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Fatto dall’umano, non dall’AI. Arrivano le prime etichette “AI free”

AI free, etichetta

AI free, etichetta

Prodotti e servizi “creati dall’umano” vs quelli creati dall’AI

No AI”, “AI free” o “Not by AI”, sono alcuni esempi di etichette che presto potremmo trovare in giro per il web per riconoscere e certificare prodotti e servizi creati dall’umano e non generati dall’intelligenza artificiale (AI).

La generazione di contenuti digitali attraverso chatbot AI ha raggiunto livelli così elevati di diffusione che presto si può immaginare una saturazione del nostro mondo online. Come cercare di difendersi? Indietro ovviamente non si può tornare. Il nostro presente è dominato dall’impiego di soluzioni di intelligenza artificiale in ogni ambito e il futuro lo sarà ancora di più.

Negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Australia è allora emerso un movimento che su questo ha le idee molto chiare: differenziamo, a partire dalla rete, i prodotti e i servizi “creati/sviluppati dall’umano” dal quelli generati con l’AI.

L’intelligenza artificiale sta creando una profonda trasformazione e le diverse definizioni di ciò che è ‘creato dall’umano’ stanno confondendo i consumatori”, afferma la dottoressa Amna Khan, esperta di consumi presso la Manchester Metropolitan University.

Una definizione universale è essenziale per costruire fiducia, chiarezza e sicurezza“, ha dichiarato Khan a Joe Tidy che ha scritto un bell’articolo su questo per la BBC News.

Non si tratta solamente di una rivendicazione culturale, se non di una dichiarazione di indipendenza antropologica per così dire dall’affermazione storica delle macchine ben al di fuori degli ambienti produttivi tradizionali. Qui c’è una volontà di riprendersi uno spazio d’azione politico e lavorativo, perché, se quest’iniziativa riuscisse ad affermarsi, certamente si potrebbero salvare anche molti posti di lavoro dalla cosiddetta disoccupazione tecnologica.

Le prime etichette “AI free”

Secondo l’indagine della BBC, sono almeno otto i progetti in corso per elaborare un’etichetta in cui si comunica, si conferma e si certifichi che un determinato prodotto o servizio è stato progettato e prodotto dall’umano e non dall’AI.

Come riportato dal quotidiano britannico, ci sono già diverse etichette, come no-ai-icon.com, ai-free.io e notbyai.fyi, che possono essere scaricate da chiunque generalmente in maniera gratuita, senza particolari controlli o addirittura senza alcun controllo.

Altri sistemi, come aifreecert, richiedono il pagamento per la certificazione “AI free”, perché tale etichetta prima di essere rilasciata prevede un rigoroso processo di verifica per stabilire se un prodotto utilizza o meno l’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale è ormai al centro della nostra economia. Difficile tracciare una linea netta

È possibile differenziare in maniera rigida e netta ciò che si progetta, si produce e si distribuisce “human made” da quello che è “AI generated”? Secondo molti esperti siamo già al punto che questa netta distinzione non solo è difficile da fare, ma potrebbe anche essere controproducente.

L’intelligenza artificiale è ormai così profondamente integrata in diverse piattaforme e servizi che è davvero complicato stabilire cosa significhi ‘senza IA’”, ha spiegato alla BBC Sasha Luccioni, ricercatrice canadese esperta in intelligenza artificiale, clima e giustizia sociale, attualmente AI & Climate Lead presso Hugging Face.

Una strada potrebbe essere cercare certificazioni intermedie. Ad esempio, nel cinema, che ormai è quasi AI dipendente (e non a caso periodicamente scoppiano polemiche per l’impiego massiccio di questa tecnologica tale da mettere a repentaglio i diritti di chi in questo settore lavora), si stanno sperimentando soluzioni per limitare l’uso massiccio di AI e allo stesso tempo tutelare e valorizzare il lavoro umano (sia a livello qualitativo, sia creativo, sia di posti di lavoro).

Nei titoli di coda del thriller “Heretic” del 2024, con Hugh Grant, i produttori hanno inserito una nota in cui si legge: “Nessuna intelligenza artificiale generativa è stata utilizzata nella realizzazione di questo film“.

Il pubblico ha il diritto di conoscere quanta e quale AI è stata usata per generare musica, libri e film

Il cinema è solo un esempio, diciamo che l’AI sta ormai fortemente trasformando l’intero mercato dell’editoria (già fortemente condizionata dalla trasformazione digitale iniziale), quindi la televisione, la stampa, i libri e la musica.

Il problema non è tanto nell’uso di questa tecnologia dalle enormi potenzialità positive per queste industrie e per chi vi lavora, ma nel trovare come detto una gradualità di impiego da certificare e comunicare al pubblico.

In molti casi chi guarda un film o ascolta una canzone, o guarda un video o legge un libro, non è informato di quanta e quale AI è stata impiegata per produrre un contenuto.

Celebre è il caso dei The Velvet Sundown, band psych-rock virtuale al 100%, con membri fittizi (Gabe Farrow, Lennie West, Milo Rains e Orion “Rio” Del Mar, tutta gente che non esiste nella vita reale), interamente generata da tool AI come Suno per musica/voci e ChatGPT per testi/immagini. Oltre un milione di ascolti mensili lo scorso anno per il primo album “Paper Sun Rebellion” su Spotify.

