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Democrazia Futura. La “diceria dell’untore”: da La rumeur d’Orléans al «Pizzagate»

Giacomo Mazzone

Per parte sua, Giacomo Mazzone, inaugura la sua rubrica Non dire poi che non ti avevo avvertito! con un articolo che si propone non solo di denunciare quella che nel titolo definisce “La “diceria dell’untore”: da La rumeur d’Orléans al «Pizzagate», ma soprattutto – come recita l’occhiello – di “Capire a monte i meccanismi psicologici per i quali si alimentano fesserie”.  Mazzone parte da tre casi di quel che definisce vere e proprie “panzane”: “CASO 1: In una famosa pizzeria di Washington, la Comet Ping Pong, meta preferita dei giovanissimi, si sono verificati casi di sparizione di adolescenti, venuti qui per divertirsi con gli amici, ma poi rapiti nei bagni, drogati per esser poi sfruttati in un giro di prostituzione minorile, che coinvolge esponenti di punta del Partito Democratico, coperto niente poco di meno che da Hillary Clinton. CASO 2: Nei camerini di prova di alcuni negozi di moda fra i più frequentati dai giovani in una cittadina francese, si sono verificati casi di sparizione di giovani ed attraenti fanciulle, che dopo essere state drogate, sono state rapite e portate di notte all’estero con un sottomarino tascabile che le imbarcava nella Loira, per poi essere avviate alla prostituzione sui mercati medio-orientali. CASO 3: Un gruppo di Satanisti membri del Partito Democratico, rapisce bambini con l’aiuto di una squadra segreta del Pentagono che agisce sotto la copertura della lotta contro la pedofilia. Questa squadra rapisce i bambini e li consegna ai Satanisti che li nascondono in sotterranei adibiti a fattorie di allevamento per farli crescere, in attesa di ucciderli per berne il sangue innocente durante segrete messe nere”. “La prima [panzana] – osserva – è del 2015, circolata su vari siti e messaggerie Internet alla vigilia delle elezioni presidenziali USA che opposero Hillary Clinton a Donald Trump. La terza è la diceria che è alla base delle teorie di Qanon, una “credenza” propagata da messaggerie e da social media, in circolazione dal 28 ottobre 2017. La seconda – invece – è una credenza diffusasi ad Orléans nel 1969, ben conosciuta dai sociologi europei perché attentamente studiata da sociologo Edgar Morin e dalla sua equipe di ricercatori. Un caso che non si è diffuso sui “social media” (che a quell’epoca ancora non esistevano), ma attraverso un fenomeno di passaparola, partito da gruppi di ragazze adolescenti e poi diventato fattor comune di un’intera comunità”. Mazzone ne descrive gli effetti: “Contrariamente a quanto si possa pensare, la prima teoria ha contribuito ad affondare la candidatura della Clinton, presentandola in maniera caricaturale come l’alleata del grande capitale, pronta a qualsiasi cosa pur di servire i suoi amici, perfino a far rapire degli adolescenti”. La seconda teoria – prima di essere smontata dalle autorità e dall’inchiesta di Edgar Morin – aveva portato alla messa al bando dei negozi oggetto dell’infamante accusa e al linciaggio morale e all’emarginazione sociale dei loro proprietari (tutti ebrei, peraltro). La terza poi, non c’è quasi bisogno di dirlo, ha portato alla nascita del movimento Qanon, che si è rivelato determinante per sostenere Donald Trump nella prima campagna presidenziale, che ha aiutato nelle elezioni di Mid Term ad eleggere candidati trumpiani nelle file repubblicane, e che ha svolto un ruolo cruciale nell’assalto al Campidoglio di Washington, dove i suoi aderenti erano presenti in massa e col loro simbolo (una grande Q multicolore) in bella evidenza”. Su queste premesse Mazzone presenta “Cinque riflessioni che possiamo dedurre da questi tre episodi” prima di soffermarsi su ”L’analisi di Edgar Morin alla fine degli anni Sessanta” e “In cosa l’analisi di Morin può esserci di aiuto nel combattere le dicerie digitali contemporanee”, chiarendo infine come “Dalle ‘determinazioni incoscienti del 1969 alle ‘provocazioni politiche deliberate’ attuali”, il passo sia davvero breve.

