Bufale e disinformazione

Fake news, i social sono pronti a contrastare le bufale in formato video?

Da qualche settimana sono apparsi sul web software di editing video poco costosi che creano video falsi. Dopo le fake news, una nuova piaga si aggira sul web: Facebook e Twitter saranno pronti a rilevare i Fake video?

di Piero Boccellato | @pieroboccellato |

La sfida di sapere se ciò che leggi online è vero ha oramai attirato l’attenzione mondiale. Si sta dimostrando sempre più difficile separare la scrittura basata su fatti da disinformazione o click-bait. E’ questo problema sta per peggiorare esponenzialmente.

 

Dovremmo essere tutti preoccupati di vivere in quello che gli esperti definiscono ‘Società post-verità’ – una società in cui “indipendentemente dal fatto che abbia o meno una base di fatto, tutto ciò che viene ripetuto spesso si crede che sia vero”. 

 

Fino a poco tempo fa, il vantaggio in termini di costi delle false informazioni scritte non prevaleva sulle immagini video. Ma la notizia è che, da qualche settimana, si cominciano ad avvistare sul web, la proliferazione di software di editing video poco costosi che creano video falsi. Poiché la tecnologia di editing video è combinata con l’intelligenza artificiale, la creazione di video falsi è diventata indistinguibile dalla realtà.

 

Tra questi infatti c’è anche il mondo della pornografia, con l’apparizione di una serie di filmati a luci rosse che vedono come protagoniste attrici a cui è stato applicato il volto di alcune celebrità grazie all’utilizzo dell’applicazione FakeApp.

 

Questo fenomeno è stato denominato Deepfake, dal nickname dell’utente Reddit che ha dato origine alle varie discussioni sul forum, mettendo a disposizione FakeApp. Da quel momento diversi utenti si sono cimentati nella creazione di video attraverso il software in questione, con risultati che, in alcuni casi, sono certamente impressionanti. Il web è stato invaso da video con Nicolas Cage al posto dei divi del porno. O parodia come quella di Angela Merkel con il volto di Donald Trump.

 

I legislatori dichiarano che il software si presta ad attività diffamatorie come il revenge porn e le fake news. Tanto che Twitter è stato il primo social network a mettere avanti le mani dichiarando che si impegna a rimuovere contenuti di questo tipo ed anche Pornhub, uno dei più grandi network del porno, ha risolto la cosa assicurando che non tollererà alcun contenuto non consensuale.

 

Apprezziamo il buon senso dei colossi del web, ma la Silicon Valley è stata presa in giro dalla diffusione di troll e bot, che hanno avuto un ruolo dominante nelle ultime elezioni presidenziali americane, un problema che persiste ancora oggi, ma gli esperti si chiedono se Facebook e Twitter siano pronti a rilevare l’assalto di nuove tecnologie come i Fake video. Per fermare la diffusione di video falsi, Facebook e Twitter avrebbero bisogno di dimostrare che possono fare meglio delle loro recenti promesse.

 

Intanto legislatori americani sono preoccupati che i progressi nella tecnologia della manipolazione video possano scatenare una nuova era di notizie false dai governi stranieri per manipolare il pubblico americano. Adesso infatti, vogliono iniziare a lavorare sulle correzioni del problema prima che sia troppo tardi.

 

Il senatore Ron Wyden, uno dei membri più autorevoli del Congresso americano sui temi tecnologici, ha dipinto una situazione pericolosa su ciò che i progressi potrebbero significare per il futuro della verità discernente nei media.

 

“Dal momento che non possiamo fare affidamento sulla responsabilità dei singoli attori o delle piattaforme che usano, mi aspetto che ci sarà una proliferazione di questo tipo di finzioni in grado quasi di soffocare fatti reali”, ha detto Wyden a giornale politico statunitense The Hill. “Per coloro che apprezzano le informazioni reali, ci saranno ancora pubblicazioni e notizie affidabili, e la loro credibilità dovrà essere sorvegliata con maggiore attenzione dai giornalisti professionisti”, ha aggiunto.

 

Il pericolo non è solo il credere alle bufale, ma anche il non credere ciò che è reale.

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