Possiamo anche restare in Italia per trovare un altro esempio di musicisti completamente virtuali, non esistenti nella realtà fisica (anche se per l’immaginario collettivo dell’audience forse questa considerazione vale poco o niente).
We Are Machinez è la prima band rap-metal italiana da Alghero 100% “AI generated”, creata da Sigla con software AI e su Spotify possiamo ascoltare il primo EP “The Age of Machinez” (sicuramente apprezzabile l’onesta intellettuale rintracciabile sia del nome della band, sia del titolo dell’EP).

Il mondo dei libri è forse quello che per primo (anche per semplicità) ha sperimentato l’invasione di prodotti e autori completamente AI generated, tanto che il colosso Faber and Faber ha iniziato ad apporre il marchio “Scritto da un essere umano“.

L’inglese Books by People, per comprare libri veramente scritti da esseri umani

Gli editori si trovano a dover affrontare un nuovo scenario in cui i libri possono essere prodotti in pochi minuti anziché in mesi o anni, e i lettori non possono più essere certi se un libro rifletta un’esperienza umana o sia una mera imitazione meccanica“, ha spiegato alla BBC Esme Dennys, co fondatrice di Books by People.

È necessaria una certificazione di ‘origine umana’, ma l’autocertificazione non è sufficiente, quindi abbiamo un processo di verifica completo per assicurarci che si tratti effettivamente di materiale di origine umana“, ha chiarito il CEO dell’azienda, Alan Finkel. Motivo per cui questo tipo di certificazioni “AI free” si pagano.

Books by People è un’organizzazione indipendente britannica lanciata nel 2025 per certificare libri scritti interamente da esseri umani, contrassegnandoli con un marchio (“Human authored”) di riconoscimento ben chiaro, anche nel nome. A novembre è uscita la prima pubblicazione con questa etichetta dal titolo “Telenovela” di Gonzalo C. Garcia.

La prima manifestazione anti-AI a Londra, la presa di coscienza della società

Non solamente il mondo delle imprese o del lavoro sta prendendo le misure con l’AI, anche la società ha preso coscienza che se da un lato questa tecnologia (come altre) è di grande utilità per molte delle nostre attività o addirittura routine quotidiane, dall’altro è anche una minaccia. A seconda di come e quanto usiamo l’AI questa diventerà dominante nel nostro mondo e nella nostra vita.

Pull the plug! Pull the plug! Stop the slop! Stop the slop!”, questo lo slogan che si poteva sentire per le strade di Londra sabato 28 febbraio.L’invito era chiaro: stacca la spina e basta con questo schifo. Chiaro e forse esagerato, come detto, non possiamo dire basta all’AI, è troppo tardi, meglio capire come usarla al meglio e impedire un suo impatto negativo sulla società.

C’erano qualche centinaio di manifestanti anti-AI a King’s Cross, dove si trovano le sedi delle Big Tech come OpenAI, Meta, Google e DeepMind., ha raccontato Will Douglas Heaven per la rivista MIT Technology. La marcia è stata organizzata da due gruppi di attivisti distinti, Pause AI e Pull the Plug, che l’hanno definita la più grande protesta di questo tipo mai realizzata.

Anche qui, forse, siamo di fronte ad un’altra esagerazione, ma di certo potrebbe essere una prima piazza che farà la storia, visto che è molto probabile molte altre ne seguiranno nei prossimi anni. L’AI è anche politica e in quanto tale tema di confronto pubblico, da qui in poi. Perché su questa tecnologia si investono incredibili quantità di soldi, perché farà fare grandi profitti (col passare del tempo) e rischiamo seriamente che venga usata in maniera impropria per controllare la società, orientarla e plasmarla. L’AI amplifica disuguaglianze e discriminazioni, arrivando a mettere in discussione le fondamenta stesse dei sistemi democratici, anche solo rendendo sempre più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. In questi termini, l’AI è politica.

Nell’AI Act ci sarà l’etichetta “generato con l’intelligenza artificiale”

Come detto, non si torna indietro, ma l’AI può essere regolamentata e in questo modo si possono evitare le distorsioni peggiori. A riguardo, in questi giorni, le commissioni Mercato interno e Libertà civili del Parlamento europeo hanno adottato una posizione congiunta su una proposta di semplificazione (“omnibus”) che modifica il regolamento sull’intelligenza artificiale (AI Act), con 101 voti favorevoli, 9 contrari e 8 astensioni.

La proposta prevede il rinvio dell’entrata in vigore di alcune disposizioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, poiché gli standard chiave potrebbero non essere definiti entro l’attuale scadenza del 2 agosto 2026. Negli emendamenti, gli eurodeputati introducono date di applicazione certe, con l’obiettivo di garantire prevedibilità e certezza giuridica.

Per i sistemi di IA ad alto rischio esplicitamente elencati nel regolamento (inclusi quelli che utilizzano tecnologie biometriche o impiegati in infrastrutture critiche, istruzione, occupazione, servizi essenziali, forze dell’ordine, giustizia e gestione delle frontiere) la proposta fissa la nuova scadenza al 2 dicembre 2027.

Per i sistemi di IA disciplinati (o utilizzati come componenti di sicurezza in prodotti disciplinati) dalla normativa settoriale dell’UE in materia di sicurezza e sorveglianza del mercato, la data proposta è il 2 agosto 2028.

Gli eurodeputati si dicono inoltre favorevoli a concedere ai fornitori più tempo per adeguarsi agli obblighi di watermarking (loghi, codici o le etichette di cui abbiamo parlato) dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale (audio, immagini, video o testi) al fine di renderne riconoscibile l’origine.
In questo caso, però, hanno proposto una proroga più contenuta, fino al 2 novembre 2026, rispetto al 2 febbraio 2027 indicato inizialmente dalla Commissione.

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