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Europa nello Spazio, i 7 fattori principali per il 2026 secondo l’ESPI

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Il 2025 ha portato cambiamenti radicali nel settore spaziale europeo, con un volume senza precedenti di finanziamenti appena annunciati e la sicurezza che sta diventando una logica politica fondamentale alla base degli investimenti pubblici europei nello spazio.

La nuova promessa di scala può essere mantenuta e accompagnata da velocità e agilità di attuazione?

L’European Space Policy Institute (ESPI), un think tank europeo con sede a Vienna sulla politica spaziale, ha identificato sette fattori principali che potranno definire se l’Europa potrà fare davvero la differenza e rivendicare legittimamente la sua ascesa nella classifica delle potenze spaziali mondiali.

1. Un’opportunità per la leadership e il partenariato internazionale dell’Europa per l’ESPI

Sebbene il partenariato con gli Stati Uniti rimanga un obiettivo centrale, il suo futuro è più incerto che mai e altre potenze spaziali in competizione, come Giappone, Corea del Sud e Australia, cercano sempre più di approfondire i legami con l’Europa. Un primo segnale è stato l’aumento significativo delle quote di iscrizione del Canada all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in occasione del Consiglio dell’ESA a livello ministeriale del 2025.

Cosa aspettarsi nel 2026:

• L’Europa sarà in grado di costruire un partenariato spaziale su larga scala con Canada, Giappone, Corea del Sud o Australia, con obiettivi programmatici concreti e un sostegno politico e finanziario congiunto?

• L’Europa sarà in grado di elaborare e adottare una posizione a lungo termine nei confronti di potenze spaziali a pieno titolo, riconoscendo anche gli sforzi di cooperazione in corso, come gli scambi sulla Stazione Spaziale Bharatiya con l’India, il programma Artemis con gli Stati Uniti o la missione SMILE con la Cina?

2. Una carta vincente che supera l’Europa per l’ESPI

L’anno scorso ha visto l’emergere di diversi sviluppi globali con il potenziale di superare di gran lunga e accelerare i più ambiziosi programmi spaziali istituzionali e commerciali odierni, ad esempio:

• Difesa: il sistema di difesa missilistica Golden Dome per gli Stati Uniti,

• Esplorazione: i piani accelerati della Cina per l’atterraggio di un Taikonaut sulla Luna,

• Commercializzazione: l’introduzione operativa di Starship, l’IPO di SpaceX discussa con una valutazione di 800 miliardi di dollari e l’ascesa del direct-to-device (D2D) come hyperscaler nei mercati di consumo.

Cosa aspettarsi nel 2026:

• I decisori europei e nazionali riusciranno ad anticipare nuovi fattori dirompenti, evitare un’altra battuta d’arresto e continuare ad alzare aggressivamente l’asticella per fermare la tendenza a un divario sempre più profondo con Stati Uniti e Cina?

• L’Europa, incluso il Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea (QFP UE), si impegnerà a realizzare un programma europeo di esplorazione umana post-Stazione Spaziale Internazionale, in orbita terrestre bassa e oltre, in grado di superare le dipendenze odierne e di creare scala, ponendo l’esplorazione spaziale come parte integrante delle sue ambizioni, insieme ai pilastri della sicurezza, della difesa e del commercio della potenza spaziale?

• La proposta del QFP UE 2028-2034 di 131 miliardi di euro per la difesa e lo spazio resisterà all’esame e alle pressioni e dedicherà almeno il 30% al Programma Spaziale UE? E l’UE riuscirà a mobilitare o riorientare i finanziamenti verso lo spazio prima del prossimo QFP?

3. Un continuo slancio per la sicurezza e la difesa

Il 2025 ha visto un risveglio europeo senza precedenti sul ruolo dello spazio per la sicurezza e la difesa, un cambio di atteggiamento in particolare in Germania e a livello di ESA, radicato in nuovi annunci e programmi.

Il 2026 mostrerà se altri attori in Europa seguiranno l’esempio del 2025, incluso il Regno Unito, per tradurre lo slancio e vederlo crescere su una nuova scala e in uno sviluppo tempestivo delle capacità a beneficio condiviso in tutto il continente, anche al di là delle priorità nazionali.

Cosa aspettarsi nel 2026:

• Altri paesi europei seguiranno l’esempio della Germania e supereranno i loro bilanci spaziali civili con spese per la difesa nello spazio?

• Gli stati europei sfrutteranno appieno i meccanismi pragmatici di sicurezza e difesa attraverso gli sforzi federati del programma European Resilience from Space (ERS) dell’ESA, del Programma Spaziale dell’UE e dell’Agenzia Europea per la Difesa (EDA)?

• L’attuazione dell’investimento tedesco di 35 miliardi di euro nello spazio per la sicurezza e la difesa e della strategia spaziale francese del 2025 emergeranno come pilastri centrali per rivitalizzare le industrie spaziali, della difesa e digitali, la potenza innovativa e la forza lavoro dell’Europa?

4. Modelli pragmatici di cooperazione europea per l’ESPI

Con un numero sempre maggiore di nazioni europee che investono a livello nazionale, rimane fondamentale trovare un equilibrio tra ambizioni nazionali e obiettivi europei condivisi, rafforzando un approccio che coinvolga l’intera Europa e che faccia leva su programmi nazionali, meccanismi intergovernativi flessibili e il Programma Spaziale dell’UE.

