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Cinecittà: superate le criticità del Pnrr, ma i nuovi studios passano da 17 a 9

Cinecittà Istituto Luce

Cinecitta

Si attende per oggi mercoledì 19 luglio, alle ore 14, l’informativa al Parlamento sullo stato di avanzamento del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Pnrr” (clicca qui per la diretta dell’audizione sulla web tv della Camera dei Deputati), dopo due giornate di incontri (ieri martedì ed oggi mercoledì) della “cabina di regia” guidata dal Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto (ormai in Fratelli d’Italia), con le associazioni datoriali ovvero le imprese e con i sindacati. Va segnalato che non sono stati previsti incontri con il terzo settore e con la società civile, e ciò conferma la prevalenza dell’approccio “economico” anche in questa dinamica.

Le intense sessioni di incontri sono dedicate all’esame delle più recenti evoluzioni del Piano, in particolare all’informativa sulla Terza “Relazione semestrale” del Pnnr (presentata il 31 maggio 2023, clicca qui per l’atto parlamentare), sulla revisione della IV “Rata”, per la quale è in corso la valutazione da parte della Commissione Europea della modifica di 10 sui 27 “obiettivi” previsti, all’inserimento del Capitolo RePowerEu…

Si dovrà attendere l’esito della valutazione della Commissione Europea per comprendere se tutto è effettivamente “sotto controllo” (come sostiene il Governo), o se sta saltando qualcosa di importante nel meccanismo (come sostengono le opposizioni).

La richiesta di modifica è stata inoltrata e condivisa con la Commissione per “circostanze oggettive”: andrà esaminata attentamente in sede europea per valutare se i nuovi obiettivi daranno all’Italia il diritto alla nuova tranche da 16 miliardi di euro. Si ricordi che da Bruxelles ancora tutto tace anche sulla III rata da 19 miliardi, in un’attesa che, giorno dopo giorno (nonostante le ripetute rassicurazioni), si fa sempre più fremente…

Non in ritardo nelle tempistiche, ma ridimensionate alcuni ambizioni del grande progetto Cinecittà: eppure permane il budget di 300 milioni di euro

Cosa accade per quanto riguarda specificamente il “capitolo” Cinecittà, che assorbe il non indifferente budget di 300 milioni di euro?!

Cifra modesta, 300 milioni di euro, nel gran calderone del Pnrr, ma ben significativa nell’economia del sistema culturale nazionale.

Si ricorda che, come si legge nella Relazione governativa al 31 maggio 2023:

l’investimento mira a migliorare la competitività del settore cinematografico e audiovisivo italiano nel suo complesso ed è strutturato nelle seguenti macroaree: Cultura e formazione; Sostenibilità ambiente e riqualificazione area; Capacità produttiva studi nel comprensorio Cinecittà con la costruzione di nuovi teatri e la modifica di quelli preesistenti; ampliamento su terreno adiacente ai fini della realizzazione di 8 nuovi teatri di posa sulla nuova area e adeguamento viabilità ed impianti. Sono inoltre ricompresi gli interventi per la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia (Csc): investimento immobiliare per dotarlo di un Cinema di proprietà nella città di Roma; investimento per la realizzazione di una piattaforma di e-learning; Investimento per l’innovazione tecnologica della Scuola nazionale di Cinema; Investimento per un Digital Lab e un archivio digitale di ultima generazione della Cineteca Nazionale; investimento per la ristrutturazione e modernizzazione della sede del Centro Sperimentale; progetto di formazione da attuarsi in collaborazione fra Cinecittà e Csc”.

I principali obiettivi del progetto, che contribuisce alle priorità trasversali del Pnrr di genere, sui giovani e garantisce il rispetto del principio Dnsh (ovvero “No Significant Harm”) sono:

(1.) rafforzare gli studi cinematografici di Cinecittà gestiti da Istituto Luce Cinecittà Srl oggi Cinecittà Spa, per migliorare il livello qualitativo e quantitativo dell’offerta produttiva, aumentare l’attrattività delle grandi produzioni nazionali, europee e internazionali;

(2.) promuovere le attività della Fondazione Csc attraverso lo sviluppo di infrastrutture (virtual production live set) per usi professionali e didattici, attraverso la digitalizzazione del parco macchine e attraverso il rafforzamento delle professionalità e delle competenze nel settore audiovisivo legate alla transizione tecnologica;

(3.) valorizzare la produzione di servizi di Cinecittà Spa per la tutela del patrimonio digitale audiovisivo, minimizzando il rischio di danneggiamento o perdita irreversibile delle collezioni”.

