l'analisi

Cloud, perché serve un’infrastruttura digitale pubblica per scuola e università

di Enrico Nardelli, professore di Informatica all’Università Roma Tor Vergata e presidente di Informatics Europe |

Una comunità pubblica che non sviluppa e controlla una propria infrastruttura di gestione e scambio di dati e competenze pagherà un prezzo enorme in termini di possibilità di scegliere la sua direzione di sviluppo perché sarà sempre più dipendente da sistemi e conoscenze che non le appartengono, soggetta alla sorveglianza di chi controlla le infrastrutture usate.

In una società sempre più digitale le infrastrutture di base per la comunicazione, la condivisione e lo scambio dei dati assumono una rilevanza strategica sempre maggiore.

In molti paesi industrializzati le infrastrutture digitali operanti nei settori di interesse centrale per la società sono fornite e controllate dallo Stato. Si è visto in modo abbastanza chiaro nel recente periodo di emergenza sanitaria.

In Francia, ad esempio, il governo ha attivato per le teleconferenze dei suoi dipendenti un servizio proprio, ospitato su server statali, a maggior protezione della riservatezza delle comunicazioni. Lo stesso ha fatto per il settore scolastico.

Il GARR per università e ricerca

In Italia il consorzio GARR è nato per fornire la rete ad alte prestazioni per docenti, ricercatori e studenti delle università e degli enti di ricerca italiani.

Nel corso degli ultimi anni ha poi maturato approfondite competenze per la realizzazione ed il dispiegamento di soluzioni in tecnologia cloud, gestibili in modo efficiente ed efficace, grazie a quell’elevata automazione che solo un’informatica ben realizzata consente di ottenere. Possono così creare e gestire server virtuali in modo molto efficiente in termini di utilizzo di personale.

In aggiunta a questo, è stato introdotto un servizio, denominato DaaS (Deployment as a Service), che consente a chi non è un sistemista o è digiuno di tecniche di virtualizzazione, di creare sulla stessa piattaforma cloud istanze di applicazioni utili per il lavoro collaborativo, scelte da un catalogo. Ad esempio, in pochi passi si può attivare una propria istanza di Moodle (un ambiente open source di tele-didattica) e poi gestirla in autonomia.

L’ISTAT e la Società Italiana di Statistica utilizzano tale infrastruttura per l’effettuazione delle Olimpiadi di Statistica. Durante il periodo di quarantena, mediante questa infrastruttura sono stati messi a disposizioni delle scuole servizi cloud che le hanno aiutate nella didattica a distanza sul sito iorestoacasa.work. Sono tutti servizi basati su software open source, con le conseguenti garanzie relative alla loro sicurezza ed al trattamento dei dati.

Cloud e infrastruttura pubblica

L’architettura tecnologica della piattaforma è di tipo federato, per cui è possibile estendere la disponibilità di risorse in modo modulare: istituzioni che vogliono supportare l’iniziativa possono contribuire creando una propria regione cloud con un certo numero di server, che vengono integrati, in modo automatico, nella federazione e gestiti in forma unitaria. Essa potrebbe essere la base sulla quale sviluppare servizi per le istituzioni italiane, a partire da quelle storicamente e culturalmente più vicine al consorzio, quelle dell’università e ricerca e della scuola.

Realizzare una tale infrastruttura per i settori della scuola e dell’università consentirebbe alle organizzazioni del mondo scolastico o accademico di poter avere e gestire una piattaforma controllata da loro stessi per tutte le attività di lavoro e didattica collaborativi a distanza, invece di doversi necessariamente affidare a soluzioni commerciali.

Su tali macchine virtuali in cloud possono essere installate applicazioni open source di tele-conferenza (tipo quelle proprietarie offerte da, p.es., Zoom o Skype), tele-didattica (tipo MS Teams), archiviazione e condivisione file (DropBox), automazione d’ufficio (Google Docs), distribuzione video (YouTube), con un maggior controllo da parte del gestore sulla privacy e sui contenuti e senza essere sottoposti a scelte politiche e giurisdizionali altrui.