Cosa aspettarsi nel 2026:

• Ci sarà un allineamento tra le risorse nazionali in proliferazione, ad esempio attraverso la messa in comune e la condivisione di infrastrutture, servizi, dati e informazioni a livello multilaterale ed europeo o sviluppando l’interoperabilità all’interno di una federazione di sistemi distinti?

• Ci sarà un maggiore radicamento delle risorse industriali e strategiche di Regno Unito, Norvegia e Svizzera, poiché le loro capacità di difesa, commerciali e di innovazione sono elementi essenziali del tessuto europeo.

5. Una nuova visione industriale europea per lo spazio per l’ESPI

Con la proposta di consolidamento BROMO tra Airbus, Thales e Leonardo in corso, gli operatori satellitari che ricevono nuova attenzione politica, la formazione di nuove alleanze industriali (ad esempio tra Rheinmetall e ICEYE, o KONGSBERG, Helsing, Isar Aerospace e Hensoldt) e l’implementazione di IRIS² attraverso un partenariato pubblico-privato messa alla prova, il 2026 offre un’opportunità ideale per l’intera filiera industriale europea di sviluppare la propria visione per lo spazio, guidata da un nuovo livello di ambizione per una maggiore innovazione, disruption e accettazione di maggiori rischi di mercato.

Cosa aspettarsi nel 2026:

• Assisteremo a un’ondata più ampia di fusioni e acquisizioni, data la crescente concorrenza tra startup in fase di sviluppo e un rinnovato interesse da parte di grandi appaltatori della difesa e giganti digitali?

• L’Europa sarà in grado di proteggere i suoi gioielli di punta dalle acquisizioni straniere, fornendo il giusto ambiente e la giusta fiducia per crescere a livello nazionale?

• Le aziende emergenti provenienti da centri non tradizionali di potere aziendale (ad esempio Polonia, Ungheria, Finlandia) riusciranno a crescere e ad integrarsi nel dibattito sulla politica industriale europea?

6. Lo spazio digitale come motore economico trasformativo per l’ESPI

Il valore dello spazio come bene pubblico nell’economia in generale continua a essere sottovalutato in Europa, impedendo incentivi fiscali per ulteriori investimenti.

Allo stesso tempo, le Big Tech statunitensi (ad esempio Google, Amazon, SpaceX) e la Cina stanno scommettendo sempre di più sullo spazio come uno dei motori economici del futuro, principalmente con le comunicazioni e potenzialmente con l’elaborazione e il trasferimento del networking nello spazio (ad esempio, data center, comunicazioni ottiche e quantistiche).

Cosa aspettarsi nel 2026:

• Le priorità in materia di sicurezza e difesa e le catene del valore sempre più aziendalizzate indeboliranno la disponibilità di dati e inaspriranno le politiche sui dati, storicamente permissive, per l’accesso ai dati spaziali?

• Ci saranno iniziative di interesse pubblico o privato in Europa per finanziare infrastrutture all’avanguardia su larga scala (ad esempio, direct-to-device) o innovazione (ad esempio, data center spaziali) che potrebbero riscrivere le strategie aziendali del settore spaziale?

7. Trovare la Stella Polare dell’Europa per l’ESPI

Ciò che ha caratterizzato un anno di nuove ambizioni in diverse parti d’Europa nel 2025, richiede ora una visione condivisa della futura posizione di potenza spaziale dell’Europa nel 2026: una narrazione distinta del perché lo spazio è fondamentale per il futuro dell’Europa, che trascenda l’allineamento con altre grandi potenze e consenta un processo decisionale realmente autonomo.

Questo si traduce nello sviluppo di una profonda convinzione tra i decisori politici e industriali europei, nonché nella società civile, che lo spazio “contribuisce in modo sostanziale alla forza, alla sicurezza e alla prosperità del continente” e che lo spazio sia parte integrante delle politiche estere, di difesa, digitali e di altri settori.

Cosa cercare nel 2026:

• Le principali nazioni europee, l’ESA e l’Unione Europea troveranno una leadership in grado di delineare la visione comune dell’Europa per lo spazio, per avvicinarsi ulteriormente alla comunicazione e allo sviluppo del valore trasformativo dello spazio nelle sue dimensioni economica, di sicurezza e sociale?

Conclusione per l’ESPI

Il 2026 presenta numerose sfide. Tuttavia, tre sfide cruciali richiedono che i decisori politici e industriali europei si riuniscano nel 2026 – al di là dei loro tradizionali quadri istituzionali – in un forum ancora da definire, per affrontare con urgenza le questioni più critiche:

• Concordare misure per promuovere la federazione degli sviluppi spaziali nazionali ed europei, in particolare per la sicurezza e la difesa, per massimizzare la tempestività dei risultati e i benefici condivisi per la pace in tutto il continente.

• Definire una strategia internazionale condivisa per sviluppare un ruolo guida per l’Europa sulla scena globale, attuata attraverso i suoi diversi canali, con nuove partnership su larga scala e un atteggiamento nei confronti delle altre potenze spaziali.

• Definire le ambizioni dell’Europa, anche a livello UE nella corsa geopolitica alla Luna, al di là del ruolo di partner junior per le iniziative straniere.

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