Si legge, a pagina 332 della Relazione al 31 maggio 2023: “considerato lo stato di attuazione sinteticamente rappresentato, sono regolarmente in corso le attività richieste per il conseguimento della milestone prevista per il 30 giugno 2023 (M1C3-20)”.

Tutto sotto controllo?

Quindi, tutto sotto controllo

Cerchiamo di fare chiarezza in argomento, per quanto il dataset disponibile non sia eccezionale.

La situazione non è proprio inequivocabile e va segnalato che c’è chi comunque sostiene che la procedura è in ritardo: così giudica la dinamica un centro di ricerca indipendente qual è OpenPolis, che, in relazione alla scadenza definita “Firma del contratto tra l’ente attuatore Istituto Luce Studios e le società in relazione alla costruzione di nove studi” bolla con “in ritardo” alla data del 18 luglio 2023… e classifica i “Possibili rischi e criticità” con un giudizio di “rischio medio”.

La situazione è comunque sotto controllo – assicura il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano – anche se una qual certa “correzione di rotta” è stata senza dubbio adottata dal Governo: Cinecittà entro il 2026 avrà meno “studios” del previsto, perché saranno 9 invece che 17. Va anche osservato che, al 30 maggio 2023, risulta firmato soltanto 1 contratto, per 1 “studio” soltanto, dei 9 previsti (ma per gli altri 8 si tratta di pratiche in fase di perfezionamento).

Sostanzialmente, si rimanda nel tempo: 8 dei nuovi “studios” di Cinecittà escono dalla IV rata del Pnrr e rientreranno forse – dalla finestra?! – più avanti, anche se non si sa esattamente quando… né dove.

Entro il 2026 quindi, i teatri di posa realizzati con i finanziamenti del Piano saranno non più 17, ma soltanto 9: si tratta di un ridimensionamento non indifferente.

Tra le 27 proposte di modifica presentate dal Governo alla Commissione Europea ci sono in effetti anche quelle che riguardano giustappunto il capitolo “Sviluppo industria cinematografica”.

Le modifiche sostanzialmente sono 2, una più formale (nominalistica) l’altra più sostanziale (la quantità di studi da costruire): da una parte, viene modificato il nome del soggetto attuatore, da “Istituto Luce Studios” a “Cinecittà S.p.A.”; dall’altra – si legge ancora nel documento che riassume le modifiche – viene “corretto il numero di investimento presente nella sezione C.3”.

Onde evitare imprecisioni, riportiamo esattamente quel che segnalava una fonte autorevole qual è l’agenzia stampa Radiocor (controllata dal gruppo de Il Sole 24 Ore), una settimana fa (dispaccio di martedì 11 luglio 2023, ore 16:23):

“Le modifiche a dieci obiettivi della quarta rata di pagamento, riferite ad errori nella Cid (Council Implementing Decision) e a circostanze oggettive che non consentono la rendicontazione delle misure, pianificate in un clima sempre costruttivo e di concreta collaborazione con i servizi della Commissione europea – spiega il Governo in un documento diffuso al termine della cabina di regia –  riguardano sei Ministeri: Imprese e Made in Italy, Infrastrutture e Trasporti, Ambiente e Sicurezza Energetica, Istruzione e Merito, Cultura e Politiche di Coesione.

Nel dettaglio si illustrano le singole proposte di modifica per ciascuna amministrazione (segue il capitolo dedicato al Ministero della Cultura”:

1.M1C3 – Investimento 3.2: Sviluppo industria cinematografica (Progetto Cinecittà) Ministero Cultura

Le proposte di modifica presentate alla Commissione Europea relativamente alla IV rata di pagamento, concernente traguardi e obiettivi in scadenza nel primo semestre 2023 (Q1 e Q2 2023), sono due e riguardano soltanto aspetti formali e non sostanziali.

La prima riguarda la correzione del numero di investimento presente nella sezione “C.3. Descrizione delle riforme e degli investimenti relativi al prestito”.

La seconda proposta di modifica consiste soltanto nel cambio di denominazione del soggetto attuatore, da “Istituto Luce Studios” a “Cinecittà S.p.A.”

Tale modifica ha consentito di avere una descrizione più chiara del traguardo e dei relativi indicatori qualitativi”.

Cambi di programma puramente formali quindi – almeno secondo l’interpretazione prevalente – ma il fatto importante è un altro ed è sostanziale: le gare per la costruzione di nuovi “studios” o la ristrutturazione dei vecchi risulta siano state assegnate in tempo per ricevere i finanziamenti della IV rata e realizzare quindi le opere entro il 2026.

Si tratta – ricordiamo ancora una volta – di 9 teatri di posa in tutto.

