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Facebook, l’attesa multa fino a 5 miliardi di dollari della FTC potrebbe essere una di una lunga serie

Per Mark Zuckerberg, che per circa un anno ha pianto lacrime di coccodrillo, l’ha fatto sia al Congresso Usa sia al Parlamento europeo, ora potrebbe essere giunto il momento di pagare la prima multa, quella di 3-5 miliardi di dollari comminata dalla Federal Trade Commission (FTC), per lo scandalo Cambridge Analytica, ossia per non aver impedito che i dati di 87 milioni di utenti (214 mila in Italia) del social network finissero impropriamente nei server della società inglese di analisi di big data e utilizzati per scopi politici. Molto probabilmente sono stati usati nella campagna elettorale di Donald Trump determinando anche l’esito elettorale, perché Cambridge Analytica è di proprietà di Robert Mercer, il miliardario che ha finanziato Trump, e che ha minacciato moltissime volte il quotidiano Observer e la giornalista Carole Cadwallard, per impedire che venisse pubblicata la notizia.

Così Facebook, in vista di questa sanzione, ha accantonato 3 miliardi di dollari in attesa della multa della FTC americana e che, secondo il gruppo californiano, potrebbe provocare una perdita tra i 3 e i 5 miliardi di dollari. Infatti, l’equivalente americano dell’Agcom ha acceso un faro sullo scandalo Cambridge Analytica, esploso nel marzo 2018. La FTC sta valutando se è stato violato un accordo vincolante siglato nel 2011 con il social network e pensato per proteggere la privacy e i dati personali degli utenti. “La questione resta irrisolta e non ci sono certezze sulla tempistica o sui termini dell’esito finale”, ha spiegato Facebook in un comunicato. 

I 3 miliardi accantonati fanno frenare gli utili (-51%) della società, che potrebbe essere a breve oggetto di altre sanzioni. Ricordiamo che per lo stesso scandalo anche il Garante Privacy italiano ha annunciato una multa in arrivo. L’Autorità ha concluso l’istruttoria su Cambridge Analytica e prepara sanzioni ai danni di Facebook per questo motivo: ‘I dati degli italiani coinvolti trattati in modo illecito in assenza di idonea informativa e di uno specifico consenso’.

Dal Garante Privacy italiano passiamo a quello irlandese, dove Facebook ha la sede europea. In particolare, la Data Protection Commission, responsabile dell’applicazione del GDPR nei confronti della società, ha avviato un’indagine sull’archiviazione in chiaro di centinaia di milioni di password di Facebook e Instagram emersa un mese fa.

Anche il procuratore generale di New York ha aperto un’indagine nei confronti della società fondata da Mark Zuckerberg sull’ultima falla o esca scoperta: da maggio 2016 Facebook ha chiesto ai nuovi iscritti anche la password dell’email, in questo modo ha importato 1,5 milioni di contatti per suggerire all’utente le potenziali amicizie e utilizzarli per le inserzioni pubblicitari. 

Dunque, Facebook non rappresenta solo un pericolo per la nostra privacy, ma “mette a rischio le democrazie”, ha denunciato pubblicamente Carole Cadwallard, la giornalista che ha scoperto lo scandalo Cambridge Analytia, perché ha notato un’influenza della piattaforma anche sul referendum Brexit. Cosa insegna questa lezione della giornalista Carole Cadwallard? Che i big del mondo digitale non possono muoversi più senza più regole. L’autoregolamentazione è fallita.

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