Edgar Morin

Quali meccanismi alimentano le frottole in rete?

Che su Internet circolino le peggio fesserie, è cosa notoria. Ma su quali siano i meccanismi psicologici e sociali che alimentino la circolazione di queste frottole, c’è ancora molto da studiare per capire. Forse però qualche studio del passato, potrebbe venirci in aiuto in questo arduo compito. Propongo perciò al lettore di partecipare ad un esperimento: di leggere i tre testi seguenti, riferiti a casi diversi, occorsi in luoghi e tempi diversi, e di memorizzarli. Ne riparleremo fra un minuto: giusto il tempo di leggerli.

CASO 1:

In una famosa pizzeria di Washington [1], la Comet Ping Pong, meta preferita dei giovanissimi, si sono verificati casi di sparizione di adolescenti, venuti qui per divertirsi con gli amici, ma poi rapiti nei bagni, drogati per esser poi sfruttati in un giro di prostituzione minorile, che coinvolge esponenti di punta del Partito Democratico, coperto niente poco di meno che da Hillary Clinton.

CASO 2:

Nei camerini di prova di alcuni negozi di moda fra i più frequentati dai giovani in una cittadina francese, si sono verificati casi di sparizione di giovani ed attraenti fanciulle, che dopo essere state drogate, sono state rapite e portate di notte all’estero con un sottomarino tascabile che le imbarcava nella Loira, per poi essere avviate alla prostituzione sui mercati medio-orientali.

CASO 3:

Un gruppo di Satanisti membri del Partito Democratico, rapisce bambini con l’aiuto di una squadra segreta del Pentagono che agisce sotto la copertura della lotta contro la pedofilia. Questa squadra rapisce i bambini e li consegna ai Satanisti che li nascondono in sotterranei adibiti a fattorie di allevamento per farli crescere, in attesa di ucciderli per berne il sangue innocente durante segrete messe nere.

Avete letto bene ? cosa pensate abbiano in comune questi tre casi e in cosa differiscono fra di loro ?

Pensate che siano tutte e tre delle panzane spaziali ? Sì, esatto !

Pensate che siano tutte e tre circolate recentemente sui social network ? No, sbagliato. Solo la prima e la terza.

La prima è del 2015[2], circolata su vari siti e messaggerie Internet alla vigilia delle elezioni presidenziali USA che opposero Hillary Clinton a Donald Trump.

La terza è la diceria che è alla base delle teorie di Qanon, una “credenza” propagata da messaggerie e da social media, in circolazione dal 28 ottobre 2017[3].

La seconda – invece – è una credenza diffusasi ad Orléans nel 1969, ben conosciuta dai sociologi europei perché attentamente studiata da sociologo Edgar Morin e dalla sua equipe di ricercatori[4]. Un caso che non si è diffuso sui “social media” (che a quell’epoca ancora non esistevano), ma attraverso un fenomeno di passaparola, partito da gruppi di ragazze adolescenti e poi diventato fattor comune di un’intera comunità.

Pensate che queste tre strampalate teorie possano aver mai avuto un qualche impatto sulla vita reale?

Contrariamente a quanto si possa pensare, la prima teoria ha contribuito ad affondare la candidatura della Clinton, presentandola in maniera caricaturale come l’alleata del grande capitale, pronta a qualsiasi cosa pur di servire i suoi amici, perfino a far rapire degli adolescenti. Il fatto che Bill Clinton fosse amico personale del finanziere Jeffrey Edward Epstein, condannato per violenza su minori, certo non è stato di grande aiuto a smontare questa credenza.

La seconda teoria – prima di essere smontata dalle autorità e dall’inchiesta di Edgar Morin – aveva portato alla messa al bando dei negozi oggetto dell’infamante accusa e al linciaggio morale e all’emarginazione sociale dei loro proprietari (tutti ebrei, peraltro).

La terza poi, non c’è quasi bisogno di dirlo, ha portato alla nascita del movimento Qanon, che si è rivelato determinante per sostenere Donald Trump nella prima campagna presidenziale, che ha aiutato nelle elezioni di Mid Term ad eleggere candidati trumpiani nelle file repubblicane, e che ha svolto un ruolo cruciale nell’assalto al Campidoglio di Washington, dove i suoi aderenti erano presenti in massa e col loro simbolo (una grande Q multicolore) in bella evidenza.