Non è una notizia nuova, in verità: il 1° maggio 2023 Michele Zaccardi su “il Fatto Quotidiano” scriveva, in un dettagliato articolo intitolato “Pnrr, il progetto di Cinecittà buca le scadenze. A rischio i 262 milioni di euro per finanziarlo. Le criticità del maxi-progetto sugli studios”, che “durante l’informativa al Parlamento sul Piano, il Ministro per gli Affari Europei è stato chiaro: se l’intervento “non dovesse essere oggetto di una revisione, in termini complessivi di progetto e soprattutto di risoluzione di alcuni contenziosi che sono al suo interno, difficilmente potrebbe raggiungere il risultato”. Ovvero la costruzione di 13 teatri e la ristrutturazione di altri 4 entro il 30 giugno del 2026. Motivo per cui il governo ha già chiesto a Bruxelles una modifica sostanziale: che la parte del progetto relativa all’ampliamento degli studi a Torre Spaccata venga considerata conclusa con l’acquisizione dei terreni entro il 2026 e non più con il completamento dei lavoriFitto, nella sua audizione, ha citato proprio questo intervento, insieme agli asili nido e alle stazioni di rifornimento a idrogeno, tra i punti critici sullo sblocco della quarta rata da 16 miliardi. Di sicuro, al momento, c’è che qualcosa nell’attuazione della misura è andato storto. La colpa, però, non sembra essere dell’attuale ministro, Gennaro Sangiuliano, quanto piuttosto del suo predecessore, il dem Dario Franceschini”.

Niente “studios” di Cinecittà nel “Pratone” di Torre Spaccata

Poi ci sono gli altri 8 “studios” che si era previsto sorgessero nell’area di Torre Spaccata, sul cosiddetto “Pratone”, che i residenti vogliono invece rimanga indenne da nuove colate di cemento. I terreni sono di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp): Cinecittà ha precisato a suo tempo che era stato raggiunto un accordo preliminare con Cdp per l’acquisto dei 31 ettari, al prezzo di 17,8 milioni di euro.

L’accordo era in corso di perfezionamento: necessita del parere definitivo del Mef e dell’approvazione del “Progetto Urbano” da parte di Roma Capitale, in coerenza con le previsioni del “Piano Regolatore”. I tempi attesi per il completamento degli atti amministrativi e autorizzativi? Entro il 2023.

Di fatto, l’acquisizione di questi nuovi terreni è l’unica fase del progetto Cinecittà-Pnrr per la quale è stata chiesta la rimodulazione: non più acquisizione e costruzione di nuovi teatri sul sito di Torre Spaccata per il 2026, ma soltanto l’acquisizione del lotto entro quella data…

È infatti emerso in itinere l’imprevisto “paletto”: il Ministero della Cultura ha richiesto “la riduzione del target finale” proprio perché “alcuni teatri non potranno essere realizzati a causa di un vincolo archeologico emerso sull’area di Torre Spaccata”…

E ieri martedì 18 luglio 2023, Alessandro Luparelli, Presidente del gruppo Sinistra Civica Ecologista in Campidoglio, ha dichiarato: “il Ministero della Cultura, tramite la Commissione per il Patrimonio Regionale del Lazio, ha comunicato il vincolo di tutela apposto su parte dell’area del Pratone di Torre Spaccata, in cui sarebbero dovuti sorgere alcuni dei teatri di posa di Cinecittà Studios. Il vincolo, particolarmente stringente, che vieta qualsiasi tipo di azione che comporti una modifica sullìarea, fa decadere quindi la progettualità presentata nel Pnrr”. E quindi si conferma l’addio agli 8 nuovi “studio” per Cinecittà. Luparelli denuncia però che rimane valida la “centralità abitativa”, che sarebbe ben più grande e impattante in termini di consumo di suolo e costruzioni in cemento, e quindi chiede che venga presa in considerazione la Delibera di iniziativa popolare presentata dal Comitato Pratone di Torre Spaccata per destinare l’area a verde pubblico.

Il “Pratone” – come spesso ricordato dal Comitato di Torre Spaccata che si batte per la sua trasformazione in parco (supportato anche dal Wwf di Roma) – vanta delle significative presenze archeologiche, caratterizzate anche dai ritrovamenti, negli anni, di 4 ville rurali.

Il 3 novembre del 2022, la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Lazio ha dichiarato di “interesse archeologico particolarmente importante l’area di Torre Spaccata”, che è quindi stata sottoposta a “disposizioni di tutela molto severe”.

L’area del “Pratone”, che gli 11mila cittadini che hanno sottoscritto la Delibera d’iniziativa popolare chiedono di trasformare in un parco, è in larga parte di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti spa.

