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Digital Services Act, in arrivo le nuove norme Ue per arginare lo strapotere dei GAFA

La Commissione Ue pronta a svelare domani le nuove regole con cui spera di arginare lo strapotere dei GAFA e delle grandi piattaforme del web. L’obiettivo di Bruxelles con l’emanazione del Digital Services Act e del Digital Market Act è di creare le condizioni per un mercato europeo più armonizzato nella lotta agli abusi dei grandi gatekeepers della Rete, rendendo così la Ue il faro globale nella regolazione del web. Le nuove regole sostituiranno la direttiva eCommerce e daranno nuovi strumenti normativi ai singoli Stati membri, per intervenire in modo più rapido e diretto su eventuali abusi da parte delle grandi piattaforme.

Un altro obiettivo primario è rendere più rapido il corso della legge, che con gli attuali strumenti normativi è piuttosto lungo.

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Rivoluzione digitale

Negli ultimi 20 anni, la digitalizzazione ha totalmente trasformato il mercato europeo, ma la cornice normativa non ha tenuto il passo di questo cambiamento. E’ per questo che si attende con una certa curiosità di vedere quali novità saranno messe in atto da Thierry Breton, Commissario Ue al Mercato Interno, e da Margrethe Vestager, vicepresidente della Commissione Ue  titolare della Concorrenza.

Sono loro due i protagonisti di questo aggiornamento normativo sul governo del mercato digitale, finalizzato in prima istanza a creare un ambiente competitivo più favorevole alle Pmi del Vecchio Continente, troppo spesso schiacciate dai giganti tecnologici made in Usa.

Quali nuove regole?

Per quanto le nuove regole non siano ancora di dominio pubblico, quel che si sa è che arriveranno con due provvedimenti separati:il Digital Services Act, che aggiornerà l’ambito delle responsabilità in capo ai service provider; e il Digital Markets Act, che riguarderà una limitazione forte dei poteri delle grandi piattaforme in generale. In sintesi, le nuove regole sono finalizzate a mettere una museruola ai grandi giganti della Rete che dovranno così conformarsi alle nuove regole europee, che non toccheranno però il tema fiscale oggetto di ulteriori approfondimenti e sul quale al momento i singoli Stati membri si muovono in ordine sparso, in attesa della presa di posizione ufficiale dell’Ocse a livello internazionale.

In un suo recente discorso pubblico, la vicepresidente Margrethe Vestager ha detto che le piattaforme media, vale a dire i social media, devono essere più trasparenti sul modo in cui condividono il mondo digitale che vediamo.

“Dovranno riferire su ciò che hanno fatto per rimuovere materiale illegale. Dovranno dirci come decidono quali informazioni e prodotti consigliarci e quali nascondere e darci la possibilità di influenzare tali decisioni, invece di farle semplicemente prendere per noi. E dovranno dirci chi paga per gli annunci che vediamo e perché siamo stati scelti come target da un determinato annuncio”, ha detto Vestager all’inizio di quest’anno.

GAFA

Per quanto non sia ancora chiaro nel dettaglio quali piattaforme specifiche saranno prese di mira, è ampiamente previsto che le nuove regole si applichino principalmente alle piattaforme di social media con oltre 2 milioni di utenti, che fino ad ora hanno resistito aspramente ai tentativi di divulgare i propri algoritmi.

“Le piattaforme devono garantire che i loro utenti possano essere protetti da beni e contenuti illegali online, mettendo in atto i processi giusti per reagire rapidamente alle attività illegali e per cooperare con le autorità di contrasto in modo più efficace”, secondo fonti della Commssione.

La Commissione punterà ad armonizzare una serie chiara di obblighi (responsabilità) per le piattaforme online, comprese le procedure di avviso e azione, ricorso, misure di trasparenza e responsabilità e nuovi obblighi di cooperazione.

Raccomandazioni alla Commissione Ue

In un report realizzato dal Servizio Studi del Parlamento Europeo a ottobre, gli esperti della Ue hanno fatto le seguenti raccomandazioni alla Commissione:

1. Introdurre procedure di notifica e azione chiare e standardizzate per trattare i contenuti illegali e dannosi;

2. Maggiore trasparenza sulla cura dei contenuti e obblighi di reporting per le piattaforme;

3. Risoluzione extragiudiziale delle controversie sulla gestione dei contenuti, in particolare sulle procedure di notifica e azione.

Tali raccomandazioni politiche sono sorprendentemente simili alle norme già in vigore nel paese che attualmente detiene la Presidenza del Consiglio dell’UE – Germania.

Lezioni tedesche

La Commissione sembra quindi prenere spunto da legislazioni esistenti, in primo luogo quella tedesca (NetzDG) contro l’hate speech e i contenuti illegali sulle piattafrome social.

Ciò include insulti, pettegolezzi malevoli, diffamazione, istigazione pubblica al crimine, incitamento all’odio, diffusione di rappresentazioni di violenza e minaccia di commissione di un crimine.

In pratica, tutte le piattaforme di social media (con più di 2 milioni di utenti) accessibili in Germania sono obbligate a rimuovere o bloccare l’accesso a “contenuti manifestamente illegali” entro 24 ore dal ricevimento del reclamo. Devono inoltre offrire ai propri utenti una procedura accessibile per la segnalazione di contenuti punibili penalmente e prendere “immediatamente nota” di qualsiasi contenuto che possa violare il diritto penale tedesco.

Ma i legislatori tedeschi non si sono fermati qui. Nel giugno di quest’anno, il Budestag ha deciso di inasprire ulteriormente le leggi contro l’incitamento all’odio online imponendo ai social network di riferire alla BKA (polizia federale) e trasmettere alcuni dati degli utenti, come indirizzi IP o numeri di porta, direttamente alle autorità.

Inoltre, le nuove regole obbligheranno gli operatori dei social network a presentare rapporti semestrali sulla loro gestione dei reclami su contenuti penalmente punibili. Questi rapporti devono contenere informazioni, ad esempio, sul volume dei reclami e sulle pratiche decisionali della rete, nonché sui team responsabili dell’elaborazione dei contenuti segnalati. Devono essere messi a disposizione di tutti su Internet.

Secondo una dichiarazione del ministero della Giustizia, le piattaforme di social media potrebbero essere passibili di multe fino a 50 milioni di euro se non rispettano i loro obblighi di segnalazione. Secondo il quotidiano tedesco Stuttgarter Zeitung, finora nove piattaforme di social media hanno offerto rapporti sulla trasparenza: Facebook, Instagram, Twitter, YouTube, Reddit, Tiktok, Soundcloud, Change.org e Google+.

Nuovi divieti sull’uso dei dati

Ai giganti delle piattaforme sarà vietato utilizzare i dati che raccolgono online a meno che non rendano questi dati disponibili per l’uso da piattaforme più piccole. E’ quanto emerge dalle bozze circolate in queste settimane sul sito Euractiv, secondo cui i cosiddetti gatekeeper Google, Amazon and Facebook non potranno più usare in modo esclusivo i dati raccolti sulle loro piattaforme a scopi commerciali. Inoltre, non potranno più trattare in modo preferenziale servizi o prodotti propri, ad esempio nel ranking delle indicizzazioni sui motori di ricerca.

Sarà vietato preinstallare app o software sui dispositivi. Infine, sarebbe prevista anche una lista nera e un’altra grigia di attività illecite.

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