L’importanza di una infrastruttura di gestione dati

Una comunità pubblica che non sviluppa e controlla una propria infrastruttura di gestione e scambio di dati e competenze pagherà un prezzo enorme in termini di possibilità di scegliere la sua direzione di sviluppo perché sarà sempre più dipendente da sistemi e conoscenze che non le appartengono, soggetta alla sorveglianza di chi controlla le infrastrutture usate.

Va inoltre considerato che la realizzazione di infrastrutture “in casa”, al posto della loro acquisizione sotto forma di servizi “sul mercato”, vuol dire costruire un patrimonio che non solo rimane a disposizione anche dopo la fine del periodo di ammortamento ma che supporta la crescita e la diffusione di conoscenze tecniche preziose per lo sviluppo dell’economia italiana, che si poggerà sempre di più sul digitale. Si ottiene così con un effetto moltiplicativo di enorme importanza, nel quale esperienze e servizi oltre a produrre benefici sulla comunità degli utenti incrementano il valore dell’infrastruttura stessa. In alternativa a tale scelta di investimento, l’acquisizione degli stessi servizi in conto spese correnti determina solo un incremento di consumi senza effetti sulla crescita del territorio.

Quanto realizzato sinora dal GARR è la dimostrazione iniziale che questa strada può funzionare. Renderne la fruizione possibile a tutta la potenziale platea degli attori richiede ovviamente di dotare il GARR di adeguate risorse materiali (macchine, energia, condizionamento, manutenzione) e umane (tecnici, amministrativi, responsabili), che vanno reperite in aggiunta all’attuale budget del consorzio. È inoltre necessario coinvolgere sia il Ministero dell’Istruzione che quello dell’Università e Ricerca, come istituzioni di riferimento per questi settori.

Una prima stima quantitativa per il solo mondo scolastico porta ad una valutazione di circa 3,5 milioni di euro l’anno, di cui 2Meuro per materiale ed esercizio e 1,5Meuro per personale (circa 30 unità, per la gestione sistemistica dell’infrastruttura), ipotizzando di dotare circa 300.000 classi di 40GB di spazio storage ognuna, e servendole con un pool complessivo di circa 30.000 Macchine Virtuali. Nell’a.s. 2016-17 in Italia si contavano circa 331.000 classi. Maggiori risorse possono essere garantite con costi linearmente corrispondenti. Per il mondo dell’università vanno fatte analoghe stime.

Il modello organizzativo in cloud

In termini di modello organizzativo, va considerato che andrà fornita agli utenti interessati la disponibilità di persone in grado di gestire le applicazioni installate in cloud secondo le esigenze dell’organizzazione. Creare una macchina virtuale ed installarvi le app necessarie è solo il primo passo e viene garantito dal personale sistemistico sopra individuato. La gestione di tale “ambiente” accompagnando l’organizzazione nello sviluppo del suo uso richiede competenze che sono essenziali per l’efficacia dell’infrastruttura tecnologica ma che, soprattutto nel mondo della scuola, non sono facilmente disponibili. Possono però essere trovate abbastanza facilmente per la soluzione GARR, basata interamente su software open source, dal momento che abbiamo in Italia una vasta comunità di professionisti ed aziende esperti del settore. Qui bisognerebbe mettere a punto un catalogo standard di servizi che potrebbe essere concordato con le associazioni di settore ed a cui potrebbe contribuire il CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) per un supporto scientifico. Le risorse economiche per il pagamento di tali servizi dovrebbero essere oggetto di dotazioni aggiuntive ad-hoc nell’ambito degli investimenti sulla trasformazione digitale del Paese.

Un completo sviluppo di questa infrastruttura sarebbe probabilmente possibile con un centinaio di milioni di euro. Si sta parlando in queste settimane dei fondi europei che dovrebbero arrivare per rilanciare l’economia italiana, circa un centinaio di miliardi (non milioni!) di euro. Quale migliore opportunità allora per costruire soluzioni che affranchino il nostro Paese dallo strapotere delle big tech (sotto scrutinio anche da parte della politica americana) e diffondere una conoscenza preziosissima per il nostro futuro sviluppo?

I lettori interessati potranno dialogare con l’autore, a partire dal terzo giorno successivo alla pubblicazione, su questo blog interdisciplinare.)