Ma se questi elementi non fossero ancora sufficienti, forse, può essere utile aggiungere qualche cifra. La diceria n. 1 si calcola abbia spostato in pochi mesi qualche centinaio di migliaia di voti nell’elezione presidenziale del 2016. Se si considera che Hillary Clinton ha perso per poche migliaia di voti in alcuni stati chiave, si può ragionevolmente pensare che anche questo possa aver fatto la differenza[5].

La diceria n. 2 ha raggiunto, in quasi due anni dall’incubazione all’esplosione, tutta la popolazione di Orléans, che all’epoca dei fatti contava 170 mila abitanti.

La diceria n. 3 ha dato vita alla setta Qanon che dalla sua nascita (2017) a oggi ha raggiunto diversi milioni di persone, e può contare su un seguito stabile di fanatici (di cui una parte arrivati al Campidoglio il giorno della Befana del 2021) che continuano a scambiarsi messaggi farneticanti via messaggerie criptate, anche dopo la messa al bando da parte dei principali social media. Membri di Qanon si sono macchiati di diversi assassinii, dell’assalto a Capitol Hill, oltre ad aver anche avuto un peso determinante nell’elezione di certi rappresentanti repubblicani al Congresso.

Cinque riflessioni che possiamo dedurre da questi tre episodi

Finito l’esercizio, cosa se ne può dedurre? o meglio, cosa ne può dedurre una persona normale, come pensiamo siano i destinatari di questa rivista?

Prima riflessione è che perfino le balle spaziali possono produrre effetti, anche pesanti, nella vita reale, come finanche condizionare l’elezione dell’uomo più potente del mondo: il presidente degli Stati Uniti.

La seconda, abbastanza ovvia, è che c’è una differenza nella velocità di circolazione e nella capacità di raggiungere numeri più o meno grandi di cittadini, fra le dicerie passaparola di un tempo e quelle via internet di oggi.

La terza è che la diceria del 1969 la si è potuta fermare prima che producesse effetti catastrofici sulla società e sulla convivenza civile, mentre le altre due  – quelle “digitali”- sono ancora vive e vegete, nonostante siano state smascherate già nella loro fase nascente.

La quarta riflessione, che è quella che ha convinto l’autore di questo articolo ad andarsi a rileggere un polveroso libro di 50 anni fa, è che probabilmente i meccanismi studiati in profondità da Edgar Morin ad Orléans nel 1969 possano essere gli stessi che caratterizzano ancor oggi il diffondersi digitale delle dicerie.

Se questa tesi si rivelasse corretta, ci sarebbe allora un ultimo aspetto, forse quello più interessante da analizzare: come bloccare queste dicerie, visto che nel 1969 ad Orléans ci riuscirono, e analizzare se quei meccanismi di difesa adottati allora, abbiano qualche chance di funzionare anche oggi.

L’analisi di Edgar Morin alla fine degli anni Sessanta

Edgar Morin, nelle sue conclusioni, sostiene che non tutte le balle spaziali sono “eleggibili” per diventare dicerie di successo, ma solo alcune: quelle che possono beneficiare del fenomeno che lui definisce: “gemellaggio fra mitologie”. Nel caso da lui studiato si trattava del mito della “Tratta delle bianche” e di quello degli ebrei, intesi come paradigma della disponibilità di certi individui a compiere qualsiasi turpitudine in nome del denaro. Due miti forti che, intrecciandosi l’un con l’altro, si sviluppano esponenzialmente sfruttando una presunta indignazione morale (nobile) con un antisemitismo di fondo (meno nobile, però tanto radicato quanto inconfessabile).

Per poter attecchire rapidamente bisogna che il “cattivo” della diceria sia qualcuno che si presenti visibilmente come “diverso” dalla comunità ed a lei estraneo anche se non percepibile come tale all’apparenza. Nel caso di Orléans il commerciante ebreo, venuto da fuori, che si è arricchito rapidamente, corrispondeva alla bisogna[6].

Un aspetto particolarmente importante della ricerca di Morin fu quello dedicato all’identificare le cause per cui queste “credenze” abbiano attecchito in alcuni luoghi precisi, ma non in altri. Perché ad Orléans ed a Amiens  (dove l’anno dopo si sviluppò un caso analogo) si, ma non invece a Bordeaux o a Nizza.