Cdp avrebbe appunto dovuto cedere l’area a Cinecittà per consentire la realizzazione dell’ambizioso progetto, che però ha subito una rivisitazione perché le superfici dov’erano previsti gli investimenti sono in parte state vincolate.

Per contribuire alla realizzazione degli 8 teatri di Torre Spaccata erano stati chiesti, attraverso il Piano Nazionale di Recupero e Resilienza, oltre 21 milioni di euro.

Si ricordi che nel piano esecutivo del progetto Cinecittà datato 31 dicembre 2022 si leggeva: “l’acquisto del suddetto terreno resta strategico per il raggiungimento degli obiettivi del Piano che mirano a migliorare la capacità produttiva di Cinecittà e quindi la competitività del settore cinematografico ed audiovisivo italiano”. L’acquisto del terreno – veniva riportato nello stesso documento – “può consentire il raggiungimento di una estensione del backlot (spazi esterni per il montaggio di scenografie, n.d.r.) di forte impatto, in grado di accogliere sempre più produzioni di elevata qualità, interessate all’utilizzo di scenografie all’aperto”.

Conclusivamente, i finanziamenti per comprare queste superfici, di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, restano.

La possibilità di farvi 8 teatri di posa no.

Comprare questi terreni rimane quindi “strategico” per realizzare gli obiettivi di potenziare il settore cinematografico italiano… Ma senza gli 8 teatri di posa, che s’era previsto progettare…

Qualche perplessità permane: gli “studios” di Cinecittà ormai in mano ad una multinazionale tedesca come Fremantle alias Rtl alias Bertelsmann?

Qualche perplessità sorge naturale (anzi permane), ma sicuramente Cinecittà saprà chiarire.

Chi cura questa rubrica IsICult per “Key4biz” ha manifestato in più occasioni dubbi sul senso strategico di questo impegno di 300 milioni di euro, ma gli è stato risposto che la domanda di “teatri di posa” è esplosa nel mondo ed in particolare in Italia, grazie alla legge Franceschini, e che tutto va magnificamente a via Tuscolana.

Nessun documento (analisi di scenario, studi di mercato…) è stato mai reso pubblico per corroborare queste ardite argomentazioni, ma forse si tratta di documenti classificati come “segreti industriali”.

È stato sostanzialmente richiesto (come per molte parti del Pnnr, temiamo…) un atto di fede, insomma: fiducia ad occhi chiusi nelle scelte dell’ex Ministro Dario Franceschini e del suo fiduciario l’Amministratore Delegato di Cinecittà Nicola Maccanico.

Segnaliamo che in un incontro tenutosi un paio di anni fa presso la sede della Lega a Roma, promosso da Gianni Sammarco (già parlamentare di Forza Italia poi passato alla Lega), abbiamo avuto occasione di sostenere, con il leader Matteo Salvini, che i 300 milioni di euro del Pnrr assegnati a Cinecittà erano il risultato di una numerologia imperscrutabile e lui stesso ha commentato, sorridendo ironicamente, “beh, certo… in effetti potevano essere 30 o 300 o 600 o anche 1.000…”. E ciò basti. Si rimanda a “Key4biz” del 28 maggio 2021, “La Lega si interessa (finalmente) di cultura, cinema e audiovisivo”.

E rimandiamo al nostro ultimo intervento su queste colonne: vedi “Key4biz” del 27 gennaio 2023, “Cinecittà, l’ad Nicola Maccanico in audizione alla Camera. Ancora silenzio sulle dinamiche in Rai”. Si ricordi che erano emersi dei rilievi da parte della Corte dei Conti e lo stesso Presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone (Fdi), aveva dichiarato allarmato il 4 gennaio 2023: “le criticità rilevate dalla Corte dei Conti sugli investimenti Pnrr su Cinecittà erano già state individuate nel corso del ciclo di audizioni tenutosi in Commissione Cultura nello scorso mese, che ha svolto il ruolo di vigilanza del Parlamento: quello emerso è un ‘pasticciaccio’, come lo ha chiamato la stampa, causato da Franceschini e dal suo gabinetto che rischia di farci perdere milioni di euro già stanziati. Potrebbero essere a rischio i futuri obiettivi: manca un sistema di tracciabilità e sono stati realizzati acquisti come dei terreni edificabili. Inoltre, mancano procedure per il raggiungimento di alcuni obiettivi. Convocheremo Maccanico in audizione affinché possa spiegare cosa è avvenuto”… In occasione dell’audizione, Mollicone non ha manifestato obiezione alcuna rispetto alle tesi dell’Ad Nicola Maccanico, che ha sostenuto che “la buona notizia è che Cinecittà oggi funziona, è piena ed è in utile”.

