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DNA, l’analisi del presidente Agcom Lasorella: “Garantire la concorrenza e le differenze nazionali in termini di infrastrutture”

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L'intervento del Presidente Agcom Giacomo Lasorella, alla giornata finale dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, in corso a Roma e organizzato dal programma RESTART finanziato dal PNRR.

“L’analisi del settore delle telecomunicazioni italiano nell’anno 2025-2026, restituisce l’immagine di un sistema in profonda trasformazione, come sapete meglio di me, sospeso in qualche modo tra realtà storica e l’accelerazione imposta dal futuro digitale”. Così il Presidente AGCOM Giacomo Lasorella nell’intervento alla giornata finale dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, in corso a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026, organizzato dal programma RESTART. Key4Biz ha potuto visionare i testo integrale del suo intervento e pubblica alcuni passaggi chiave.

L’intervento di Lasorella è avvenuto poco prima della presentazione ufficiale a Bruxelles del Digital Networks Act.

Settore Tlc, superate le rendite di posizione

“L’industria delle telecomunicazioni, un tempo caratterizzata dalla stabilità delle rendite di posizione degli operatori storici e dalla centralità della voce, mentre oggi è un campo di battaglia fluido, sempre in movimento, in cui convergono connettività, capacità di calcolo e primazia del dato. È proprio questa convergenza che il regolatore chiamato governare, superando la tradizionale segregazione reti-contenuti, lungo le direttrici di sviluppo definite dalla legislazione nazionale ed europea”, ha detto Lasorella.

Riguardo il Digital Networks Act

Agcom ha seguito con grande attenzione tutte le fasi preliminari di questo dibattito sia in ambito europeo attraverso il BEREC, di cui sono alla Vicepresidenza, e sia a livello nazionale partecipando alle consultazioni”.  

DNA, i tratti qualificanti su spettro e passaporto unico

“A un primo esame, una primissima lettura, è tuttavia possibile individuare alcuni tratti qualificanti di questo regolamento, anche se ovviamente occorre aspettare con evidenza il testo definitivo”, ha precisato il presidente di Agcom, aggiungendo:

  • Sembra confermata la tendenza alla centralizzazione in capo alla Commissione di alcuni importanti strumenti e processi regolatori.
  • Mi riferisco in particolare alla destinazione dei diritti d’uso per lo spettro radio,
  • alla gestione del regime dell’autorizzazione generale per l’accesso ai mercati delle comunicazioni elettroniche, per le quali una proposta sembrerebbe contenere questa idea del single passport,
  • alla previsione di un prodotto/rimedio di accesso “paneuropeo” e stesse procedure per l’introduzione di rimedi regolatori ex ante dei mercati”.

La scelta del Regolamento e della centralizzazione

“La scelta stessa dello strumento legislativo del Regolamento in luogo della Direttiva testimonia l’intenzione della Commissione di assicurare un’adozione rapida e uniforme delle nuove previsioni su tutto il territorio dell’Unione”, ha continuato. “In questa sede mi preme unicamente ribadire”, ha aggiunto Giacomo Lasorella, “che ogni intervento che vada nella direzione di una maggiore centralizzazione della regolamentazione delle comunicazioni elettroniche dovrà necessariamente partire da un’attenta considerazione dei costi e dei benefici attesi in ossequio ai principi di sussidiarietà e proporzionalità cui si conforma la legislazione europea”.

Concorrenza resta centrale e specificità del mercato italiano

La stella polare della concorrenza resta in primo piano così come la regolazione ex ante in vigore. “Questa opinione, diciamo, evidentemente basata anche su una serie di risultanze attuali, sul piano nazionale i dati della connettività evidenziano una crescita molto significativa della copertura in fibra, 59,6 nel 2023 e 77 delle famiglie nel 2024, con una rilevante accelerazione negli ultimi anni. Questi progressi avvengono in un mercato sicuramente dinamico, attraversato da cambiamenti strutturali che la stessa Commissione considera molto rilevanti. Mi riferisco ovviamente alla separazione strutturale della rete fissa con l’attività di FiberCop, all’ingresso delle Poste Italiane nel capitale sociale di TIM. Poste oggi è il primo azionista di TIM con il 54% delle azioni e 17,31% del capitale complessivo, alla nascita di un nuovo operatore convergente a seguito della fusione di due big player del servizio, Vodafone e Fastweb, per tacere degli altri movimenti di cui si legge sulla stampa. Di qui la necessità di adottare una prospettiva sistemica che integri le dinamiche sovranazionali dell’Unione con le specificità del mercato italiano, che tenga insieme quindi incentivi e qualità, robustezza delle infrastrutture con attenzione a prestazioni, resilienza e sicurezza dell’ecosistema di connettività”.