Questo aspetto della ricerca ha permesso di identificare un altro dei presupposti necessari alla propagazione: la destrutturazione dell’ambiente in cui “la rumeur” si propaga. Cito testualmente:

“[Orléans come Amiens] sono entrambe delle città vecchi capoluoghi di provincia che hanno conosciuto una rapida espansione demografica ed economica negli ultimi dieci anni, e che a causa di essa si sono profondamente destrutturati” e continua “Sarà forse la sparizione della città che lascia spazio all’agglomerazione … a creare le condizioni per l’emergenza di un Medioevo moderno ?”.[7]

Inoltre Morin s’interrogava sul come fosse possibile che l’emergenza di questo fenomeno fosse passato inosservato alle autorità cosi come ai corpi intermedi del paese (sindacati, partiti, …) prima di emergere in tutta la sua dirompenza. Lui se lo spiega cosi:

Il riemergere [di questi fenomeni medievali NdR] non è il risultato di provocazioni politiche deliberate, ma il prodotto di determinazioni incoscienti, segno di una nuova evoluzione pre-politica, tipica di un Medioevo moderno ….”[8].

Per spiegarne il meccanismo profonda usa un termine metaforico (che poi , in seguito alle critiche dei biologi, abiurerà nelle versioni successive dell’opera, ma che rende bene l’idea, di “dicerie enzima”, che avrà modo di spiegare cosi:

fenomeni di biocatalisi psico sociale provocati da elementi minoritari ed anche poco credibili, ma capaci di dar vita ad un processo, di accelerarlo ed anche di amplificarlo”.

Un altro interessante concetto dell’analisi è quello del “mito a due stadi”. Perché la diceria attecchisca c’è bisogno di un sostrato comune ai mass media ed alle dicerie, cioè un primo stadio misto di vero e falso che già esiste nella testa delle persone.

Nel caso di Orléans questa funzione di esplosivo è svolta dal mito della “Tratta delle bianche”, alimentato da reportage apparsi su giornali scandalistici su ragazze di buona famiglia avviate alla prostituzione con la forza … [9].

Ma il detonatore che consente a questo esplosivo di scoppiare è l’abbinarlo con un’oggetto d’odio altrettanto presente nel sostrato della cultura di riferimento. Quello che Morin definiva “l’altro”, ad Orléans è l’ebreo, il complotto demo-pluto-giudaico-massonico di mussoliniana memoria.

Miscelando bene i due elementi, lo scoppio è assicurato, spiega Morin.

O quasi: questo mito a due stadi ha bisogno di un’altra componente importante, che è quella apportata dall’uomo comune, che serve a rendere credibile qualcosa che di per sé non lo sarebbe: la fonte. Non può essere una fonte ufficiale , perché sarebbe facile smascherare i falsi, svelandone l’inconsistenza. L’informazione deve venire dal basso ma deve anche essere rassicurante. “L’ho saputo da una mia amica che ha parlato con la moglie di un poliziotto” che sta investigando sul caso. [10]

E naturalmente, l’ultimo ingrediente necessario è quello del complotto, inteso come sfiducia nelle autorità, e nella comunicazione ufficiale, che serve a spiegare come una fonte cui di solito non daremmo mai fiducia, possa diventare invece l’unica ritenuta capace di dire la verità che altri vogliono tenere nascosta.

In cosa l’analisi di Morin può esserci di aiuto nel combattere le dicerie digitali contemporanee

Nel caso francese, cinquant’anni fa, fu proprio il muro comune eretto da autorità, mass media, corpi sociali intermedi contro “la rumeur d’Orléans” a consentirne l’eliminazione. Le inchieste giornalistiche e sociologiche, le discussioni nelle scuole, la reazione indignata del vescovo insomma, una reazione sociale, vasta e diffusa a tutti i livelli, che consentì di bloccare il fenomeno prima che degenerasse in veri atti di violenza.

Ma oggi un simile combinato disposto di reazioni quasi unanimi sarebbe possibile? Tentiamo di rispondere passando in rassegna i comportamenti prevedibili per ognuno dei soggetti citati da Morin.

