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ePrivacy, telco Ue all’attacco: nuova direttiva troppo severa sull’uso dei metadati

Roberto Capocelli

È ormai chiaro a tutti che sull’utilizzo dei dati si gioca il destino dell’organizzazione dell’economia e del commercio; uno scenario che richiede delle precise scelte su come impostare l’economia digitale e, di conseguenza, su come regolare l’uso dei dati che rappresentano una risorsa dall’incredibile potenziale.

Gli Stati Uniti hanno scelto un chiaro modello basato sullo sfruttamento invasivo e brutale delle informazioni personali, che contribuisce alla concentrazione del potere economico in pochissime mani, alla crescita delle diseguagliale e alla sostanziale “feudalizzazione” del sistema economico.

Dall’altro lato, l’Europa continua a combattere una battaglia di civiltà in favore della libera concorrenza, del libero mercato e del rispetto della privacy dei cittadini.

Mentre, negli USA, il presidente Trump ha recentemente sancito il “liberi tutti” permettendo non solo a gli Over The Top, ma anche ai fornitori di servizi internet di poter vendere i dati di navigazione degli utenti senza nemmeno dover chiedere l’autorizzazione agli utenti, l’UE continua a lavorare alla messa a punto di strumenti legislativi che garantiscano la concorrenza e il rispetto della privacy.

La regolamentazione ePrivacy, entrata in vigore all’inizio degli anni duemila per governare l’uso dei dati dei consumatori da parte dei fornitori di servizi di comunicazione, rappresenta uno di quegli strumenti ed è attualmente sottoposta ad un processo di revisione e aggiornamento da parte dell’UE nell’ambito delle sue riforme sul mercato unico digitale.

Il legislatore europeo vuole tenere il passo con i velocissimi cambiamenti che caratterizzano il modo in cui i servizi digitali stanno evolvendo.

Ma, in risposta alla relazione sul progetto di revisione della deputata europea estone, Marju Lauristin, le associazioni dei telco ETNO e GSMA hanno chiesto maggiore flessibilità e la possibilità di poter utilizzare i dati in “modo responsabile”. Le due associazioni sono convinte che il progetto sia “troppo restrittivo” sull’utilizzo dei metadati e “troppo concentrato sul consenso” da parte dell’utente.

In sostanza, secondo le associazioni di categoria, le modifiche e gli aggiornamenti proposti sulla ePrivacy  andrebbero a ridurre ulteriormente i vincoli già previsti dal GDPR (General Data Protection Regulation), il nuovo regolamento Ue che entra in vigore il prossimo anno, impedendo agli operatori di utilizzare i dati per il miglioramento dei servizi e dei prodotti.

Il contrasto mette in luce il nodo centrale del funzionamento dell’economia digitale e il punto di tensione su cui si gioca la sfida per un uso responsabile dei big data: riuscire ad individuare una soluzione che sappia sfruttare le potenzialità tecnologiche senza consegnare le chiavi del controllo economico (e politico) nelle mani di poche corporation che controllano i dati è una battaglia che l’Europa sta combattendo e su cui c’è bisogno del contributo di aziende, istituzioni e società civile.

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