Gennaro Sangiuliano è intervenuto a difendere le scelte del predecessore Dario Franceschini: ha prevalso la ragion di Stato, evitare il peggio (Pnrr a rischio)… in nome della Patria?

Nostra interpretazione del “dietro le quinte”: ad inizio anno, dopo lo “scoppio” della “bomba” della Corte dei Conti, il Ministro Gennaro Sangiuliano ha fatto del suo meglio per evitare un “effetto boomerang”, ovvero che gli errori del suo predecessore potessero determinare il rischio di un ridimensionamento dei 300 milioni di euro assegnati a Cinecittà, divenendo veramente una criticità grossa per il Pnrr italico.

Il neo Ministro di Fratelli d’Italia ha disinnescato la mina vagante lasciatagli in eredità dal suo predecessore “dem”: in apparenza, un vero paradosso politico!

Come dire?! Ha prevalso la “ragion di Stato”… Salviamo il salvabile, evitiamo il peggio, in nome della Patria… Ma il Ministro si è interrogato a fondo sul senso di quell’investimento di 300 milioni deciso da Dario Franceschini?!

Un dubbio permane comunque ed è lo stesso che ci attanaglia – a livello più generale – rispetto al magnifico “rinascimento” della produzione italiana, che tanto entusiasma la Sottosegretaria delegata al cinema ed all’audiovisivo Lucia Borgonzoni ed i suoi sodali Francesco Rutelli (Presidente Anica) e, fino a poche settimane fa, Giancarlo Leone (Presidente Apa): insomma… tutto “il sistema” va a gonfie vele, tutti lavorano alla grande, l’occupazione è ai massimi livelli storici…

E chi osa porre semplice domande corre il rischio di essere ritenuto un… disfattista!

Dettaglio (“dettaglio”?!): in Italia la quota maggiore del finanziamento pubblico al cinema e all’audiovisivo è ormai nelle mani di una decina di grandi imprese, parte significativa delle quali è ormai in mano di capitali stranieri.

Questa anomalia l’ha denunciata qualche giorno fa la stessa (peraltro sempre prudente) Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), nella segnalazione indirizzata al Governo il 27 giugno scorso…

È in atto una degenerazione “esterofila” del sistema di sostegno pubblico al cinema e all’audiovisivo?

Non si tratta forse di una degenerazione del sistema di intervento pubblico?!

Certo, le multinazionali dell’immaginario (vecchie e nuove, storiche “major” e piattaforme digitali) stanno correndo in Italia e danno tanto lavoro (ma proprio tanto, ci segnala un qualche sindacalista): come potrebbe essere altrimenti, a fronte di uno Stato che allarga così generosamente i cordoni della borsa?!

E tra queste grandi società “dominanti” – beneficiarie della generosità di Stato – emerge quella stessa Fremantle, che occupa parte significativa degli “studios” di Cinecittà! Qualche mese fa è stato stipulato un contratto tra Cinecittà e Fremantle, che ha previsto l’affitto continuativo di 6 teatri di posa di Cinecittà per 5 anni

Ricordiamo che Fremantle è parte del gruppo televisivo-multimediale Rtl, e quindi è un braccio della multinazionale tedesca Bertelsmann… Quella stessa Fremantle che ha acquistato nella primavera del 2022 il controllo (quota del 70 %) della storica e fino a poco tempo fa assai italica LuxVide (la storica società di produzione televisiva italiana fondata nel 1992 da Ettore Bernabei). L’ex manager di Sky Italia Andrea Scrosati è Group Coo Fremantle e Ceo Continental Europe nonché Presidente di Lux Vide.

Un paradosso: d’accordo… non siamo prevenuti verso la globalizzazione, ma aprire così anche le porte di Via Tuscolana agli stranieri… ci sembra cozzi brutalmente con la più timida delle rivendicazioni di quel “sovranismo culturale” che dovrebbe essere caro alla destra di governo…

Parrebbe anche che, se un piccolo produttore indipendente vuole girare qualcosa a Cinecittà, deve ormai andare a bussare alla porta di Fremantle. Da non crederci!

Nel mentre, nessuno sembra sollevare la questione del potenziale conflitto di interesse che incarna la Presidente di Cinecittà Chiara Sbarigia, che da qualche giorno è anche neo Presidente dell’Associazione dei Produttori Audiovisivi (Apa), essendo subentrata nel ruolo che è stato per anni di Giancarlo Leone

Conflitto di interessi latente o comunque inopportunità, nel ricoprire due ruoli importanti nell’economia del sistema audiovisivo italiano.

In argomento, anche il Ministero della Cultura (che pure è di fatto l’azionista unico di Cinecittà) tace.