I media tradizionali innanzitutto, che nella ricostruzione di Morin, hanno due grandi responsabilità : quella di creare i sostrati di pre-giudizi da cui questi miti si alimentano, e poi di amplificarne la portata qualora dovessero riprenderli. I media di cinquant’anni dopo sarebbero in grado di non cadere nella trappola? Purtroppo vedendo quanto accaduto durante l’assalto al Campidoglio di Washington, non c’è molto spazio per l’ottimismo. Il vuoto lasciato dall’autocensura di Twitter e compagnia è stato subito colmato anche dai media tradizionali che hanno cavalcato l’onda tanto quanto gli altri social media …

Ci si può ragionevolmente attendere che le forze politiche – che in Francia nel 1969 condannarono all’unanimità, dal PCF alla destra gollista, le dicerie di Orleans -, possano farlo oggi nei casi di diceria digitale? O invece c’è da aspettarsi che si dividano secondo le linee di frattura della polarizzazione politica, magari alcuni chiedendo a gran voce un’indagine parlamentare e altri difendendo “a prescindere” lo status quo?

E la società civile, gli intellettuali ed i cosiddetti corpi intermedi (ammesso che la loro voce sia ancora udibile nel frastuono comunicativo odierno), sarebbero in grado di far sentire la loro voce contro le nuove dicerie digitali ? O piuttosto non rischia di accadere che si dividano a loro volta in pro e contro, in base alle convenienze tattiche del momento?

Una cosa mi sembra chiara: rileggere questa ricerca del 1969, identifica possibili soluzioni e rimedi, ma la via perché essi possano funzionare anche nell’era digitale, non è cosi facile da percorrere, senza un gigantesco sforzo collettivo.

L’ultimo punto del lavoro di Morin, infine, che più provoca angoscia nel lettore di oggi, è laddove diceva che

“Il riemergere [di questi fenomeni medievali NdR] non è il risultato di provocazioni politiche deliberate, ma il prodotto di determinazioni incoscienti, segno di una nuova evoluzione pre-politica, tipica di un Medioevo moderno”.

Dalle “determinazioni incoscienti” del 1969 alle “provocazioni politiche deliberate” attuali

Non gliene si può fare una colpa di non averlo immaginato allora, però il fenomeno nuovo cui abbiamo assistito in questi ultimi anni è proprio la prova del contrario.  E cioè che alle “determinazioni incoscienti” del 1969, si sono aggiunte proprio quelle “provocazioni politiche deliberate” di cui nella caccia alle streghe di Orléans, non v’era traccia.

Nella tempesta digitale in atto, infatti, vi sono laboratori politici specializzati proprio nel costruire in laboratorio “provocazioni politiche deliberate” che assumono la forma di quelle “determinazioni incoscienti” identificate da Morin. “Provocazioni” predisposte e rilasciate ad orologeria nell’universo dei social media, attraverso l’uso di BOT e di trolls, proprio al fine di alterare campagne elettorali, o di distruggere reputazioni, o semplicemente di spingere in avanti emozioni primarie, che si sanno favorire o danneggiare un certo candidato.

In fondo per sospingere la volata finale di Bolsonaro a diventare presidente del Brasile, non c’è stato neppure bisogno di creare un complotto immaginario o una diceria. E’ bastato solo che un gruppo di finanziatori acquistasse messaggi a pagamento su whatsapp da inviare ai milioni di brasiliani poveri che usano quest’applicazione.

Pubblicità per il loro candidato? O contro i candidati rivali?

Nulla di tutto ciò. Fu sufficiente far circolare false notizie di orribili crimini in tutto il paese nell’ultima settimana prima del voto e anche a urne aperte…. Un unico orribile messaggio ripetuto milioni di volte: PAURA. Bastò quello per aggiungere ancora qualche milione di indecisi all’elettorato di Bolsonaro.

A rilegger però bene l’opera, infine emerge che Morin aveva previsto anche questo, anche senza individuare nella tecnologia il fattore scatenante. Nella prefazione alla seconda edizione del volume, pubblicata nel 1970, aggiunge una frase che, letta oggi, ci lascia stupefatti per la sua preveggenza:

Fenomeni come questi”, scriveva Morin, sono il “segno di una nuova evoluzione pre-politica, tipica di un Medioevo moderno …. Una depressione foriera di cicloni che si sta scavando sotto le fondamenta della nostra civiltà”. 

