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Comitato interministeriale per la transizione digitale: ad Alessio Butti le deleghe sull’Intelligenza Artificiale

Entra nel vivo la partita che l’Italia vuole giocare in prima linea per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, materia sensibile che per volontà del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà al centro dell’azione del nostro Governo nel 2024, in durante la presidenza italiana del G7. L’obiettivo del Governo è promuovere le start up dell’IA e favorire la nascita di campioni nazionali in grado di rappresentare il nostro paese e competere nell’arena internazionale.

Lo ha evidenziato ieri la stessa Giorgia Meloni, presiedendo una riunione del comitato interministeriale per la transizione digitale dedicato all’IA. Meloni ha convocato la riunione d’intesa con il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, affidandogli nell’occasione la delega per la definizione degli indirizzi strategici del governo e delle attività di coordinamento sull’IA.

Alla riunione presieduta dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, hanno partecipato il Vicepremier Antonio Tajani in video collegamento, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il Ministro della Salute Orazio Schillaci, il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, il Ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR Raffaele Fitto, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il Sottosegretario all’Innovazione tecnologica Alessio Butti, il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, il Sottosegretario all’Economia e Finanze Federico Freni, il Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome Massimiliano Fedriga. Presenti, inoltre, il Presidente dell’ANCI Antonio Decaro in videocollegamento e il Vice Presidente dell’UPI Angelo Caruso.

Un fondo ad hoc per le start up e il comitato di 13 esperti

Nel contempo, è in fase di costituzione un fondo ad hoc per sostenere lo sviluppo delle startup dell’IA e sempre ieri il Sottosegretario Butti ha presentato pubblicamente alla sede della Stampa Estera il comitato di 13 esperti per lo studio dell’Intelligenza Artificiale. Tredici i membri: con funzioni di coordinatore Gianluigi Greco (professore di informatica all’Università della Calabria e presidente dell’associazione italiana per l’intelligenza artificiale), affiancato da Viviana Acquaviva, Paolo Benanti, Guido Boella, Marco Camisani Calzolari, Virginio Cantoni, Maria Chiara Carrozza, Rita Cucchiara, Agostino La Bella, Silvestro Micera, Giuliano Noci, Edoardo Carlo Raffiotta e Ranieri Razzante.

Butti: ‘Intelligenza Artificiale, l’Italia cominci a farla da sé’

Il Sottosegretario sta lavorando alla convocazione degli stati generali dell’Intelligenza Artificiale, una chiamata a raccolta di tutti gli stakeholder per spingere lo sviluppo capillare di una nostra industry dell’IA. “Ripongo tantissima fiducia in questo Comitato di Coordinamento per il supporto alla definizione delle strategie sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, perché credo che la strategia nazionale che metteremo in campo, e guarderà ai prossimi 3-4 anni, permetterà all’Italia di tornare competitiva. Vorrei che in questo Paese cominciassimo a fare intelligenza artificiale, oltre che a usarla. Per fare questo serve una politica industriale”. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, ha presentato il Comitato di Coordinamento che contribuirà a redigere la Strategia nazionale sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. La presentazione si è svolta presso l’Associazione della Stampa estera a Roma.

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IA, presentato il Comitato di supporto al Sottosegretario Butti: le videointerviste

IA: Meloni, possiamo essere all’avanguardia, puntiamo su campioni nazionali

“Ho voluto convocare, d’intesa con il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, questa riunione del Comitato interministeriale per la transizione digitale – ha detto Giorgia Meloni – perché credo sia opportuno fare il punto tra di noi sul lavoro che il Governo sta portando avanti, nel suo complesso e attraverso le sue diverse articolazioni, per rispondere alle enormi sfide che ci vengono poste dall’Intelligenza Artificiale, o meglio ancora dalle Intelligenze artificiali, dato che ce ne sono diverse che vengono applicate in modi diversi e in molti settori della nostra vita. È un tema che, come sapete, ha attraversato questo primo anno di Governo e che ho personalmente affrontato in varie occasioni e ai massimi livelli. Mi riferisco, ad esempio, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ma anche al recente AI Safety Summit di Londra promosso dal primo ministro Sunak e dal Governo britannico.

