesto pubblicamente, con un bellissimo post https://www.roars.it/online/teledidattica-proprietaria-e-privata-o-libera-e-pubblica/, come mai questo preziosissimo serbatoio di competenza, tutto italiano, sia stato finora bellamente ignorato dalle istituzioni della scuola, quando in altri paesi europei è la norma che le infrastrutture digitali per le scuole siano gestite dallo Stato. Non abbiamo informazioni al riguardo.

La proposta: il GARR come possibile fornitore o un altro ente pubblico

Ecco, ritengo che per le “riunioni virtuali, le conferenze audio-video, le chat e la mobile collaboration” forse il Senato potrebbe (e dovrebbe) investigare la strada di considerare il GARR come un possibile fornitore. Non ritengo si possano opporre considerazioni di modalità di approvvigionamento cui bisogna sottostare: l’interesse dello Stato va al di là di queste, per non parlare poi delle questioni di privacy e di sicurezza che già l’articolo di Key4biz aveva sollevato.

Le infrastrutture digitali sono ormai linfa vitale della società: così come lo Stato realizza e garantisce la percorribilità di vie stradali, ferroviarie, aeree e marittime, e ne sorveglia la sicurezza usando le necessarie cautele quando questi percorsi sono fruiti da enti e persone di rango istituzionale, così lo Stato deve comportarsi rispetto agli analoghi canali digitali.

È solo una scelta politica

Penso che un approfondimento sul ruolo che il GARR (o altri consorzi o enti pubblici, se ce ne sono con professionalità, competenze ed esperienze paragonabili) può svolgere per fornire questi servizi al Senato (e ad altre istituzioni nazionali che non li realizzano già in casa) sia doverosa.

La politica si lamenta spesso dell’arretratezza digitale del nostro Paese: ecco, in questo caso ha la possibilità di impegnarsi in prima persona per dimostrare che vuole superare questa situazione. Vedremo cosa accadrà.

Per approfondire