Le stime

eHealth, in Italia solo l’1,1% della spesa sanitaria è destinato al digitale

L’innovazione digitale nel settore sanitario porterebbe a un risparmio notevole del 10-15% della spesa sanitaria, pari a 20 miliardi di euro. Nel 2016 però la spesa tecnologica è calata del 5% rispetto all’anno precedente. E la popolazione invecchia, aumentando disagi e costi.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |
ehealth

La trasformazione digitale nel settore sanitario procede troppo lentamente nel nostro Paese. Considerando la rapidità con cui la popolazione sta invecchiando e il costo sociale che questo fenomeno demografico comporta, la spesa sanitaria tra 30 anni potrebbe arrivare ad un sesto del totale.

 

Il digitale è di fatto una strada obbligata. Da un lato consente di ridurre le spese e ottimizzare le risorse disponibili, dall’altro va incontro alle esigenze dei pazienti e delle strutture ospedaliere, evitando inutili attese, sovraffollamenti, criticità di vario tipo e una maggiore personalizzazione dei servizi.

 

Le tecnologie abilitanti la trasformazione digitale, secondo quanto emerso nel convegno “Sanità elettronica e processi digitali nel settore della salute”, tenutosi a Roma presso la Sala della Lupa della Camera dei deputati in piazza Montecitorio, eliminando burocrazia e buona parte della carta a vantaggio di cartelle e ricette elettroniche, porterebbero a un risparmio notevole dei costi, del 10-15% della spesa sanitaria, pari a 20 miliardi, ovvero un punto del nostro PIL.

 

Il problema, hanno sottolineato i partecipanti alla manifestazione organizzata dall’associazione Italian digital revolution, è che il nostro Paese fino ad ora ha dimostrato di non essere pienamente pronto al passaggio. Basti riflettere sul fatto che nel 2016 solo l’1,1% della spesa sanitaria è stato destinato alla digitalizzazione: 1,27 miliardi di euro, con un calo del 5% rispetto all’anno precedente (1,34 miliardi).

 

La spesa pubblica in ambito sanitario nei 27 Stati membri dell’Unione europea (Ue) è passata da una media del 5,9% del PIL nel 1990 al 7,2% del PIL nel 2010 e il dato potrebbe crescere ulteriormente fino all’8,5% del PIL nel 2060, in ragione dell’invecchiamento demografico e di altri fattori socioeconomici e culturali.

 

Le attuali stime prevedono che la quota della popolazione attiva subirà una forte contrazione, passando da 61% al 51% della popolazione complessiva, mentre la percentuale della popolazione anziana (65+) nell’UE dovrebbe crescere dal 17,4% del 2010 al 30% nel 2060, mentre quella molto anziana (80+) dal 4,7% del 2010 al 12,1% nel 2060.

 

Se vogliamo rendere sostenibili i nostri sistemi sanitari, come indicato nell’eHealth Action Plan 2012-2020 della Commissione europea, dobbiamo realizzare riforme profonde e garantire che tutti i cittadini possano accedere a tali servizi. Per fare ciò l’Europa è chiamata, tra l’altro, a ridurre il proprio onere normativo complessivo senza rinunciare alla sicurezza.

 

La sanità elettronica e il benessere sono ambiti che presentano un elevato potenziale di crescita e opportunità di innovazione, in particolare dando il via a uno scambio efficiente di dati nel settore sanitario. Non solo, hanno anche un elevato potenziale di mercato, che è cresciuto dai 9,8 miliardi di dollari del 2010 ai circa 27 miliardi del 2016, evidenziando un tasso di crescita annuo composto (Carg) superiore al 18%.

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