E naturalmente resta un mistero il criterio in base al quale Chiara Sbarigia è stata nominata Presidente di Cinecittà nell’aprile del 2021. L’unica spiegazione resta il solito “intuitu personae”, in questo caso ad opera (discrezionale) dell’ex titolare del Collegio Romano Dario Franceschini e della allora sua Sottosegretaria, sempre la leghista Lucia Borgonzoni (nell’esecutivo guidato da Draghi).

Se c’è un “filo rosso” (o meglio sarebbe dire “verde”?!) nelle politiche culturali italiane degli ultimi anni, va attribuito a Lucia Borgonzoni, che è stata Sottosegretaria alla Cultura in variegate maggioranze di governo: con il Governo Conte (alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega Salvini; Ministro Alberto Bonisoli, M5s; giugno 2018-agosto 2019), con il Governo Draghi (larga maggioranza, con esclusione di Fratelli d’Italia; Ministro della Cultura, Dario Franceschini, Partito Democratico; febbraio 2021-luglio 2022), ed infine con il Governo Meloni (centro-destra, Ministro Gennario Sangiuliano, Fdi; dall’ottobre 2022)…

Una politica di professione, la senatrice Borgonzoni, che ha mantenuto un incarico delicato ed importante in tre differenti maggioranze: una sorta di garante di una continuità che andrebbe studiata a fondo. È infatti la stessa politica di professione che ha consentito e consente il mantenimento conservativo-inerziale della “legge Franceschini” del 2016…

“The Hollywood Reporter Roma”: un tentativo di “golpe” (leghista) al Centro Sperimentale di Cinematografia per spodestare i vertici sinistrorsi?

Effervescenza a poche centinaia di metri da Cinecittà…

La notizia è stata data in esclusiva ieri dalla testata giornalistica che sempre più intensamente e tempestivamente interviene anche sulla politica cinematografica, qual è “The Hollywood Reporter Roma”, affidata da aprile alla direzione di Conchita Di Gregorio e coordinata da un giornalista esperto ed appassionato qual è Boris Sollazzo. Iniziativa editoriale promossa da Brainstore Media, editore italiano e parte di Artmediamix guidato da Gian Marco Sandri

Nell’edizione di ieri martedì 18 luglio, in un lungo articolo intitolato polemicamente “Il golpe ai danni del Centro Sperimentale di Cinematografia in una commissione di mezza estate”, è lo stesso Sollazzo a denunciare: “nel Decreto Giubileo, in cui si assommano, con la scusa della sacra ricorrenza del 2025, ogni tipo di norma ed emendamento, compare, l’11 luglio, il tentativo di cambiare faccia al Csc. Per mandare a casa l’attuale classe dirigente. Una storia in cui c’è un emendamento zombie, quattro moschettieri leghisti e le solite cattive abitudini dei nostri governi”. I quattro “killer” sarebbero Igor Giancarlo Iezzi, Bordonato (refuso di Sollazzo, si tratta di Simona Bordonali), Laura Ravetto e Alberto Stefani, fiduciari del leader della Lega nonché Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nonché Vice Premier Matteo Salvini

L’emendamento al cosiddetto Decreto Legge cosiddetto “Giubileo” del 23 giugno 2023, è stato presentato lo scorso 11 luglio, in calce all’articolo 12, interviene sul decreto legislativo n. 426 del 18 novembre del 1997, che trasformò il Csc in Fondazione.

In sostanza – secondo questa interpretazione – si vorrebbe imporre un repentino cambio di guida all’istituzione la cui guida è stata affidata dall’allora Ministro Dario Franceschini a Marta Donzelli (produttrice di documentari e figlia di Carmine Donzelli, fondatore della omonima storica casa editrice), il cui mandato è in scadenza naturale tra un paio di anni (è stata nominata nel marzo del 2021, dovrebbe decadere nel febbraio 2025). Scrive Sollazzo: “poco importa cosa si pensi dell’ottimo lavoro di Marta Donzelli, i dirigenti passano, anche i migliori. E anche se può sembrare assurdo, la legge contra personam che vuole impallinare lei e la sua squadra non è la notizia peggiore. Lo è il fatto che per quest’opera di killeraggio si snaturi il senso politico e culturale di un’istituzione, la si porti ai piedi di una politica sempre più famelica. E che tutto questo avvenga in un momento di espansione ed evoluzione del Centro Sperimentale di Cinematografia che solo poche settimane fa, a Cannes, aveva annunciato nuove sedi, nuove branche di studio e innovazione, nuovi orizzonti. E ancora più drammatico è che ciò avvenga nei momenti decisivi in cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il famoso Pnrr, potrebbe essere messo in opera al meglio da una delle nostre istituzioni che più ne beneficerebbe”.

