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Fibra ottica: aree bianche, respinto il ricorso di Fastweb. Aree grigie, il voucher non basta

Il Tar del Lazio ha respinto oggi il ricorso di Fastweb contro i bandi Infratel per la realizzazione della rete ultrabroadband nelle aree bianche, mentre il ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda ha detto che nelle aree grigie sta valutando di applicare un super ammortamento su parte degli investimenti in nuove reti.

Aree grigie: ipotesi super ammortamento

Non bastano i voucher – ossia i buoni sconto alle famiglie deboli che sottoscriveranno un abbonamento e finanziati dallo Stato con i versamenti delle società che gestiranno una rete in fibra ottica – per sviluppare le reti a banda larga nelle zone grigie. Lo ha detto oggi il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, ricordando che a differenza delle aree bianche, le zone grigie sono quelle in cui lo Stato non può direttamente intervenire ed è presente un unico operatore di rete ed è improbabile che in futuro ne arrivi un altro.

A questo proposito, Calenda ha riferito che il Governo sta ragionando su come mantenere l’offerta per accelerare appunto gli investimenti sulle zone grigie. “Stiamo valutando la possibilità di considerare una parte di questi investimenti nel super ammortamento (rientra nel piano Industria 4.0 ndr). E’ un ragionamento aperto anche con Bruxelles”, ha detto ricordando che “abbiamo dato una grande attenzione alle aree bianche ma quelle importanti sono quelle grigie dov’è presente il 70% delle imprese. I voucher – ha proseguito – sono uno strumento ammesso dalla UE, ma non si risolve tutto con questo“.

Insomma, facilitando gli investimenti consentendo di computarli ai fini di un super ammortamento, si potrebbe quindi incentivare la diffusione della rete a banda larga anche nelle zone in cui lo Stato non può intervenire direttamente attraverso gli investimenti ma favorendo le imprese che appunto investiranno.

Una misura accolta positivamente dal presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi: “Una grande opportunità il piano del ministro Calenda sull’industria 4.0, in particolare la possibilità di assoggettare anche la fibra all’iperammortamento – ha detto Recchi – cosi verranno premiate le aziende che investono e si accelererà la domanda di connessione. Crescerà l’economia digitale e non solo”.

In queste aree – si tratta all’incirca di 1.100 comuni – il pubblico può intervenire soltanto se si dimostra che c’è una chiara domanda di connessioni a 100 Mbps che il privato non riesce a soddisfare, pena l’alt della Ue.

Nelle cosiddette aree ‘grigie’ gli operatori hanno realizzato o realizzeranno reti con collegamenti ad almeno 30 Mbps ma le condizioni di mercato non sono sufficienti a garantire ritorni accettabili a condizioni di solo mercato per investire in reti a 100 Mbps. Qui vive il 40% della popolazione: cittadini attivi e con una propensione di spesa medio-alta ed è situato infatti il 69% delle imprese italiane (contro il 23% situato nelle aree bianche el’8% in quelle nere). In un’ottica di ‘Industria 4.0’ sarebbe impensabile lasciare queste aziende sprovviste di fibra ottica a 100 Mbps (obiettivo del Governo è quello di coprire il 100% delle aziende con banda ultralarga a 30 megabit/secondo e il 50% a 100 mega entro il 2020).

 

Bandi Infratel aree bianche: respinto il ricorso di Fastweb

Detto questo, resta l’incognita sui bandi Infratel nelle aree bianche. Il ministro Calenda ha detto che i bandi sono partiti: Per queste aree non ci sono limiti agli aiuti di Stato ed è importante lo sviluppo per l’equità sociale”.

Proprio oggi il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva presentata da Fastweb, gruppo Swisscom, contro la formulazione dei bandi per la banda ultralarga nelle zone a fallimento di mercato. L’udienza di merito è fissata per il 14 dicembre.

Il ricorso può incidere sui tempi della gara; il 17 ottobre è il termine che i sei soggetti prequalificati – Telecom, Fastweb, Metroweb, Enel Open Fiber, Estra e un raggruppamento di imprese fra Retelit, Eolo ed Eds – hanno per presentare le loro offerte sul primo bando.

Fastweb si era rivolta alla magistratura amministrativa lamentando che il bando di gara privilegiasse gli operatori non verticalmente integrati e anche che un gruppo che fosse stato “prequalificato” non potesse aggregare un altro operatore per presentare una offerta congiunta.

 

Nelle prossime settimane sarà la volta di Telecom Italia, che a sua volta ha presentato ricorso al TAR contro Agcom, MISE e Infratel, contestando quello che a parere della società potrebbe configurarsi come una discriminazione nei suoi confronti.

Il gruppo contesta in particolare la parte del provvedimento che regola la vendita wholesale indicando che i prezzi devono essere applicati a condizioni eque e non discriminatorie.

La delibera, secondo il ricorso, farebbe sì che a Infratel non siano applicate le stesse regole che valgono per Telecom Italia. In tal modo, la società in house del Mise – che costruirà la rete ultrabroadband per conto dello Stato nelle aree a fallimento di mercato, assumendo in tal modo il ruolo di ‘operatore dominante’, per poi darla in concessione ad altri operatori –  potrà fissare le tariffe senza effettuare i cosiddetti ‘test di prezzo‘ previsti per altro dalle normative europee.

Uno stop del tribunale potrebbe innescare dei ritardi nel piano per la banda larga voluto dal governo, che prevede la copertura del 50% del paese a 100 Mbps e del 100% a 30 Mbps entro il 2020.

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