Regolazione ex ante garanzia per la concorrenza contro il rischio rimonopolizzazione

“Il focus della regolazione simmetrica, soprattutto su misure simmetriche, rischierebbe infatti di condurre a strutture di mercato efficienti, specialmente in aree dove le barriere all’ingresso rimangono elevate. L’efficacia dell’approccio SMP è peraltro ampiamente provata: l’approccio regolamentare asimmetrico ex ante ha sin qui efficacemente garantito l’apertura dei mercati alla concorrenza, la promozione di investimenti in reti ad alta capacità e visibili benefici per i consumatori e un arretramento da questo fronte rischierebbe di innescare pericolose dinamiche di rimonopolizzazione”.

Nuova analisi del mercato d’accesso adottata a seguito della separazione strutturale della rete TIM

“Quindi, preservare le tutele degli utenti finali e deve restare un obiettivo guida della regolazione. Ma in questo senso, la nuova analisi del mercato d’accesso adottata a seguito della separazione strutturale della rete di TIM e recentemente notificata alla Commissione europea, che conferma alla luce del nuovo assetto societario dell’operatore una parziale deregolamentazione e una rimodulazione dei regimi tradizionali.

Questa è in qualche modo la prova del fatto che regolazioni simmetriche e asimmetriche possono e devono in qualche modo coesistere. Ciò potrà accadere proprio valorizzando gli strumenti introdotti dal codice europeo delle comunicazioni del 2018 nella regolazione SMP, in particolare gli impegni e la disciplina degli operatori di forze in lotta. Questo ovviamente facendo tesoro delle prime applicazioni e valutando aggiustamenti procedurali in corso che ne facilitino l’uso”.

La consultazione Agcom sul rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029

Agcom in questo momento è impegnata “in una complessa consultazione pubblica riguardante l’assegnazione delle frequenze nel bandi 800, 900, 1400, 1800, 2100, 2600 e 3400-3600 MHz, i cui diritti d’uso scadranno simultaneamente nel 2029. Noi ci siamo, ovviamente abbiamo cercato di prepararci per tempo a questa scadenza, che è evidentemente cruciale, l’ipotesi di un rinnovo delle licenze fino al 2037, accompagnato da obiettivi di investimento, copertura e qualità di servizio e di accesso, è al centro del dibattito settoriale”.

Questo orientamento mira a garantire la stabilità degli investimenti in un momento in cui le imprese devono affrontare i costi della transizione energetica e della modernizzazione dei network, come necessario per lo sviluppo di reti e servizi che devono essere, come si usa dire, a prova di futuro.

L’intersezione tra reti e piattaforme impone cambio di prospettiva per i regolatori. In questa direzione procedimento Agcom sulle CDN

“La profonda intersezione tra reti e piattaforme di servizio, l’ingresso dei nuovi attori, impone infatti un radicale cambio di prospettiva anche per i regolatori, chiamati a ripensare a partire dall’esperienza sin qui acquisita i fondamenti della loro azione in chiave modulare, multidisciplinare, anche attraverso la gestione di possibili controversie tra operatori tradizionali e nuovi soggetti in un’ottica di composizione efficace e certezza del quadro”, dice Lasorella.

Procedimento avviato da Agcom sulle CDN

“In questa direzione si colloca il procedimento avviato da Agcom sulle CDN, volto a valutare condizioni e coerenza del regime autorizzatorio per infrastrutture CDN sul territorio nazionale”, aggiunge.

Sulla scorta delle esperienze maturate in questi ultimi anni, proprio nella nostra consigliatura, come nel caso DAZN, l’autorità ha avviato nel mese di marzo scorso, uno specifico procedimento proprio alla ricognizione delle condizioni di applicabilità del regime di autorizzazione generale previsto dal codice delle comunicazioni elettroniche alle cosiddette Content Delivery Network (le CDN) per la distribuzione di contenuti di streaming via internet evidenziando le principali relazioni tra i Content and Application Provider (CAP) i CDN provider e gli operatori di comunicazione elettronica”, ha detto.

Documento sulle CDN inviato al Mimit non è fair share

“Il documento finale è stato trasmesso al Ministero delle imprese del Made in Italy, per “la possibile adozione del regolamento specifico per l’autorizzazione generale per le CDN”. “Questo documento, questo approfondimento fatto da AGCOM, lungi dal potersi considerare un tentativo di introdurre, come dire, dalla finestra meccanismi di fair share superati nel dibattito, ha tuttavia l’obiettivo di offrire un contributo alla riflessione in corso, ponendo le basi per la costruzione di un vero level playing field tra i vari attori del lavoro”, precisa Lasorella.

DNA, risoluzione controversie fra telco e OTT su base volontaria, coinvolgendo le Autority nazionali e il BEREC

“Rilevo con soddisfazione, che la proposta della Commissione nel Digital Service Act sembrerebbe dedicare un’ampia attenzione alle esigenze di cooperazione tra operatori telco “tradizionali” e altri operatori coinvolti in attività di comunicazioni elettroniche, mediante linee guida e strumenti di risoluzione di controversie su base volontaria che vedono coinvolte le autorità nazionali ed il BEREC”, ha concluso

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