Molto ideologica, questa presa di posizione sul Centro Sperimentale di Cinematografia.

La cultura non si lottizza / il Csc non si lega”. Questo il testo dello striscione apparso il 18 luglio all’ingresso del Centro Sperimentale di cinematografia, come rilanciato anche da Stefania Ulivi sul “Corriere della Sera”.

Alcuni esponenti politici si sono comunque espressi ieri: una nota congiunta dei membri della Commissione Cultura del Partito Democratico denuncia che, “tra l’altro, come già successo con il dl Inps, gli organi in vigore cesserebbero entro 30 giorni dalla conversione del decreto, secondo la consueta logica di occupazione propria di questa maggioranza. Maggioranza che, dopo aver occupato ogni spazio, vuole mettere le mani anche sul cinema italiano”. Si tratterebbe di “un emendamento già presentato in passato e ritenuto inammissibile”.

Nella serata di ieri, Valentina Grippo, deputata del gruppo Azione – Italia Viva – Renew Europe, ha dichiarato: “chiediamo che il governo non accolga l’emendamento e non avalli il tentativo della Lega di stravolgere e occupare il Centro Sperimentale Cinematografia, un’istituzione così preziosa per la cultura e la formazione italiana che deve rimanere autonoma dalla politica”. Poi è intervenuta Cecilia D’Elia del Pd: “un emendamento improvvisato della Lega al decreto Giubileo azzera gli organi di governo del Centro Sperimentale di Cinematografia. Una vergogna, una destra che non ha rispetto dell’autonomia delle istituzioni e della cultura”.

È intervenuto anche l’ex Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (via Twitter): “con un emendamento improvvisato, la destra tenta un colpo di mano per cambiare in anticipo gli organi di governo del Centro Sperimentale di Cinematografia. Un’altra vergogna di una maggioranza ossessionata dalle poltrone e che disprezza l’autonomia delle istituzioni pubbliche”.

Francamente non abbiamo informazioni sufficienti per definire la presidenza di Marta Donzelliottima” o meno, ma sicuramente non ci è mai stato ben chiaro quali fossero gli obiettivi di quella parte dei 300 milioni di euro del Pnnr destinati al Csc. D’altronde è stata la stessa Corte dei Conti, a fine 2022, a porre dubbi sui 30/40 milioni di euro allocati a favore del Centro Sperimentale: denunciava la mancanza di “progetti specifici e relativi quadri economico-finanziari” (vedi anche “Key4biz” del 18 gennaio 2023, “Il “dossier Cinecittà”, 32 milioni di euro per la formazione. Ma la Corte dei Conti chiede chiarezza”).

Ma, anche in questo caso, forse noi – che di mestiere siamo ricercatori prima che giornalisti – abbiamo il vizio di porci e porre… troppe domande!

In fondo, non è mica detto che avesse ragione Luigi Einaudi, quando teorizzava il prima “conoscere” (al meglio) per poi “governare” (bene)…

Da segnalare che non si è registrata nessuna reazione della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni all’articolo di “The Hollywood Reporter Roma” di ieri.

Il “gioco delle nomine” nelle istituzioni culturali italiche: cambia qualcosa rispetto alle pratiche del passato? Non sembra proprio, con buona pace di trasparenza e meritocrazia

Sulla questione delle “nomine” nelle istituzioni culturali, torneremo presto, perché è tema scottante, anzi “dolens”.

Alcune fonti annunciano la imminente “destituzione” del Presidente della Biennale di Venezia (che – ricordiamo “en passant” – gestirà 170 milioni di euro del Pnrr), il “sinistrorso” Roberto Cicutto con il “destrorso” Pierangelo Buttafuoco, a livello nazionale; a Roma, dinamica locale ma nemmeno tanto, il Sindaco Roberto Gualtieri vedrebbe di buon occhio che la ex Presidente del Maxxi, la sinistrorsa Giovanna Melandri (destituita dal Mic a fine novembre 2022 a favore di Alessandro Giuli) subentri nella presidenza della potente Fondazione Musica per Roma – Mpr, alla grillina – nominata giustappunto dalla ex Sindaca Virginia RaggiClaudia Mazzola (che ha gestito due incarichi, la guida di Mpr e la dirigenza di diverse strutture della Rai nel silenzio dei più, senza che nessuno – o quasi – segnalasse conflitti di interessi o comunque inopportunità)…

I soliti “giochi” della partitocrazia: le “regole” non sembrano cambiare.