Anche in quel contesto ho ricordato che l’intelligenza artificiale generativa può essere considerata come la più grande sfida intellettuale, pratica e antropologica di quest’epoca e probabilmente non soltanto di questa epoca. Le applicazioni di questa nuova tecnologia possono generare grandi opportunità in molti campi ma anche portare con sé enormi rischi. Credo anche che per noi sia più facile vedere le opportunità che prevedere i rischi, anche perché ci troviamo di fronte a un progresso che va molto veloce e che spesso supera la capacità della politica di mantenere il passo”.

“Siamo di fronte – ha rimarcato ancora la premier – ad una grande rivoluzione, diversa da quelle che ci hanno preceduto, per la velocità e l’impatto che può avere sulle nostre vite e sulle nostre società, collettivamente intese. L’intelligenza artificiale cambia il modo in cui facciamo le cose, esattamente come è accaduto con l’energia elettrica o con la rivoluzione industriale. Ma, rispetto al passato, l’intelligenza artificiale prefigura un mondo in cui il progresso non ottimizza le capacità umane, ma le sostituisce. E se in passato questa sostituzione riguardava soprattutto il lavoro fisico, in modo che le persone potessero dedicarsi a lavori di concetto, ora è l’intelletto che rischia di essere sostituito, e questo riguarda anche i lavoratori altamente qualificati. Credo che correremmo dei rischi enormi se considerassimo questi ambiti come zone franche senza regole.

Rischiamo di avere nel mondo del lavoro molte persone e professionalità che non saranno più necessarie. Abbiamo visto qualcosa di simile con la globalizzazione, che ha portato a una verticalizzazione della ricchezza e a una sofferenza della classe media, che si è impoverita. La mancanza di controllo delle catene di approvvigionamento fondamentali ci ha fatto scoprire, quando sono arrivati gli shock, che c’era stata una sottovalutazione dei rischi, ai quali quindi non eravamo preparati.

L’avvento dell’intelligenza artificiale avrà inevitabilmente anche un impatto sui nostri sistemi democratici, la sfida sarà evitare interferenze in un mondo in cui non sarà facile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.

Quindi l’intelligenza artificiale è destinata ad incidere marcatamente sugli scenari geopolitici e sugli equilibri attuali, banalmente perché è una tecnologia che può garantire a chi la gestisce e la utilizza un vantaggio competitivo. Esattamente come è successo, e succede ancora, per altre tecnologie, a partire dall’energia.

La storia ci ha insegnato che dalla competizione per procurarsi quel vantaggio e dalle differenze tra chi ha raggiunto quel vantaggio e chi resta indietro possono nascere tensioni, se non addirittura conflitti”.

“Noi abbiamo come Italia – ha ricordato ancora Meloni – un’occasione, perché nel 2024 saremo presidenti del G7. Abbiamo già annunciato che tra le attività intendiamo tenere anche una conferenza internazionale sul rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro. Una materia sulla quale dobbiamo coinvolgere gli attori privati, perché costruire una governance dell’intelligenza artificiale non vuol dire lavorare contro le aziende, ma dialogare col mondo privato in un mondo in cui gli interessi pubblici e privati, entrambi legittimi, non sono sempre sovrapponibili e a volte sono in contrasto. Noi dobbiamo evitare che aumenti il divario tra i ricchi e i poveri, che scompaia la classe media e che in definitiva l’impatto dell’intelligenza artificiale sia più negativo che positivo sulle nostre vite e sulle nostre società.

In questo immane lavoro, viene in nostro aiuto anche ciò che è stato fatto dalla Santa Sede, con la Rome Call for A.I. Ethics, un documento per un approccio etico all’intelligenza artificiale. Tra le nostre priorità c’è quella di fare in modo che l’IA sia incentrata sull’uomo e controllata dall’uomo. Dobbiamo lavorare per garantire delle barriere etiche all’Intelligenza artificiale e dare applicazione pratica al concetto di algoretica, ovvero dare un’etica agli algoritmi”.

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