Ci sono voluti cinquant’anni per capire di cosa stesse parlando davvero e prima di capire quanto grandi e difficili da arrestare fossero questi cicloni che crescevano inosservati e indisturbati nei sottosuoli: non quelli dei camerini di prova dei negozi di moda di Orléans, bensì in quelli delle nostre menti di cittadini del XXI secolo, il primo dell’era digitale…


[1] Sullo stesso argomento, vedasi anche l’articolo apparso a p. 73 del n. Uno di Democrazia Futura dal titolo Level playing field e responsabilità editoriale , a cura di Erik Lambert, Giacomo Mazzone

[2]Nota col nome di « pizza gate » Cecilia Kang, “Fake News Onslaught Targets Pizzeria as Nest of Child-Trafficking”, The New Tork Times, 21 novembre 2016. Cfr. https://www.nytimes.com/2016/11/21/technology/fact-check-this-pizzeria-is-not-a-child-trafficking-site.html.

[3]Moira Donegan, “QAnon conspiracists believe in a vast pedophile ring. The truth is sadder”, The Guardian, 20 settembre 2020. Cfr. https://www.theguardian.com/commentisfree/2020/sep/20/qanon-conspiracy-child-abuse-truth-trump.

[4]Edgar Morin, La Rumeur d’Orléans. Avec la collaboration d’Evelyne Burguière, Claude Capulier, Suzanne de Lusignan Julia Vérone, Bernard Paillard, Paris, Editions du Seuil, 1969, 235 p.  Poi nella Edition complétée par La Rumeur d’Amiens de Claude Fischler : Paris, Editions du Seuil, 1975 255 p. Infine nell’edizione critica, curata da Pascal Ory: Edgar Morin, L’unité d’un homme, Paris, Robert Laffont, 2018, XXXII-1086 p.

[5]Nelle Elezioni presidenziali del 2016, in Florida Trump ha collezionato 4,617 milioni di voti contro i 4,504 della Clinton (48,6% dei suffragi contro il 47,4% dell’avversaria) con una differenza di circa 100 mila voti, mentre in Pennsylvania si è registrato un margine di 70 mila preferenze in più a favore di Trump (49% contro 48%) in una tradizionale base di consenso democratica.   Cfr. Andrea Muratore, “Il voto negli ‘Swing States’”, Insider, 11 novembre 2016. Cfr. https://it.insideover.com/politica/voto-negli-swing-states.html.

[6] Inquietante nella mitologia dei Qanonisti il ricorrente fantasma dei « rettiliani » che si camuffano da terrestri…. In tutto e per tutto a noi simili, ma, sotto sotto, di ben altra pasta fatti. Draghi incluso, ovviamente, anche in nome del principio “nomen omen”….

[7]Se l’espansione demografica ed economica in un decennio furono due cause all’origine della “rumeur d’Orléans”, non è che fenomeni opposti come quelli accaduti negli Stati Uniti dopo la crisi finanziaria del 2008, con la sparizione della classe media, possano essere la concausa della diffusione di  dicerie ancora piu spaventose e incredibili come quelle di “Pizza connection” e “Qanon”? Forse è utile ricordare che, negli Stati Uniti, fra il 1979 ed il 201, il reddito dell’1 per cento più ricco della società americana è cresciuto del 275 per cento, mentre, in parallelo, quello del 20 per cento più povero è salito solo di un misero 18 per cento nello stesso periodo, aumentando  a dismisura le disuguaglianze economiche e i livelli di disoccupazione.

[8]Ancora adesso, a cinquant’anni di distanza dai fatti, quel ricordo è assai divisivo nella comunità, come spiega bene questo articolo. Cfr. Zoé Falliero, “50 ans après, le CERCIL raconte la rumeur d’Orléans”, Magcentre.fr. L’info autrement, 12 giugno 2019. Cfr. https://www.magcentre.fr/179922-50-ans-apres-le-cercil-raconte-la-rumeur-dorleans/.

[10] A qualcuno dei lettori forse questo ricorderà recenti esperienze sui rimedi contro il COVID ? “Prendi questo medicinale: lo ha raccomandato un’infermiera dei reparti d’emergenza in un blog coi suoi amici piu cari uno dei quali è mio collega…”

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