E molti si domandano cosa accadrà, a Santa Croce (sede della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo guidata da Nicola Borrelli), rispetto ai “15 saggi”, ovvero ai componenti della Commissione di Esperti che “amministrano” in qualche modo la legge sul cinema e sull’audiovisivo (la già citata cosiddetta “legge Franceschini” del 2016, n. 220/2016). Si tratta degli esperti chiamati a selezionare i progetti e la concessione di contributi selettivi al settore cinematografico ed audiovisivo. Sono stati nominati nel marzo 2022 (a seguito di un pubblico invito a presentare candidature a fine dicembre 2021) dall’allora Ministro Dario Franceschini, e quindi il loro mandato (biennale) dovrebbe decadere nel marzo del 2024…

Ma c’è chi sostiene che il Governo ha desiderio di accelerare il “ricambio” anche in quel consesso, e quindi lo “spoil system” si potrebbe attivare… Non è ancora dato sapere come, ovvero facendo riferimento a quale norma di legge o emendamento in itinere.

In effetti, in occasione del “rinnovo” di componenti di un organismo in qualche modo simile, ovvero il Consiglio Superiore dello Spettacolo, va osservato che esso è avvenuto a seguito della naturale scadenza dei componenti del precedente: senza alcun atto di forza, nel marzo 2023 il Ministro Gennaro Sangiuliano ha nominato i componenti del nuovo Consiglio Superiore dello Spettacolo, affidando la presidenza ad Eleonora Abbagnato (che ha sostituito il predecessore Lucio Argano). Il precedente Consiglio era stato nominato da Dario Franceschini a fine novembre 2019 ed è restato in carica per i previsti 3 anni…

Un ruolo finalmente significativo per il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo?

E che dire dell’altro organo di massima consulenza del Ministro, qual è il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo?! Anch’esso è stato nominato da ultimo da Dario Franceschini, ed in questo caso è imminente la sua ricomposizione, dato che esso è giunto a scadenza a metà giugno 2023.

Non resta che augurarsi che la sua nuova composizione si caratterizzi per il massimo pluralismo e magari particolare sensibilità verso gli indipendenti. Si ricorda che il Consiglio è formato da 11 componenti: 2 designati dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni, 3 proposti delle associazioni di categoria, ma ben 6 sono scelti discrezionalmente dal Ministro…

Si noti che nel documento promosso dai 100autori (e co-firmato da Wgi e Anac) del 13 luglio 2023 (si veda “Key4biz” di ieri martedì “Gli autori attaccano il Governo? Proteste contro la Sottosegretaria Borgonzoni, mentre il Ministro della Cultura Sangiuliano non si pronuncia”), si legge, in argomento un interessante (e condivisibile) auspicio:

“il ruolo del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo va rafforzato come sede di ascolto e di discussione per evitare che ci sia un costante ritardo tra disfunzioni, nuove condizioni reali e i possibili interventi correttivi della legge. Il Consiglio potrebbe riunirsi in modo regolare e rappresentare un’opportunità di incontro tra le associazioni del settore e la Dg Cinema. A questo organo dovrebbe essere delegato anche una deliberazione annuale, basata su una analisi dei risultati raggiunti, per trovare un punto di equilibrio tra finanziamenti selettivi, tax credit e contributi automatici”.

Attendiamo le prossime mosse del Ministro Gennaro Sangiuliano, confidando voglia definire un “nuovo corso” basato su metodiche innovative.

Conclusivamente, ad oggi… si ragiona in termini di trasparenza delle procedure?

Non ci sembra. Nessuna particolare evoluzione rispetto al passato. Come dire?! Conservazione e “realpolitik”.

Si ragiona in termini di analisi comparativa della qualità professionale e tecnica delle candidature?!

Non ci sembra. E se e quando c’è trasparenza, è quasi sempre una trasparenza… a metà.

Possiamo rivendicare con orgoglio civile che soltanto IsICult e Key4biz si sono permessi di manifestare una qualche perplessità su una cooptazione “anomala” nel Consiglio di Amministrazione di Cinecittà, qualche mese fa?! Giuseppe De Mita, il figlio dello storico esponente democristiano Ciriaco De Mita, è stato chiamato “ex abrupto” a far parte del Cda di Cinecittà. Sulla base di quali esperienze e di quali meriti non è dato sapere. Sarà sicuramente un buon professionista, ma perché è stato scelto lui?! Non è dato sapere. Nessuno – a parte noi – sembra essersi posto il problema (vedi “Key4biz” del 22 marzo 2023, “Un De Mita nel cda di Cinecittà, intanto oggi sciopero delle troupe cinematografiche”).

In queste dinamiche, non si osserva un gran bel “Governo del cambiamento” ed anche la “destra culturale” non ci sembra stia dimostrando grande volontà di innovazione “metodologica”.

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

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