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Due miliardi di persone senza acqua potabile. Appello delle Nazioni Unite per un piano mondiale di interventi

Cresce la sete: l’ONU lancia l’Agenda mondiale dell’acqua

Il 10% della popolazione mondiale vive oggi in aree ad elevato stress idrico. Secondo stime del World Water Development Report delle Nazioni Unite, fino a 3,5 miliardi di persone almeno un mese all’anno hanno grandi difficoltà ad accedere all’acqua.

Sempre secondo il Rapporto, inoltre, circa 2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile, con la conseguenza che almeno 1,5 milioni di esseri umani muoiono ogni anno per carenza di questa risorsa vitale (e conseguentemente per carenza di servizi igienici).

In occasione della prima conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua, che si è svolta a New York, il Segretario Generale dell’Onu, António Guterres, ha invitato tutti i Paesi del mondo a dare vita con urgenza ad un’Agenza dell’acqua, con un piano di azioni coordinato per sviluppare infrastrutture idriche moderne, sicure e resilienti agli eventi meteo estremi e ai disastri naturali.

Il problema è che servono anche molte risorse finanziarie e fondi a sostegno dei progetti, con una legislazione orientata all’inclusione e all’accesso equo, soprattutto nei Paesi del Sud del mondo.

Azioni che dovrebbero ovviamente andare a supporto degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu (SDG), in particolare quelli relativi all’accesso alle risorse idriche (obiettivo 6), che è e deve essere un diritto umano fondamentale riconosciuto da tutti.

Le infrastrutture in balia di eventi climatici estremi e disastri naturali

Basta pensare alla regione del Corno d’Africa, dove a causa dei cambiamenti climatici non piove praticamente più e i pozzi sono vicini al prosciugamento completo. Si tratta della peggiore siccità degli ultimi 40 anni.

Oppure, al contrario, ci sono luoghi in cui l’acqua piovuta dal cielo è così tanta che si creano inondazioni devastanti, con conseguente carenza di acqua potabile, come nel caso dello Stato americano del Mississipi o in Africa del Kenya, dove le alluvioni hanno contaminato con sostanze chimiche industriali e impiegate in agricoltura le forniture di acqua dolce alle popolazioni locali.

In Pakistsan, le vittime delle inondazioni hanno sofferto nel tempo non solo la sete, ma anche disturbi da stress post traumatico, dovuto all’impatto dei fenomeni meteo estremi e all’insicurezza dell’accesso all’acqua.

Accesso all’acqua un privilegio per molti

Nel Rapporto sullo stato dell’acqua potabile redatto dall’Organizzazione mondiale della sanità, in collaborazione con l’Unicef e la Banca mondiale, almeno un quarto della popolazione mondiale ancora non ha accesso a questa risorsa vitale e il dato è peggiorato rispetto alla media degli ultimi 30 anni.

Se in Europa e Nord America è il 98% della popolazione che ha accesso sicuro all’acqua potabile, il dato scende al 79% per Sud America, Nord Africa e Asia occidentale, e al 68% per Asia centrale e meridionale, e addirittura al 36% per l’Africa subsahariana.

La conferenza internazionale di New York ha chiesto agli stati membri delle Nazioni Unite un piano di azione, con almeno 700 impegni per dar vita all’Agenda mondiale dell’acqua, con l’invito a pianificare aiuti finanziari adeguati alla sfida.

Acqua per tutti, serve un modello di sviluppo più sostenibile

In un’ultima analisi, per garantire l’accesso equo ed universale all’acqua bene primario e per riconoscerlo come un diritto fondamentale dell’uomo, tutti i Governi del mondo devono coordinare iniziative comuni, con alcuni Paesi che avranno un ruolo guida per tutti gli altri.

In poche parole, per garantire che tutti al mondo abbiamo dell’acqua potabile per vivere dignitosamente bisogna sviluppare un modello di crescita più sostenibile che promuova consapevolezza dei diritti e delle responsabilità di ognuno verso una risorsa che ormai è da considerarsi scarsa.

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