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Cos’è il bitcoin, la criptovaluta preferita dagli hacker

Al momento vale più di un’oncia d’oro, è totalmente digitale e in questi giorni è salita all’onore delle cronache come la criptovaluta prescelta dagli hacker che hanno sferrato il maxi cyberattacco WannaCry, che ha mandato in tilt i computer di mezzo mondo.

Stiamo parlando del Bitcoin, la moneta digitale utilizzata dagli hacker per chiedere il riscatto dei pc sequestrati in questi giorni con l’attacco ransomware che ha isolato centinaia di migliaia di pc, prendendo in ostaggio tutti i file.

Il bitcoin ha una storia un po’ opaca alle spalle, ma di fatto si tratta di una valuta virtuale che consente a chiunque di acquistare beni e servizi e di scambiare denaro senza ricorso al sistema bancario, alle carte di credito e senza l’intermediazione di terze parti.

Di seguito una breve guida al bitcoin, secondo l’agenzia AP.

 

Come funzionano i bitcoin

Il Bitcoin è una criptovaluta digitale che non è legata ad alcuna banca o ai governi. Consente agli utenti di spendere denaro in maniera totalmente anonima. Le ‘monete’ digitali sono create dagli utilizzatori che estraggono i soldi sfruttando il potere dei computer per verificare le altre transazioni degli utenti. Ricevono bitcoin in cambio. Le monete possono essere acquistate e vendute in cambio di dollari e altre divise.

 

Quanto vale il bitcoin?

Un bitcoin è stato scambiato recentemente per 1,734.65 dollari, secondo Coinbase, una società che aiuta gli utenti a scambiare bitcoin. Un valore superiore appunto a quello di un’oncia d’oro che vale meno di 1.230 dollari. Il valore dei bitcoin, però, è molto fluttuante. Un anno fa, il bitcoin valeva 457,04 dollari, qundi in un anno il valore della criptovaluta preferita dagli hacker è quadruplicato. Ma il suo prezzo non sempre si muove al rialzo. Nello scorso gennaio è crollato del 23% in una sola settimana, mentre nel giro di 10 giorni a marzo ha perso altrattanto.

 

Perché i bitcoin sono popolari

In sostanza, i bitcoin sono delle stringhe di codice su un pc che vengono marcate digitalmente ogni volta che viaggiano da un proprietario all’altro. Le transazioni possono essere effettuate in forma anonima, il che rende la valuta assai popolare fra i libertari e gli entusiasti digitali, ma anche nella platea degli speculatori e dei criminali.

Chi usa i bitcoin?

Alcune aziende hanno abbracciato il bitcoin attratti dalla forte copertura mediatica che accompagna la criptovaluta. Per esempio, Overstock.com accetta pagamenti in bitcoin, ma anche il 3570 ce l’ha in cantiere.

Negli ultimi tempi, si registrano fino a 300mila transazioni giornaliere in bitcoin, secondo stime del sito specializzato blockchain.info. Un anno fa il numero di transazioni quotidiane era di circa 230mila.

Per ora, la sua popolarità non è paragonabile a quella del contante e delle carte, anche perché sono in pochi ad accettare pagamenti in bitcoin.

 

Come si garantisce la sicurezza dei bitcoin

Il network dei bitcoin funziona frenando l’avidità dell’individuo a vantaggio del bene collettivo di tutti. Una rete di utenti super tecnologici, chiamati minatori, mantiene il sistema onesto depurando i loro computer in una blockchain, un registro globale che conteggia ogni singola transazione effettuata con la criptovaluta.

La blockchain impedisce che i ladri spendano due volte lo stesso bitcoin. I minatori ricevono in compenso occasionale alcune monete per il loro lavoro di pulizia. Finché l’opera dei minatori continua, la blockchain resta sicura da ogni tentativo di contraffazione.

Come sono nati i bitcoin

E’ un mistero. Il bitcoin è stato lanciato nel 2009 da una persona o da un gruppo di persone attive sotto il nome Satoshi Nakamoto. Di seguito, il bitcoin fu adottato da un piccolo gruppetto di entusiasti. Nakamoto è uscito dai radar quando il bitcoin ha cominciato ad attrarre una platea più vasta di utenti. Ma per gli utenti tutto questo è irrilevante: ciò che conta è che il sistema risponde alla sua logica interne. L’anno scorso è sltato fuori un imprenditore australiano, dicendo di essere il creatore dei bitcoin, per poi ritrattare dicendo di non avere prove a sostegno delle sue affermazioni.

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